Nothing about us, without us. Nulla che ci riguarda sia deciso senza di noi. Così recita il motto in testa
alla Convenzione Onu sui diritti delle persone disabili. Uno slogan all'insegna
dell'inclusione sociale, per un Trattato, i cui lavori sono terminati ieri a New
York dopo quattro anni.
Contro pregiudizi e discriminazione. Il documento rappresenta il primo accordo sui diritti umani del ventunesimo
secolo. La sua adozione formale da parte dei Paesi sottoscrittori dovrà avvenire
durante l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si terrà a metà settembre.
Il Trattato, che non è stato firmato dagli Stati Uniti perché - secondo quanto
riferito dal delegato Usa - "abbiamo già una legislazione completa ed efficiente",
prevede l'adozione di leggi e altri provvedimenti tesi a migliorare i diritti
dei disabili e a cancellare pratiche e abitudini discriminatorie nei loro confronti.
Attualmente sono solo 45 i Paesi che hanno una specifica legislazione a tutela
dei disabili, il cui numero è stimato in 650 milioni di persone nel mondo. L'Organizzazione
mondiale della Sanità prevede che tale cifra sia destinata ad aumentare, come
risultato dei progressi medici e dell'invecchiamento demografico.
Uguaglianza e dignità. L'idea che sta alla base del Trattato è che Stato sociale e carità dovranno
essere rimpiazzati da nuovi diritti e libertà. Nelle intenzioni dei legislatori,
si è reso indispensabile elaborare un corpus di provvedimenti ad hoc per le persone disabili per contrastare la diffusione di pregiudizi e stereotipi
e per incoraggiare la presa di coscienza delle loro abilità e del loro contributo
sociale. I Paesi firmatari dovranno garantire ai disabili uguaglianza e dignità
al pari delle altre persone, migliorare l'accesso a edifici pubblici e privati,
ai trasporti, all'informazione. Ci vorranno comunque anni prima che gli standard
minimi fissati nella Convenzione vengano applicati, considerato lo stato in cui
versa la popolazione disabile in alcuni Paesi del mondo. La stessa elaborazione
della carta dei diritti è stata ritardata a causa delle differenze culturali tra
i membri della Commissione che ha partecipato ai lavori, spesso in disaccordo
su materie quali aborto, contraccezione, prevenzione dell'Aids ed educazione sessuale.