La decisione della Corte suprema della Sud Ossezia di annullare le elezioni presidenziali di domenica scorsa, vinte dalla candidata dell'opposizione, stanno conducendo la piccola repubblica separatista georgiana sull'orlo della guerra civile.
L'esercito, che mercoledì ha disperso a fucilate - seppur sparate in aria - una manifestazione dei sostenitori di Alla Gioyeva, presidia con blindati e centinaia di soldati delle forze speciali a volto coperto i palazzi del governo nella capitale Tskhinvali, anche oggi circondati da migliaia di manifestanti dell'opposizione tornati a protestare in piazza per il secondo giorno consecutivo. E si vocifera della possibile imposizione dello stato d'emergenza.
La Gioyeva è stata eletta presidente al ballottaggio del 27 novembre con il 56 per cento dei voti. In campagna elettorale aveva promesso che con lei i fondi russi per la ricostruzione postbellica del Paese - devastato dall'aggressione militare georgiana dell'estate 2008 - non sarebbero più finiti nelle tasche dei politici corrotti e disonesti, ma sarebbero stati effettivamente usati per ricostruire case, strade, ponti, scuole, ospedali, reti elettriche e idriche.
La sconfitta elettorale di Anatoly Bibilov, successore designato del presidente uscente Eduard Kokoity, non è andata giù ai notabili della casta politica di Tskhinvali. E nemmeno, questo è il problema, a loro amici a Mosca, evidentemente interessati a lasciare le cose come stanno: il ministero degli Esteri russo ha formalmente invitato la Gioyeva ad accettare il verdetto della Corte suprema, che ha fissato nuove elezioni per il 25 marzo 2012.
Nonostante i colloqui avuti mercoledì sera con l'inviato di Mosca, Sergey Vinakurov, la signora Gioyeva - che mercoledì in piazza si è schierata tra i soldati armati e i suoi sostenitori per evitare incidenti - sembra intenzionata a non cedere alle pressioni. "Vogliono rubarci la vittoria! Non glielo lasceremo fare!", ha dichiarato annunciando che non servono nuove elezioni. A cui, tra l'altro, non è detto che le verrebbe consentito di ricandidarsi.
"Se la Corte suprema non ritirerà entro oggi il suo verdetto - ha aggiunto Alla Gioyeva - la leadership della repubblica si prenderà tutta la responsabilità di futuri sviluppi. Mi appello al presidente russo Dimitry Medvedev perché si scongiuri una guerra civile".
Immediata la risposta del presidente uscente Koikoty: "Non accetto nessun ultimatum".
L'opposizione ha quindi deciso per una protesta permanente in piazza, erigendo tende davanti ai palazzi governativi protetti dalle forze speciali e dai blindati.
Enrico Piovesana