19/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Tanzania: nona riunione del Fondo Globale per la lotta a Aids, malaria e tubercolosi
Dal nostro corrispondente
Marina Madeo*
“L’AIDS, la tubercolosi e la malaria causano ogni anno la morte di 6 milioni di Uno dei simboli della lotta all'Aids persone nel mondo e si calcola che l’AIDS rappresenti attualmente la quarta causa di morte a livello mondiale, la prima nell’Africa subsahariana. L’importante iniziativa del Fondo Globale per la lotta a AIDS, Tubercolosi e Malaria, fortemente voluta dall’Italia, lanciata a seguito del G8 di Genova nel 2001 e operativa dal gennaio 2002 come meccanismo di finanziamento per la lotta alle tre maggiori epidemie, sta avendo un impatto in moltissimi Paesi.
Tra i temi più importanti discussi in occasione di questo incontro ad Arusha risaltano il meccanismo di finanziamento del Fondo da parte dei donatori, il lancio del quinto appello per il 2005 per progetti di lotta alle malattie, la ridefinizione dei requisiti dei Meccanismi di Coordinamento Paese, che garantiscano una maggiore partecipazione della società civile locale e trasparenza nella realizzazione dei progetti.
 
L’Italia è membro del Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale ed è stata tra i promotori e i maggiori donatori del Fondo, promettendo così un impegno sostanziale a lungo termine per il sostegno di questa iniziativa. Ma quest’anno è venuta meno a questo impegno: l’Italia non ha ancora pagato il contributo di 100 milioni di Euro promesso per il 2004 e non ci sono elementi che facciano sperare in un pagamento entro fine anno. I fondi destinati alla Cooperazione, dai quali il finanziamento al Fondo Globale era stato erogato nel 2003, sono stati azzerati dal decreto di luglio, e la discussione della legge finanziaria in Parlamento tra settembre e ottobre non ha fatto che ratificare questi tagli. Nel maggio scorso la Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri aveva inviato La zanzara è portatrice della malariaal Ministero dell’Economia una richiesta di fondi addizionali dedicati. Questo documento è alla firma dei funzionari del Ministero dell’Economia, ma ha una serie di ostacoli burocratici: deve arrivare alla firma del Ministro dell’Economia, quindi passare al Ministero degli Esteri che, con una serie di firme, deve destinare i fondi. E tutto questo dovrebbe avvenire entro il 28 novembre, altrimenti l’eventuale contributo potrà essere versato solo nel 2005.
L’Italia, seduta al Consiglio di Amministrazione del Fondo Globale, risulta inadempiente rispetto agli impegni presi. E’ un problema etico nei confronti di milioni di persone colpite dall’AIDS, dalla tubercolosi e dalla malaria. E’ una grave perdita di credibilità sul piano internazionale, che avrà un impatto sulle relazioni del Paese, e non soltanto come governo ma anche come società civile italiana: Organizzazioni Non Governative, associazioni, mondo accademico.
 
E’ necessario fare una scelta chiara e coerente: l’Italia si impegna nella lotta all’AIDS, e quindi mantiene le promesse di sostegno alle iniziative internazionali, oppure dichiara ufficialmente che non ha le risorse, la volontà, le capacità di sostenere questo impegno, che nonostante sia uno dei 7 paesi più ricchi del mondo non può investire una piccolissima parte della sua ricchezza in questo impegno globale. L’impegno nella lotta all’AIDS è un impegno a lungo termine, deve essere addizionale, straordinario, e nello stesso tempo prevedibile e sostenibile nel lungo periodo. Un contributo una tantum non è un impegno.
La società civile italiana chiede con forza che il governo italiano faccia una scelta e la diffusione della tubercolosi nel mondo agisca coerentemente. E la scelta non può che essere l’impegno concreto e a lungo termine nella lotta alle malattie della povertà.
Il primo segno, importante e urgente di questa scelta, sarebbe il mantenimento degli impegni già presi, almeno per quanto riguarda il contributo dell’Italia al Fondo Globale.
Un passo successivo, necessario e importante, sarà una legge dello stato per assicurare fondi addizionali all’impegno di lotta alle malattie, di cui il Fondo Globale è al momento l’elemento maggiore ma non l’unico.
L’Italia è uno dei 7 paesi più ricchi del mondo: non può e non deve negare il suo impegno in questa importante sfida globale”.
 
* di Coopi, in rappresentanza Ong italiane
Categoria: Diritti, Salute