Una mano alla crescita. Mario Draghi ha fatto (in parte) ciò che tutti si aspettavano. Un taglio di un quarto di punto su tutti i tassi d'interesse, portando quello di rifinanziamento fisso all'1 per cento. Il taglio è inteso a spingere la crescita ma secondo alcuni analisti l'impatto sarà alquanto modesto e probabilmente la Banca centrale europea avrebbe dovuto osare di più spingendosi fino a mezzo punto di taglio. Ovviamente, Draghi deve fare i conti con la Bundesbank e tenere a freno i malumori del direttore centrale Weidmann così da non ripetere gli errori del suo predecessore Jean Claude Trichet che è ha stressato al limite le relazioni con il banchiere centrale tedesco. Proprio per questo motivo la Bce ha annunciato che non procederà a ulteriori acquisti massicci di bond e questo ha deluso i mercati che invece si aspettavano il contrario.
Credito illimitato. La Bce ha aperto un credito illimitato alle banche per ridare ossigeno al sistema finanziario mettendo a loro disposizione la liquidità di cui necessitano per tre anni, e ha inoltre messo in atto un ampliamento sulla tipologia dei collaterali. Le banche, in sostanza, potranno conferire in garanzia anche titoli meno sicuri. In questo modo le banche dovrebbero riaprire i rubinetti del credito alle imprese e alle famiglie allontanando - almeno per il momento - il fantasma del credit crunch (contrazione dell'erogazione del credito).
La svolta morbida della Bce a guida Draghi - che in poco più di mese ha tagliato i tassi di mezzo punto percentuale - dovrebbe ridurre anche la diffidenza del mercato interbancario riattivando i prestiti reciprochi.
Il monito di Sarkozy. La palla passa a Bruxelles, dove i leader europei si incontreranno a partire da stasera per tentare il salvataggio dell'euro e forse dell'Unione stessa. Il monito lanciato a Marsiglia da Nicolas Sarkozy - abbiamo pochissime settimane per salvare l'Europa - non è il miglior preambolo al vertice più delicato della storia dell'Ue.
Nicola Sessa