23/08/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Stati Uniti riprendono la produzione di mine antiuomo
Howard Zinn
per PeaceReporter
 
 
Bush dichiara missione conclusa in Iraq
Mentre scrivo queste righe, la spaventosa violenza in Iraq continua, l’Inghilterra e gli Stati Uniti vivono nella costante paura delle bombe suicide e il Senato conferma una nuova giustizia conservatrice da Corte Suprema.
Quindi può sembrare strano tirare in ballo un argomento che sia allo stesso tempo lontano anni luce dalla nostra attenzione ma immanente e invisibile: le mine terrestri. Ma tant’è!
Il 3 agosto scorso, Human Rights Watch ha annunciato che l’amministrazione Bush «è intenzionata a riprendere la produzione di mine anti-uomo» per la prima volta dal 1997.
Il Pentagono ha richiesto un totale di 1.3 bilioni di dollari per un nuovo tipo di mine terrestri (anti-carro e anti-uomo).
 
cluster bomb A volte un singolo evento o un singolo incontro ci colpisce come uno schiaffo in pieno volto. Recentemente ho incontrato Gino Strada, autore di Pappagalli verdi: diario di un chirurgo di guerra. I “pappagalli verdi” sono mine terrestri dotate di minuscole ali che le fanno somigliare a giocattoli per bambini, i quali per questo le raccolgono, con le orribili conseguenze che conosciamo.
Strada scrive: «I paesi, i nomi, il colore della pelle cambiano, ma la storia di questi disgraziati è tragicamente analoga. C’è quello che cammina nel prato, quello che gioca nel cortile dietro casa o che pascola le capre, quello che dissoda la terra o che raccoglie i suoi frutti. Poi l’esplosione… Djamila sentì uno scatto metallico sotto il piede ed ebbe una frazione di secondo per realizzare prima che la sua gamba si disintegrasse». «Molti altri come Esfandyar non ricordano nulla. Un rumore assordante e si ritrovano scaraventati a terra… Avvolsero Esfandyar in un grande lenzuolo e lo caricarono sul retro di un furgone. “Esfandyar non si lamentava”, ci disse il padre, “ né per il dolore né per la strada dissestata. Era come se stesse dormendo. Ed era ancora in quello stato di torpore quando arrivò alla sala emergenza del nostro ospedale… Si svegliò diverso, Esfandyar, senza un braccio e senza una gamba, e resterà diverso, un giovane invalido in un paese talmente povero da non potersi prendere cura di lui».
Dai primi anni ’90, quando il movimento nato per bandire le mine terrestri divenne assi diffuso, quaranta Paesi produttori di mine interruppero la produzione e milioni di queste mine furono distrutte: il risultato fu che il numero delle vittime scese da 26.000 persone all’anno a circa 15-20.000. Ma quindici paesi continuano ancora a produrre mine anti-uomo.
Gli Stati Uniti mantengono una riserva di più di dieci milioni di mine e insistono sul diritto di produrne ancora per utilizzarle quando necessario.
 
sminatore afganoSia i Democratici che i Repubblicani considerano sacrosante le mine anti-carro e anti-uomo disseminate lungo il confine tra la Corea del Nord e la Corea del Sud.
L’amministrazione Clinton ha mosso dei timidi passi verso il bando delle mine terrestri, ma ha insistito sulla necessità di continuare ad usare le “mine silenziose” (quelle che non si autodistruggono dopo un certo lasso di tempo) fino al 2006, ben oltre la presidenza Clinton.
L’amministrazione Bush, dal canto suo, ha procrastinato l’eliminazione di queste bombe “silenziose” fino 2010, di nuovo, diversi anni dopo la presidenza Bush. E l’Amministrazione Bush, nell’esporre la propria politica in materia di mine nel 2004, ha esplicitamente affermato che gli Usa continueranno a sviluppare mine ma che saranno “intelligenti” o, come le definisce il governo, non-persistenti.
Va notato che le cosiddette “mine intelligenti”, secondo l’informativa pronunciata alla conferenza internazionale tenutasi a Nairobi dal direttore della Divisione Armi di Human Rights Watch, sono lungi dall’essere sicure. Queste mine spesso falliscono nel compito di autodistruggersi, «vengono generalmente usate in gran quantità e sono sparse su vaste aree, impossibili da mappare o contrassegnare; mentre sono attive agiscono indiscriminatamente, proprio come bombe silenziose».
 
