24/09/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



La Corea del Nord rifiuta il sostegno alimentare, mentre milioni di persone sono senza cibo
  Bambino malnutrito
La situazione umanitaria in Corea del Nord diventa sempre più grave e a farne le spese sono milioni di persone affamate. Dopo l’ultimo colpo di scena nelle trattative sul nucleare, il vice ministro degli Esteri Choe Su-Hon ha detto che il suo Paese non accetterà più gli aiuti alimentari delle Nazioni Unite: che fine faranno allora le migliaia di madri e bambini malnutrite? O i contadini colpiti dalle carestie degli ultimi anni? O ancora gli operai che hanno perso il lavoro a causa della privatizzazione delle aziende statali?
La risposta poco credibile di Choe Su-hon è stata: “Adesso abbiamo abbastanza cibo grazie ai buoni raccolti”. Per questo “tutte le organizzazioni umanitarie straniere dovranno andarsene entro la fine di quest’anno”.
 
Piaga malnutrizione. Il portavoce del Programma alimentare mondiale (Pam), Gerald Bourke, non è affatto d’accordo: “Certo il raccolto è stato migliore rispetto agli anni scorsi – ha detto – ma la Corea del Nord continua a presentare un deficit sostanziale e cronico di cibo”. Il tasso di malnutrizione, infatti, secondo le stime del Pam, resta molto alto. Non molto tempo fa, nel novembre scorso, un rapporto compilato a due mani, dal Pam e dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), aveva denunciato che per il 2005 mancavano 500mila tonnellate di cibo e che un quarto della popolazione (6 milioni di persone) poteva dunque essere ridotta alla fame. L’unico modo di far fronte a questo deficit era ricorrere agli aiuti internazionali di alcuni Paesi donatori: Corea del Sud, Cina, Unione Europea, Russia e in misura inferiore Giappone e Stati Uniti.
 
Kim Jong IlGli aiuti energetici. E proprio questi ultimi, esclusa l’Ue, sono coinvolti da tre anni nei colloqui sul nucleare. I cinque Paesi chiedono la sospensione dei programmi di arricchimento dell’uranio, offrendo in cambio aiuti energetici, visto che in diverse zone del Paese oltre al cibo manca anche l’elettricità.  Ma con l’ultimissima richiesta di ieri, 23 settembre, il governo nord-coreano ha alzato la posta in gioco: rinuncerà al programma nucleare in cambio di rifornimenti di petrolio, elettricità e di sostegni per la costruzione di un reattore che costano ben 12,27 miliardi di Euro. Secondo il ministro sud-coreano della Riunificazione, Chung Dong-young, per soddisfare Pyongyang servirà un periodo complessivo di almeno 13 anni.
 
Giochi politici. La questione degli aiuti alimentari è tristemente intrecciata con quella del nucleare. Sempre il vice ministro nord-coreano, Choe Su-hon, ha dichiarato che gli Stati Uniti usano gli aiuti come un’arma di controllo politico. Un’accusa che Washington, però, ha subito respinto. Difficile dire se ci sia un fondo di verità nell’affermazione ostile di Choe Su-hon. Sembra più probabile, invece, secondo gli analisti, che il governo del dittatore Kim Jong Il abbia rifiutato il sostegno in cibo per non dare segni di debolezza e di dipendenza dal suo più acerrimo nemico che tempo fa lo ha collocato tra i regimi dell’”Asse del Male”.
 
 
 
 
 

Francesca Lancini

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