Con cento voti a favore e nessuno contrario, ieri sera, il Senato degli Stati Uniti ha approvato sanzioni contro la banca centrale iraniana, per esercitare ulteriori pressioni sul regime di Teheran e indurlo a rinunciare al suo programma nucleare. Le nuove misure intendono penalizzare le istituzioni e aziende internazionali che hanno rapporti con l'istituto centrale iraniano, che gestisce gran parte delle transazioni finanziarie del settore petrolifero in Iran. La decisione fa seguito ad una cauta presa di posizione a favore di misure di questo tipo adottata oggi dall'amministrazione Obama, che finora era apparsa contraria. Ad una audizione al Congresso, il sottosegretario di Stato Wendy Sherman ha affermato che, per non destabilizzare pericolosamente il mercato petrolifero, le sanzioni alla banca centrale iraniana dovrebbero essere ''specificamente elaborate e mirate, e applicate al momento opportuno''.
David Cohen, vice segretario del Dipartimento del Tesoro, ha dal canto suo affermato che ''una azione coordinata'' contro la banca centrale iraniana potrebbe avere un forte impatto su Teheran, ma al tempo stesso ha sostenuto la necessità di affrontare la questione con un approccio ''multilaterale'', creando ''una coalizione'', e soprattutto evitando di creare seri problemi alle istituzioni finanziarie degli alleati degli Stati Uniti. E apparentemente proprio per non creare grossi scossoni sul mercato petrolifero internazionale, saranno comunque necessari sei mesi prima che le misure adottate dal Senato diventino effettive, mentre il presidente Obama avrà in ogni caso il potere di sospenderle qualora le ritenga dannose per la sicurezza nazionale.