Una mattinata scarsa. 60 anni di
disastri, migliaia di morti, il futuro del mondo discussi in una
mattinata. C'è da rimanere increduli, se non indignati da
questa messa in scena costruita nel nostro paese, da governi che han
deciso che ogni tanto ci si deve anche far vedere come “costruttori
di pace”. Nel giorno in cui, proprio il governo del paese ospitante
decide di votare la partecipazione ad una guerra, senza mediare con
nessuno di quelli che, da dentro e soprattutto da fuori del Palazzo,
chiedevano una riflessione in più.
Un grande risultato. Una riunone
storica per discutere di pace in Medio Oriente, o meglio del “Nuovo
Medio Oriente”, senza i diretti interessati: non c'erano i
palestinesi, non c'erano i siriani, non c'erano tantomeno gli
iraniani. Ma non c'erano neppure i rappresentanti di Israele, che
pure è considerato “paese occidentale”.
Dalle otto e mezzo alle 14.30 circa.
Compresi i saluti, gli addii, e il pranzo certamente ricco. E
compresi due minuti di silenzio per gli osservatori Onu morti sotto
le bombe di Israele. A rendere ancor più evidente che degli
altri, dei civili che a centinaia ogni giorno muoiono o vengono
devastati dal conflitto mediorientale e dalle sue ramificazioni, non
importa a nessuno dei potenti del mondo. Nemmeno in apparenza. La
fretta è cattiva consigliera. E fa scordare anche l'uso, di
solito invece massiccio, dell'ipocrisia.