19/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Le mire degli Usa sull'isola per il dopo-Fidel Castro
Il presidente statunitense George W. BushE’ già pronto il piano per ristrutturare Cuba. Commissionato dai repubblicani, è meticoloso. Come sempre la radio pubblica che ascolto alla mattina lancia le sue piccole malefiche gemme, innocenti nella loro normalità. E’ normale discutere di ciò che si va a fare ad altri in questo paese, senza il loro consenso o partecipazione, perché è già largamente accettato come diritto e vocazione. Il piano prevede che l’assistenza economica e politica a Cuba dopo un eventuale crollo del regime in seguito alla morte di Fidel Castro sia elargita solo a certe condizioni: che l’isola divenga una democrazia non basta, deve anche privatizzare tutte le aziende di stato e restituire le proprietà nazionalizzate nel 1959 e negli anni successivi.
 
A tale scopo gli Stati Uniti si preparano a rendere ancora più difficile l’embargo anticubano, a restringere ulteriormente le rimesse degli immigrati, che finanziano coi loro dollari l’economia cubana, e, in previsione della fine del regime, gli americani si preparano ad ‘offrire’ forze di ‘polizia’ per i giorni di transizione, e si attrezzano per aiutare Cuba a scrivere una nuova Costituzione.
 
Il presidente cubano Fidel CastroOra, come George W. Bush ripete, l’America non è un impero, l’impero è una parola tabù in questo paese. Si fa ma non si dice. Se ne parla e si pianifica, ma non lo si riconosce. L’ultima volta che Cuba fu ‘liberata’ dagli Usa, nella guerra tra il colosso nordamericano e la Spagna del 1898, si trovò una Costituzione promulgata dagli Yankee, con articolo apposito che dava agli stessi diritto di intervento unilaterale (più volte intrapreso), nonché assegnava Cuba alla penetrazione economica americana. La dittatura di Fulgencio Batista che fallì dinanzi all’insurrezione guidata da Fidel Castro era ben vista perché ubbidiente e aperta verso il predominio americano. Inevitabile che i corollari economico-sociali di una alleanza tra grandi latifondisti Americani e l’elite al potere Cubana non elevasse di granché il tenore di vita degli isolani.
 
Ora, io mi chiedo, è proprio un furto espropriare chi si è già rubato l’intera isola?
Nel mondo invertito di questo paese la risposta va data nell’affermativo. Ci si prepara a riprendere Cuba. Non per motivi di sicurezza, visto che anche con Castro all’Avana gli Usa hanno mantenuto il controllo della Baia di Guantànamo, con la sua base militare da cui proiettare minacce (o libertà se siete in vena di fare i giochi di parole alla Lewis Caroll od Orwell), conquistata nel 1898 e già sezionata dal resto del protettorato.  Neanche per immensi bisogni economici. Piuttosto direi per ripicca e per interessi personali di certi gruppi. Perché nessuno deve poter dire Fulgencio Batistadi no, pensare di no, ambire ad un’esistenza propria dall’America, e dalle famiglie che comandano in America. Lo si è visto nei confronti di Hugo Chavez in Venezuela, ove si è andati avanti con una campagna di sostegno finanziario e di propaganda mediatica volta ad accreditare e favorire la presa del potere, con ogni mezzo, legale ed illegale, da parte della vecchia guardia durante gli ultimi 3-4 anni.
 
Oggi il piano Noriega è stato illustrato dalla NPR, National Public Radio. Bush è uno che certe cose prima le dice e poi le fa senza farsi grandi problemi. I Democratici che contano si allineeranno. Infatti, non ho sentito critiche in merito. Sarebbe bello se Cuba potesse trovare una sua via alla democrazia, ma come ha già riferito il Piano Noriega, che Cuba passi alla democrazia non basta; poiché in fondo, non è l’obiettivo principale; il pieno ritorno alla sudditanza è ed è sempre stato l’obiettivo. E’ in questa vena che gli Usa si preparano ad immettere ‘forze di polizia’ e ad assistere nello scrivere la Costituzione cubana di una immaginata transizione; perché temono che anche una Cuba economicamente bisognosa e politicamente democratizzata possa generare una leadership ancora troppo indipendente.
 
Matteo Colombi
Categoria: Politica
Luogo: Stati Uniti