Una vendetta di Kadyrov o una mossa per impedirgli di diventare presidente della Cecenia

Vitaly Yerushensky, direttore di
Novaya Gazeta, il bisettimanale per cui lavorava Anna Politkovskaya,
racconta che oggi, lunedì 9 ottobre, era prevista la pubblicazione di una sua
scottante inchiesta sulle sparizioni e torture
in Cecenia ad opera delle squadre della morte del primo ministro Ramzan
Kadyrov. “Anna ci stava lavorando da tempo – spiega Yerushensky – raccogliendo
prove
e foto di persone rapite, torturate e uccise dai kadyroviti. Ma non abbiamo fatto
in tempo ad avere il suo articolo e tutto quel materiale è sparito”.
Lo ha sequestrato la polizia a fini d’indagine: tutte le sue
carte, il suo computer. Ora è tutto in mano al procuratore generale russo Iuri
Ciaika.
Due piste: Kadyrov o i suoi nemici. I colleghi di Anna, in un messaggio pubblicato
sul sito del loro giornale, dichiarano: “Oggi non sappiamo chi e perché l’abbia
uccisa, ma possiamo avanzare due ipotesi. La prima è quella di una vendetta di
Kadyrov per quello che lei aveva scritto e continuava a scrivere su di lui. La
seconda, l’azione di qualcuno che ha cercato di addossare la colpa al premier
ceceno per impedirgli di arrivare alla presidenza della Cecenia”.
Ramzan
Kadyrov, 30 anni appena compiuti (età minima per accedere alla carica
presidenziale), pare infatti destinato a prendere il posto che fu del padre –
Akhmad
Kadyrov, ucciso in un attentato allo stadio di Grozny nel maggio 2004.
Ma
a molti, sia a Grozny che a Mosca, questa possibilità non piace.
Alkhanov e Putin. Non piace all’attuale presidente ceceno Alu
Alkhanov, che da mesi sta conducendo una sotterranea guerra per il potere
contro Kadyrov. Una guerra emersa alla luce del sole il 28 aprile scorso con scontro
a fuoco tra i miliziani di Kadyrov e le guardie del corpo di Alkhanov, in
seguito al quale Ramzan ha minacciato “una guerra” in caso di ulteriori
provocazioni da parte dell’attuale presidente.
Ma
non piace nemmeno a Vladimir Putin, che a Grozny – come ovunque nella Federazione
Russa – vuole burattini facilmente controllabili, non uomini inaffidabili che
agiscono di testa propria. E soprattutto non uomini dotati di una propria forza
armata personale e di un enorme potere politico ed economico personale.
Scomodo per il Cremlino. Kadyrov infatti è sostanzialmente il boss mafioso
più potente della Cecenia. I suoi business principali sono i rapimenti a scopo
di estorsione (chi non viene “riscattato” dai familiari viene accusato di
essere un terrorista, torturato e ucciso) e il petrolio (oltre a possedere tutte
le pompe di benzina “Leader” della Cecenia e del Daghestan, gestisce il
contrabbando regionale di benzina e petrolio). Ma pare che gestisca anche traffici
di armi (provenienti dalle caserme russe), droga e alcool.
Un personaggio del
genere, così potente e temuto a livello locale ma anche in Russia (la mafia
cecena è fortissima a Mosca), rappresenta chiaramente una minaccia al controllo
del Cremlino su una regione strategica come la Cecenia.