24/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La Merkel continua a opporsi agli eurobond e a una Bce più forte. Annamaria Simonazzi (La Sapienza): "Prepariamo le nostre zecche per tornare a stampare le Lire"

Il secco "nein" ribadito a Strasburgo dalla cancelliera Angela Merkel sembra aver definitivamente affossato l'ipotesi di salvataggio dell'euro attraverso l'emissione di eurobond e l'attribuzione di più poteri alla Banca centrale europea. La Germania, indisponibile a 'socializzare' il debito dei Paesi europei più in difficoltà e a trasformare la Bce in una Fed europea, continua a puntare sulla linea dell'austerità, chiedendo una modifica del Trattato europeo di Lisbona che rafforzi i poteri di intervento e sanzione dell'Ue nei confronti delle politiche economiche e fiscali dei singoli Stati.
Abbiamo chiesto un commento ad Annamaria Simonazzi (nella foto), docente di economia alla Sapienza.

La Germania non sente ragioni: niente eurobond né maggiore intervento della Bce. Cosa ne pensa?
Prepariamo le nostre zecche per tornare a stampare le lire. Introdurre gli eurobond e soprattutto trasformare la Bce in una vera banca centrale, con potere di stampare moneta, era l'unica speranza di salvare l'euro dal collasso. Per la verità queste misure andavano prese mesi fa, quando il problema era limitato alla Grecia e all'Italia. Ora che la crisi del debito ha contagiato anche Francia, Austria e la stessa Germania, nemmeno questo sarebbe forse sufficiente. Ma non provarci nemmeno e perdere mesi a tergiversare sulla riforma del Trattato per imporre politiche di austerità, significa non capire che ormai non c'è più tempo.

Chi è che non ci dà più tempo?
Le grandi banche e i fondi d'investimento americani stanno vendendo tutti i titoli europei perché ormai è evidente che l'intera costruzione dell'euro sta per collassare. Dopo essersi liberati del debito greco, italiano e spagnolo, ora scaricano anche quello dei Paesi più forti, perfino i bund tedeschi, rimasti invenduti all'ultima asta. La criticità della situazione è testimoniata anche dalla speculazione, che ormai scommette sul deafult di tutta l'area euro: i famigerati Credit default swaps stanno salendo su tutti i Paesi europei, anche su Francia e Germania. Ormai siamo in una spirale, in una voragine che sta risucchiando tutta l'Europa.

Come siamo arrivati a questo punto di non ritorno?
Se all'inizio la Germania non si fosse ostinatamente rifiutata di salvare la piccola Grecia, rimandando misure come il Fondo europeo di stabilità che poi sono state prese troppo tardi, la malattia si sarebbe fermata là. Invece è partito il contagio e si è esteso a una velocità che nessuno si aspettava, e la crisi di fiducia in alcuni Stati si è trasformata in una crisi di fiducia nell'euro. Le misure di austerità, imposte sempre dalla Germania, non hanno fatto che peggiorare le cose: non hanno salvato la Grecia e non salveranno né la Spagna né l'Italia. Ci vuole una politica espansiva di stimolo, come ha fatto la banca centrale inglese che sta stampando moneta a più non posso.

Perché i tedeschi hanno lasciato che tutto andasse a rotoli, rischiando ora di venire essi stessi travolti dalla valanga?
Penso sia colpa di un certo sentimento calvinista, per cui i tedeschi dicono: "Noi abbiamo fatto anni fa tutti i sacrifici che dovevano fare e abbiamo messo in ordine i nostri conti. Ora fateli anche voi e non veniteci a chiedere di pagare la vostra inerzia". Mettendo Paesi come Grecia e Italia con le spalle al muro li costringono a fare riforme e sacrifici che altrimenti non avrebbero mai adottato.
Ma c'è anche un problema di miopia politica: Merkel risponde al suo elettorato, che guarda alla contingenza senza rendersi conto dei rischi sul lungo periodo, e al quale non vuole spiegare come stanno veramente le cose. Anche Berlusconi in Italia ha agito così, sacrificando il bene del Paese ai suoi interessi politici particolari.

Dove andremo a finire di questo passo? Quali sono gli scenari possibili nei prossimi mesi?
Nella migliore delle ipotesi la gravità della situazione, che continuerà inevitabilmente a peggiorare, potrebbe spingere la Germania a cedere su eurobond e soprattutto su una Bce con pieni poteri: pur sempre con il rischio, ripeto, che sia ormai troppo tardi. Se invece si continua a perdere tempo insistendo su politiche restrittive di austerità, l'alternativa è una forte recessione nel 2012, un accanimento della speculazione e il probabile collasso dell'euro. Un collasso da cui non si salverà nemmeno la Germania.

Enrico Piovesana

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