06/12/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista all'analista politico Alexander Nagorny, vice-direttore del magazine satirico 'Zavtra'

Il partito di Putin, Russia Unita, ha vinto le legislative, ma il forte calo di consensi (dal 64,3 percento ottenuto nel 2007, al 49,5 percento di domenica), impone allo zar una riflessione e un rimpasto. Russia Unita è sceso sotto la soglia psicologica del 50 percento, e anche se il Primo ministro ha minizzato l'esito del voto, ha anche annunciato 'cambiamenti' nel governo e un 'avvicendamento di personale' dopo le elezioni presidenziali di marzo. Alcune migliaia di persone sono scese in piazza a Mosca, dove stamani erano allertate le forze di sicurezza, per protestare contro l'irregolarità del voto, certificata anche dall'Osce. Ma la situazione del Paese rimane stabile. Lo storico e analista politico russo Alexandr Nagorny è anche vice-direttore del magazine satirico 'Zavtra'.

Giudica una sconfitta per Putin e Russia Unita il risultato delle elezioni?

Se dovessi rispondere come tutti gli analisti politici del Paese, direi sì e no. Da un lato è la conferma della sua infuenza nello Stato, nella società, dall'altro è certamente un segno di alcuni problemi che stanno aggravandosi. Putin sta tentando di riconciliare alcune questioni non riconciliabili. Si trova da un lato sotto l'occhio attento dell'Occidente, in special modo degli ispettori delle istituzioni finanziarie che controllano la 'salute' della Russia, e dall'altro cerca di attuare programmi da grande potenza. In riferimento alle elezioni, non sono state né migliori né peggiori delle altre. Dal 1991-92 le elezioni sono contraffatte nel nostro Paese. E qui l'Occidente un occhio lo ha sempre chiuso.

Anche se l'Osce denuncia da sempre scarsa trasparenza, nessuna indipendenza, e una campagna dominata dai media asserviti al potere?

L'Osce può denunciare, ma non può cambiare le cose. Il meccanismo è sempre lo stesso, tipico del '95, del '96, e via dicendo. Anche queste elezioni non sono state diverse. Solo che il segmento liberale dell'opinione pubblica questa volta si è fatto sentire di più. E la notizia dei 'brogli' è stata molto più diffusa, attraverso internet e la radio, che in passato.

Cosa cambia?

In pratica, poco. Putin controlla il Parlamento e controlla la maggioranza di governo. I problemi, tuttavia, potrebbero emergere a primavera, perchè le misure intraprese in preparazione delle elezioni parlamentari verranno sospese.

Quali misure?

Le tasse. Verranno aumentate nuovamente. L'inflazione aumenterà. Il costo della vita aumenterà. Questi semplici fattori economici, in mancanza di contromisure, faranno sì che l'opposizione liberale che ha protestato la scorsa notte a Mosca, riceverà un sostegno maggiore da circoli più ampi, da settori più ampi della popolazione. Quello sarà il problema. Putin non vuole rimanere isolato dall'Europa. Tutte le risorse finanziarie dell'amministrazione, dello Stato, delle imprese, sono in banche europee.

La protesta di Mosca, molto più partecipata che in passato, ha espresso insofferenza anche per l'autoritarismo putiniano?

Diciamo che la Russia è stata sempre dominata da forme in qualche modo autoritarie, a causa della vastità del territorio, naturalmente fatta eccezione per un periodo, quello del 1917, di una breve esperienza collassata sotto l'urto della Prima guerra mondiale. Se Putin se ne va, verrà sostituito da un altra figura. L'autoritarismo non finirà certo con lui.

Luca Galassi

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