In Cecenia non solo russi e indipendentisti: c'è una terza forza che terrorizza la popolazione
Nonostante i numerosi appelli internazionali rivolti a Putin, sia la tregua
unilaterale proclamata dagli indipendentisti ceceni che la loro richiesta
di apertura di un negoziato con Mosca sono state completamente ignorate
dal Cremlino.
L’esercito russo e i loro alleati ceceni continuano a
compiere operazioni militari anti-guerriglia e rastrellamenti nei
villaggi, anche se sembrano cessati i bombardamenti d’artiglieria sulle
roccaforti della resistenza nelle foreste delle montagne del sud della
Cecenia.
I guerriglieri, dal canto loro, sembra si limitino a reagire
agli attacchi.
Ma in campo c’è una terza forza militare ‘indipendente’ che sfugge alla
logica bipolare di questa guerra e quindi di qualsiasi possibile tregua
o accordo di pace. E soprattutto una forza che semina il terrore tra la
popolazione civile cecena più di quanto già non facciano i soldati
russi.
Ex guardie presidenziali. Stiamo parlando dei ‘kadyroviti’, la milizia
irregolare cecena comandata da Ramzan Kadyrov, attuale vice primo
ministro del governo ceceno filo-russo, ma soprattutto figlio del
defunto presidente Akhmad Kadyrov, assassinato dagli indipendentisti lo
scorso maggio.
A quel tempo gli uomini di Ramzan (migliaia, nessuno sa
esattamente quanti) costituivano la guardia presidenziale del padre e
si dedicavano al lavoro sporco per conto dei russi: spedizioni
punitive, sequestri, torture, stupri, omicidi, estorsioni. In una
parola, il loro compito era terrorizzare la popolazione civile cecena
per dissuaderla dal collaborare con la resistenza.
Le loro azioni,
oltre ad essere particolarmente efferate, erano sempre molto efficaci
poiché sapevano dove e come colpire, dato che quasi tutti i kadyroviti
sono ex guerriglieri che hanno deciso di passare al nemico.
Lo scontro con il nuovo presidente. Dopo l’assassinio di Kadyrov, il
nuovo presidente Alu Alkhanov ha cercato di ridimensionare lo
strapotere di questa formazione militare, giudicata troppo autonoma e
difficilmente controllabile. Ne ha perfino ventilato lo scioglimento.
Ma il giovane e spregiudicato Ramzan Kadyrov ha reagito sfidando
Alkhanov e i suoi stessi protettori russi. Dopo aver dichiarato che “la
guardia presidenziale non verrà mai sciolta”, Ramzan ha iniziato a
minacciare pubblicamente le autorità governative facendo capire che
lui, d’ora in avanti, avrebbe giocato la sua partita da solo.
I
kadyroviti hanno quindi intensificato la loro guerra terroristica
contro i ceceni, portandola avanti in proprio, e ne hanno iniziata
un’altra contro le autorità di Grozny e di Mosca. Ramzan Kadyrov si è
trasformato così in un signore della guerra, un boss mafioso che agisce
con l’unico scopo di rafforzare il proprio potere personale.
Responsabili del 75% dei crimini. “Il 75 per cento dei crimini commessi
attualmente in Cecenia sono opera dei kadyroviti”, spiega Aleksandr
Mnatsakanian dell’
International Helsinki Federation for Human Rights
(Ihf). “La popolazione in Cecenia ormai ha più paura dei kadyroviti che
dei soldati russi perché, essendo ceceni anch’essi, conoscono ogni
villaggio e ogni famiglia e sanno meglio dei russi come perseguitare la
gente del posto.
Anche per questo, per timore di sicura rappresaglia, i
loro crimini non vengono denunciati. Se ad esempio una persona viene
rapita da militari russi, la sua sparizione viene denunciata; se invece
il sequestro è opera dei kadyroviti nessuno dice nulla e cerca di
risolvere la questione privatamente. Questo è il motivo per cui le
statistiche ufficiali sulle sparizioni di civili sono così rosee. I
kadyroviti rappresentano il maggiore problema della Cecenia di oggi”.
Una guerra per il potere locale. Sul fronte opposto, Ramzan Kadyrov sta
portando avanti una vera e propria guerra di conquista del potere a
livello locale imponendo con la forza propri uomini al posto dei
funzionari del governo Alkhanov, che vengono rimossi con la minaccia
delle armi.
“E’ quanto accaduto, per esempio, all’inizio di febbraio a Vedeno –
spiega Tatyana Lokshina dell’Ihf – quando centinaia di kadyroviti hanno
occupato la cittadina e tutti i villaggi del distretto seminando il
terrore tra la popolazione e dando 24 ore di tempo al locale comandante
della polizia e ad altri dodici funzionari per dare le dimissioni, pena
la denuncia per collaborazionismo con i ribelli. Tutti hanno ceduto, e
al loro posto sono stati istallati uomini fedeli a Ramzan Kadyrov. La
stessa cosa è successa pochi giorni prima ad Argun, dove i kadyroviti
hanno rimosso addirittura il sindaco, mettendo al suo posto uno dei
loro”.
Kadyrov, come un qualsiasi mafioso che cerca di mettersi in proprio,
vuole garantirsi il controllo diretto del territorio per portare avanti
indisturbato il suo business del terrore: sequestri a scopo
d’estorsione, saccheggi, racket sul contrabbando del petrolio. Insomma,
tutto quello che prima faceva per conto dei russi e dei loro alleati
ceceni. I quali per ora non reagiscono solo per evitare di aprire un
nuovo fronte di guerra.