Una minaL’amministrazione Bush ha spiegato senza mezzi termini perché non avrebbe firmato il trattato sul bando delle mine: «Gli Stati Uniti non parteciperanno al trattato perché ciò comporterebbe per noi la rinuncia a un potenziale militare necessario», ha affermato il Governo in un comunicato in cui annunciava la nuova politica. «Le mine terrestri hanno ancora un ruolo valido ed essenziale nel proteggere l’esercito americano durante le operazioni militari».
Sebbene 145 nazioni abbiano firmato il trattato, non possiamo certo aspettarci che questo governo guerrafondaio e militarizzato farà lo stesso di sua iniziativa. Né possiamo aspettarci che si renda conto della sconsideratezza insita nel riprendere la produzione delle mine anti-uomo.
Solo una campagna nazionale che coinvolga cittadini di fede repubblicana e democratica insieme, con gente schierata su tutti i fronti della scena politica (perché, chi può difendere un uso delle armi il cui inevitabile risultato è la mutilazione dei bambini?), potrebbe portare ad un cambiamento nella politica delle mine terrestri.

Non questa o quella guerra, non scegliere tra guerre giuste e guerre ingiuste. La Guerra stessa, non importa quali giustificazioni le si danno, è inaccettabile. Gino Strada ha conosciuto la Seconda Guerra Mondiale solo attraverso i racconti di suo padre a Milano. «Mio padre mi raccontò di una scuola con molti bambini, nei pressi di Gorla. Fu colpita da una bomba sganciata da un aereo. Centonovantaquattro di loro morirono, bambini e insegnanti». Eppure, dal punto di vista degli Stati Uniti e dei suoi alleati, quella fu la “Guerra Giusta”. Scoprì poi, che nella Seconda Guerra Mondiale più della metà di coloro che morirono erano civili.
Da allora, nelle molte guerre che si sono succedute, la percentuale dei civili rispetto a tutti quelli morti in guerra è cresciuta sempre di più.
 
Posso accettare la possibilità di situazioni eccezionali, in cui un atto di forza contenuto potrebbe essere usato per fermare un genocidio (il Ruanda ne è un esempio). Ma la guerra, definita come massiccio e indiscriminato uso della forza (e la tecnologia impone che ogni uso della forza su larga scala non può essere focalizzato su un unico malfattore), non si può accettare, una volta comprese le sue conseguenze umane.
Le campagne per liberare la guerra dalle mine terrestri, o dal napalm, o dal fosforo bianco o dall’uranio impoverito, sono importanti di per sé, come la riduzione dei sintomi è importante per chiunque soffra di una malattia mortale.
Ma quelle campagne devono essere accompagnate dalla consapevolezza  che la malattia stessa deve essere debellata.
Albert Einstein, inorridito dalla Prima Guerra Mondiale, disse: «La guerra non può essere umanizzata. Può solo essere abolita».
L’abolizione della guerra non deve essere accantonata in quanto sogno utopistico. L’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti fu interpretata allo stesso modo, ma un pugno di abolizionisti, bianchi e neri, non vi rinunciò, e alla fine diede vita a un movimento nazionale così potente da trasformare il sogno utopistico in realtà.
Anche noi possiamo realizzare il sogno di un mondo senza guerra, ma solo persistendo con ostinazione , solo rifiutando di rinunciare a quel sogno.
 
 
Howard Zinn 
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Stati Uniti