Vista dagli Stati Uniti, la guerra tra Israele e Hezbollah sembra davvero lontana.
Ma soprattutto, il sostegno alla politica di Tel Aviv e al bombardamento del Libano
è ferreo, e per le voci critiche c’è meno spazio rispetto all’Europa. Tuttavia,
anche negli Usa c’è chi va controcorrente, anche tra quelli che emotivamente non
possono che essere più coinvolti: gli ebrei. All’inizio di questa settimana, 500
persone hanno protestato di fronte al consolato israeliano di San Francisco, nel
corso di una manifestazione indetta da tre gruppi progressisti: Jewish Voice for Peace, Jews for a Free Palestine e Break the Silence. Diciassette manifestanti sono stati arrestati per disturbo del traffico, quando
si sono seduti in mezzo alla strada con le braccia incrociate.
Paura di parlare. “Non c’erano solo ebrei a protestare, ma anche cristiani e musulmani”, spiega
a
PeaceReporter Cecilie Surasky, portavoce di
Jewish Voice for Peace, “ma siamo convinti di parlare a nome di una maggioranza silenziosa di ebrei
americani, che ha paura di esprimere le proprie idee perché teme di essere tacciata
di anti-semitismo e di essere messa a tacere dal pensiero dominante propagato
dai grandi media. Persino alcuni rabbini preferiscono restare in silenzio, pur
essendo contrari alla politica israeliana di questo ultimo periodo”. Secondo la
Surasky, le lobby ebraiche negli Stati Uniti sono di stampo sempre più conservatore,
ma non rappresentano la comunità ebraica nel suo complesso.
Risposta sproporzionata. Per i manifestanti di fronte al consolato israeliano, l’attacco di Hezbollah
è stato sì illegittimo, ma la risposta israeliana è stata sproporzionata. “Fuori
da ogni proporzione”, dice a PeaceReporter Rabbi Lerner, il rabbino progressista fondatore del gruppo Tikkun. “E’ l’intera nozione di punizione collettiva che non capisco, la sistematica
distruzione di settori della popolazione civile libanese”. Secondo Lerner, al
riguardo negli Stati Uniti si cerca di diffondere un pensiero unico. “Nei grandi
media non c’è nessun dibattito sull’argomento. Si discute interamente di questioni
strategiche, di come smantellare l’arsenale di Hezbollah, di come questi bombardamenti
potrebbero portare a una guerra con la Siria e l’Iran. Non ci si chiede se quello
che Israele sta facendo sia giusto moralmente. Non si menzionano gli americani
che sono contrari all’idea di punizione collettiva”.
Questioni scottanti. L’argomento divide le coscienze e spesso fa alzare i toni. Alcuni giorni fa,
un esponente di Jewish Voice for Peace ha partecipato alla trasmissione
The O’Reilly Factor sulla Fox News, uno spazio di approfondimento gestito da uno degli
anchorman statunitensi considerati più conservatori. “A dire il vero, con noi per una
volta non si è comportato male”, spiega la Surasky. “Ma nei giorni successivi
abbiamo ricevuto una cinquantina tra mail e telefonate minatorie. Da ebrei e da
cristiani. Ma ci siamo abituati”.