16/02/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Cecenia non solo russi e indipendentisti: c'è una terza forza che terrorizza la popolazione
Miliziani kadyroviti a GroznyNonostante i numerosi appelli internazionali rivolti a Putin, sia la tregua unilaterale proclamata dagli indipendentisti ceceni che la loro richiesta di apertura di un negoziato con Mosca sono state completamente ignorate dal Cremlino.
L’esercito russo e i loro alleati ceceni continuano a compiere operazioni militari anti-guerriglia e rastrellamenti nei villaggi, anche se sembrano cessati i bombardamenti d’artiglieria sulle roccaforti della resistenza nelle foreste delle montagne del sud della Cecenia.
I guerriglieri, dal canto loro, sembra si limitino a reagire agli attacchi.
Ma in campo c’è una terza forza militare ‘indipendente’ che sfugge alla logica bipolare di questa guerra e quindi di qualsiasi possibile tregua o accordo di pace. E soprattutto una forza che semina il terrore tra la popolazione civile cecena più di quanto già non facciano i soldati russi.

Ramzan Kadyrov Ex guardie presidenziali. Stiamo parlando dei ‘kadyroviti’, la milizia irregolare cecena comandata da Ramzan Kadyrov, attuale vice primo ministro del governo ceceno filo-russo, ma soprattutto figlio del defunto presidente Akhmad Kadyrov, assassinato dagli indipendentisti lo scorso maggio.
A quel tempo gli uomini di Ramzan (migliaia, nessuno sa esattamente quanti) costituivano la guardia presidenziale del padre e si dedicavano al lavoro sporco per conto dei russi: spedizioni punitive, sequestri, torture, stupri, omicidi, estorsioni. In una parola, il loro compito era terrorizzare la popolazione civile cecena per dissuaderla dal collaborare con la resistenza.
Le loro azioni, oltre ad essere particolarmente efferate, erano sempre molto efficaci poiché sapevano dove e come colpire, dato che quasi tutti i kadyroviti sono ex guerriglieri che hanno deciso di passare al nemico.
Il presidente ceceno Alu Alkhanov
Lo scontro con il nuovo presidente.
Dopo l’assassinio di Kadyrov, il nuovo presidente Alu Alkhanov ha cercato di ridimensionare lo strapotere di questa formazione militare, giudicata troppo autonoma e difficilmente controllabile. Ne ha perfino ventilato lo scioglimento. Ma il giovane e spregiudicato Ramzan Kadyrov ha reagito sfidando Alkhanov e i suoi stessi protettori russi. Dopo aver dichiarato che “la guardia presidenziale non verrà mai sciolta”, Ramzan ha iniziato a minacciare pubblicamente le autorità governative facendo capire che lui, d’ora in avanti, avrebbe giocato la sua partita da solo.
I kadyroviti hanno quindi intensificato la loro guerra terroristica contro i ceceni, portandola avanti in proprio, e ne hanno iniziata un’altra contro le autorità di Grozny e di Mosca. Ramzan Kadyrov si è trasformato così in un signore della guerra, un boss mafioso che agisce con l’unico scopo di rafforzare il proprio potere personale.

Responsabili del 75% dei crimini. “Il 75 per cento dei crimini commessi attualmente in Cecenia sono opera dei kadyroviti”, spiega Aleksandr Mnatsakanian dell’International Helsinki Federation for Human Rights (Ihf). “La popolazione in Cecenia ormai ha più paura dei kadyroviti che dei soldati russi perché, essendo ceceni anch’essi, conoscono ogni villaggio e ogni famiglia e sanno meglio dei russi come perseguitare la gente del posto.  Anche per questo, per timore di sicura rappresaglia, i loro crimini non vengono denunciati. Se ad esempio una persona viene rapita da militari russi, la sua sparizione viene denunciata; se invece il sequestro è opera dei kadyroviti nessuno dice nulla e cerca di risolvere la questione privatamente. Questo è il motivo per cui le statistiche ufficiali sulle sparizioni di civili sono così rosee. I kadyroviti rappresentano il maggiore problema della Cecenia di oggi”.

Parenti di civili scomparsi Una guerra per il potere locale. Sul fronte opposto, Ramzan Kadyrov sta portando avanti una vera e propria guerra di conquista del potere a livello locale imponendo con la forza propri uomini al posto dei funzionari del governo Alkhanov, che vengono rimossi con la minaccia delle armi.
“E’ quanto accaduto, per esempio, all’inizio di febbraio a Vedeno – spiega Tatyana Lokshina dell’Ihf – quando centinaia di kadyroviti hanno occupato la cittadina e tutti i villaggi del distretto seminando il terrore tra la popolazione e dando 24 ore di tempo al locale comandante della polizia e ad altri dodici funzionari per dare le dimissioni, pena la denuncia per collaborazionismo con i ribelli. Tutti hanno ceduto, e al loro posto sono stati istallati uomini fedeli a Ramzan Kadyrov. La stessa cosa è successa pochi giorni prima ad Argun, dove i kadyroviti hanno rimosso addirittura il sindaco, mettendo al suo posto uno dei loro”.
Kadyrov, come un qualsiasi mafioso che cerca di mettersi in proprio, vuole garantirsi il controllo diretto del territorio per portare avanti indisturbato il suo business del terrore: sequestri a scopo d’estorsione, saccheggi, racket sul contrabbando del petrolio. Insomma, tutto quello che prima faceva per conto dei russi e dei loro alleati ceceni. I quali per ora non reagiscono solo per evitare di aprire un nuovo fronte di guerra. 

 

Enrico Piovesana

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