09/08/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Approvato un nuovo decreto anticonversione nel Madhya Pradesh, dove sono al potere gli estremisti indù
Nonostante l’India si dichiari uno stato laico, in alcuni stati della federazione continuano a esistere leggi anti-conversione che colpiscono soprattutto le minoranze religiose: cristiani, musulmani e buddisti. Lo dimostra un decreto approvato la scorsa settimana nello stato centrale del Madhya Pradesh, che rende più difficile abbracciare un nuovo credo.
  Cristiani in India
Leggi più dure. “Qui esisteva già una legge anti-conversione dal 1968, ma adesso è passato un emendamento che rende più complicata la procedura per convertirsi e che rafforza le pene se non la si rispetta”, ci spiega Vincenzo Faccioli di AsiaNews, agenzia del Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME). “In passato, per convertirsi bastava avvisare un funzionario statale una settimana prima, adesso invece bisogna chiedere un mese prima il permesso a un magistrato distrettuale, che può anche rifiutarsi di concederlo”. L’obbligo del nulla osta riguarda sia chi desidera convertirsi sia il religioso incaricato di celebrare la cerimonia che, nel caso non rispettino la normativa, possono essere condannati a un anno di prigione e al pagamento di una multa dalle mille alle 5 mila rupie.
 
Una mossa degli estremisti indù. Oggi le leggi anti-conversione sono in vigore in sette Stati dell’Unione indiana e solo in teoria riguardano anche coloro che vogliono convertirsi all’induismo, religione praticata dalla maggioranza degli indiani. “Queste leggi sono presenti dove è al potere il Bharatiya Janata Party (BJP), partito radicale indù all’opposizione”, continua Faccioli. “Quest’ultimo sta cercando insieme con i suoi confratelli (tra cui gruppi paramilitari estremisti) di fomentare l’odio verso le altre confessioni religiose, in vista delle elezioni federali che si terranno fra un anno. Il BJP ha come manifesto politico il ritorno all’arancione, cioè il colore simbolo dell’induismo, e accusa le altre religioni di essere state portate dai colonialisti, anche se non è del tutto vero: i cristiani, per esempio, sono in India da 800 anni”.  
 
Sostenitori del BJPLa via del dialogo. Nel Madya Pradesh, in particolare, gli estremisti indù accusano i missionari cristiani di convertire le tribù indigene e i membri delle caste più basse, che sono spesso i più poveri e vulnerabili. Ma i preti si difendono dicendo che le azioni dei radicali indù sono pericolose perché accrescono le tensioni fra comunità. “Ci sono stati solo alcuni casi in cui i cristiani sono stati aggressivi nelle conversioni e riguardano le chiese pentecostali”, insiste il giornalista di Asia News. “Ma l’estremismo indù ha prodotto violenze con centinaia di morti. Si ricordi il massacro di musulmani nel Gujarat del 2002”. 
Come affronta questo problema intanto il Congresso (partito al governo)? “ Cerca la via del dialogo e condanna l’estremismo di tutti i colori”, dice Faccioli. “Nel maggio 2004 ha vinto le elezioni puntando sull’economia e sull’industrializzazione e lasciando perdere gli antichi valori. Dopo gli attentati di Mumbai (attribuiti ai militanti islamici, ndr.), tuttavia, ha dovuto chiudere diversi blog che potevano fomentare violenze fra indù e musulmani. Una mossa antidemocratica, ma forse indispensabile per placare la tensione che tuttora si respira nella città”.
 

Francesca Lancini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità