Online su un sito americano "Abu Ghraib files": 279 fotografie e 19 video girati dai torturatori
Un sito americano ha pubblicato ieri le foto e i video in mano agli
investigatori che indagano sulle torture nella prigione irachena di Abu
Ghraib.
Sono immagini forti, violente, disgustose.
Come disgustoso è il fatto che ancora nessuno abbia pagato per
quell'orrore, mentre noi siamo ancora qui a chiederci il perché di
tanto odio nei confronti dell'
Occidente, e a considerarci paladini della democrazia e della civiltà.
Provocano rabbia, ma non sconcerto. Almeno non in chi si occupa di queste cose
ogni giorno, come facciamo noi. Perché noi sappiamo, e lo sapete anche voi, che
queste cose
continuano ad accadere ogni giorno, in centinaia di prigioni più o meno
segrete gestite direttamente o su commissione dai nuovi padroni del
mondo.
La
cosa sconcertante, semmai, è la nostra incapacità di fare i conti con
l'orrore che siamo in grado di provocare. Non si sono fatti con
l'orrore dell'Olocausto, non si fanno con questo nuovo orrore.
E ci si continua a nascondere dietro all'ipocrisia delle parole: regole, convenzioni, diritto internazionale. Parole vuote, che non potranno essere riempite di significato concreto fino
a quando esisterà la guerra.
Perché la guerra non si può umanizzare, si può solo abolire, come disse uno
che i conti con l'orrore li aveva fatti, Albert Einstein.
Perché la guerra è il
male assoluto. E la sua abolizione dev'essere al primo punto dell'agenda di ognuno
di noi.
Perché
quello che accade, accade non tanto perché una minoranza vuole che
accada, quanto piuttosto perché la gran parte dei cittadini ha
rinunciato alle sue responsabilità e ha lasciato che le cose
accadessero.