Tanzania: nona riunione del Fondo Globale per la lotta a Aids, malaria e tubercolosi
Dal nostro corrispondente
Marina Madeo*
“L’AIDS, la tubercolosi e la malaria causano ogni anno la morte di 6 milioni
di

persone nel mondo e si calcola che l’AIDS rappresenti attualmente la quarta
causa di morte a livello mondiale, la prima nell’Africa subsahariana. L’importante
iniziativa del
Fondo Globale per la lotta a AIDS, Tubercolosi e Malaria, fortemente voluta dall’Italia, lanciata
a seguito del G8 di Genova nel 2001 e operativa dal gennaio 2002 come meccanismo
di finanziamento per la lotta alle tre maggiori epidemie, sta avendo un impatto
in moltissimi Paesi.
Tra i temi più importanti discussi in occasione di questo incontro ad Arusha
risaltano il meccanismo di finanziamento del Fondo da parte dei donatori, il lancio
del quinto appello per il 2005 per progetti di lotta alle malattie, la ridefinizione
dei requisiti dei Meccanismi di Coordinamento Paese, che garantiscano una maggiore
partecipazione della società civile locale e trasparenza nella realizzazione dei
progetti.
L’Italia è membro del Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale ed è stata
tra i promotori e i maggiori donatori del Fondo, promettendo così un impegno sostanziale
a lungo termine per il sostegno di questa iniziativa. Ma quest’anno è venuta meno
a questo impegno: l’Italia non ha ancora pagato il contributo di 100 milioni di
Euro promesso per il 2004 e non ci sono elementi che facciano sperare in un pagamento
entro fine anno. I fondi destinati alla Cooperazione, dai quali il finanziamento
al Fondo Globale era stato erogato nel 2003, sono stati azzerati dal decreto di
luglio, e la discussione della legge finanziaria in Parlamento tra settembre e
ottobre non ha fatto che ratificare questi tagli. Nel maggio scorso la Direzione
Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri aveva inviato

al Ministero dell’Economia una richiesta di fondi addizionali dedicati. Questo
documento è alla firma dei funzionari del Ministero dell’Economia, ma ha una serie
di ostacoli burocratici: deve arrivare alla firma del Ministro dell’Economia,
quindi passare al Ministero degli Esteri che, con una serie di firme, deve destinare
i fondi. E tutto questo dovrebbe avvenire entro il 28 novembre, altrimenti l’eventuale
contributo potrà essere versato solo nel 2005.
L’Italia, seduta al Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale, risulta inadempiente
rispetto agli impegni presi. E’ un problema etico nei confronti di milioni di
persone colpite dall’AIDS, dalla tubercolosi e dalla malaria. E’ una grave perdita
di credibilità sul piano internazionale, che avrà un impatto sulle relazioni del
Paese, e non soltanto come governo ma anche come società civile italiana: Organizzazioni
Non Governative, associazioni, mondo accademico.
E’ necessario fare una scelta chiara e coerente: l’Italia si impegna nella lotta
all’AIDS, e quindi mantiene le promesse di sostegno alle iniziative internazionali,
oppure dichiara ufficialmente che non ha le risorse, la volontà, le capacità di
sostenere questo impegno, che nonostante sia uno dei 7 paesi più ricchi del mondo
non può investire una piccolissima parte della sua ricchezza in questo impegno
globale. L’impegno nella lotta all’AIDS è un impegno a lungo termine, deve essere
addizionale, straordinario, e nello stesso tempo prevedibile e sostenibile nel
lungo periodo. Un contributo una tantum non è un impegno.
La società civile italiana chiede con forza che il governo italiano faccia una
scelta e

agisca coerentemente. E la scelta non può che essere l’impegno concreto e a
lungo termine nella lotta alle malattie della povertà.
Il primo segno, importante e urgente di questa scelta, sarebbe il mantenimento
degli impegni già presi, almeno per quanto riguarda il contributo dell’Italia
al Fondo Globale.
Un passo successivo, necessario e importante, sarà una legge dello stato per
assicurare fondi addizionali all’impegno di lotta alle malattie, di cui il Fondo
Globale è al momento l’elemento maggiore ma non l’unico.
L’Italia è uno dei 7 paesi più ricchi del mondo: non può e non deve negare il
suo impegno in questa importante sfida globale”.
* di Coopi, in rappresentanza Ong italiane