30/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Si annuncia come la più grande manifestazione degli ultimi quarant'anni.

Hut down the city, recita lo slogan della megaprotesta iniziata oggi a Londra.

La più grande e importante degli ultimi quarantanni, secondo la previsione unanime dei giornali inglesi, che vedrà oltre due milioni e mezzo di lavoratori del settore pubblico, sostenuti da 19 unioni sindacali, scendere in piazza a protestare contro la riforma pensionistica varata dal governo.

Insegnanti, medici, studenti, impiegati e molte altre categorie di lavoratori si sono unite contro una riforma che, tra le altre cose, prevede un aumento dell’imposizione fiscale di quasi 3 miliardi di sterline entro il 2014/2015, la riconfigurazione dell’età pensionabile a soglie fisse statali e uno svantaggioso peso dell’inflazione sulla rateizzazione annuale della pensione percepita. A risentire della mobilitazione, molti servizi essenziali.

Dagli ospedali alle scuole, in gran parte chiusi, fino agli aeroporti. Con l’esplicito intento di paralizzare la città, riprendendo lo slogan, creando dei disagi che possano così diventare strumento di pressione e rinegoziazione delle istanze dei protestors. Intanto, dalle prime ore del mattino, Londra sembra davvero una città fantasma. Moltissimi i negozi chiusi, vetrine abbassate e i passanti nel centro pulsante di Soho si contano sulle dita di una mano. In lontananza, riecheggiano i rulli dei tamburi provenienti dai molti picchetti localizzati in oltre cinquanta punti della città. Quelli da cui a momenti partirà la marcia che a mezzogiorno di Londra (h13:00 italiane) si compatta a Lincoln’s Fields.

Da Londra,

Carlotta Comparetti