12/12/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Al Cop17 sudafricano, una lunga seduta supplementare porta a un accordo quadro sul clima che entrerà in vigore non prima di dieci anni. La comunità internazionale continuerà, divisa, ad applicare il protocollo di Kyoto.

Al termine della più lunga conferenza delle parti sul clima, il Cop17 di Durban, l'unica nota positiva sembrerebbe essere quella sulla solidità della diplomazia europea. Le sedute fiume a cui hanno partecipato i rappresentanti dei 194 Paesi presenti in Sudafrica, hanno infatti portato a un accordo dell'ultimo minuto promosso dal blocco guidato dall'Ue e composto dai Paesi in via di sviluppo. L'impegno, giudicato ancora troppo debole dalle organizzazioni ambientaliste, costituisce una road map verso la stesura di un protocollo avente valore vincolante per gli Stati che non entrerà in vigore prima del 2020.

Superato il blocco degli Stati Uniti, che nonostante una timida proposta di collaborazione alle riduzioni sono rimasti fermi sulla posizione del non vincolo, i rappresentanti del blocco "green" sono riusciti ad arrivare a un compromesso: continuare sulla strada del Protocollo di Kyoto fino al 2015. Sarà allora che un gruppo di lavoro ad hoc incaricato di definire l'accordo globale, dovrà sciogliere le riserve e comunicarle agli Stati. Nel frattempo Europa e altri Paesi industrializzati continueranno nella messa in pratica della seconda fase di Kyoto. Seconda fase dalla quale si sono chiamati fuori Giappone, Canada e Russia.

Più conciliante la posizione di India e Cina, disposte a riduzioni "volontarie" e all'implementazione di energie alternative. Il governo di Pechino ha già stanziato diverse centinaia di milioni di dollari la produzione di energia dall'idrico, dal solare e dall'eolico. La posizione dei rappresentanti della Repubblica Popolare, nei primi giorni del summit, è stata di apertura rispetto alle linee politiche seguite gli anni precendenti a Cancun e Copenaghen.

Nel "piano Durban", infine, è entrata anche la costituzione di un Green Climate Fund, un fondo a favore dei Paesi poveri per l'applicazione di politiche di riduzione delle emissioni e di trasferimento delle tecnologie green dai Paesi sviluppati. Il fondo, già delineato a Copenaghen per quanto riguarda le sue finalità e gli organismi di gestione, è ancora carente di uno dei principali punti strutturali: le modalità di finanziamento. Un aspetto di non poco conto visto che, entro il 2020, dovranno essere versati al suo interno 100 miliardi di dollari.

 

 

Parole chiave: Ambiente Durban
Categoria: Ambiente