30/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



La città è un cumulo di macerie e si teme un'escalation di rancori

Lo scenario dell'ultimo scontro in Libia tra i ribelli e i fedeli del Colonnello Muammar Gheddafi, Sirte, è una "città distrutta" per gli enormi danni riportati nel conflitto e dove le tensioni sono a rischio escalation. A più di un mese dalla cattura e dalla morte del rais, la sua città natale è un cumulo di macerie su cui poggiano palazzi distrutti, bruciati e bucati da colpi di armi da fuoco. Le scuole sono ancora chiuse, come la maggior parte delle attività commerciali, e non c'è rete per i telefoni cellulari.

Secondo quanto riportato dall'Irin, negli scorsi mesi la maggior parte degli abitanti della città, la cui popolazione ammontava a 65 mila abitanti, ha abbandonato le proprie case. Ora, meno del 25 percento sarebbe tornato: è quanto denunciano le organizzazioni umanitarie. Dato contrario a quello riferito da Abdeljalil Abdelsalam Al-Shawif, numero due del consiglio militare di Sirte, secondo cui i tre quarti degli abitanti si sono riappropriati dei propri alloggi.

Tuttavia, in molte parti della città mancherebbero ancora acqua ed elettricità. La Croce rossa denuncia che nelle zone maggiormente colpite dagli scontri solamente il 5 percento delle abitazioni può usufruire dei servizi di base: non è possibile nemmeno sapere se l'acqua che vi arriva è potabile.

A preoccupare le organizzazioni è inoltre la situazione socio-politica. Il rischio è che ci siano nuove tensioni, dovute al persistere di consistenti gruppi di fedelissimi al colonnello Gheddafi. La Libyan Humanitarian Relief Agency fa sapere che ci vorranno mesi prima che la popolazione torni in città. E anche i ritardi nel ripristino dei servizi di base potrebbero acuire i rancori.