11/10/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Congresso Usa stanzia i fondi per la "Festa della vittoria" in Iraq e Afghanistan
Ormai anche i generali dell’esercito statunitense in Iraq ammettono che la situazione della sicurezza nel Paese è al limite della guerra civile. Gli attacchi sono più frequenti che mai, così come in costante crescita è il numero delle vittime civili. Al pentagono già si dichiara che le truppe Usa dovranno rimanere in Iraq, perlomeno fino alla prossima primavera. In guerra però, tutto può succedere, così per essere pronti a qualsiasi evenienza, anche la più ottimistica, il Congresso ha deciso di prepararsi a celebrare “la festa della vittoria”. Uno scherzo? Niente affatto. La notizia è stata pubblicata dal New York Times, che riferisce che per quegli ipotetici festeggiamenti sono stati già stanziati venti milioni di dollari.
 
Mid-term. Il fondo per commemorare le vittorie statunitensi nelle guerre in Iraq e in Afghanistan è un’eredità del bilancio dello scorso anno, quando già si prevedeva la conclusione dei due conflitti. Quei fondi, mai spesi, sono rientrati nella finanziaria del 2007. Inizialmente il progetto festaiolo era stato votato anche dal partito dei democratici, ma ora, con le elezioni di Mid-term alle porte, potrebbe diventare un asso nella manica per entrambi gli schieramenti. I democratici accusano già il governo di aver smarrito il senso della realtà, i repubblicani replicano accusando l’opposizione di rinnegare un provvedimento votato anche da loro e di voler disonorare le truppe. “I repubblicani sono convinti –ha dichiarato Carolyn Weyforth, portavoce della maggioranza al Senato – che risulteranno vincitori nella guerra al terrore. Non vedono l’ora di usare quel denaro per onorare gli uomini e le donne che hanno rischiato e sacrificato le proprie vite”. Fino alla vittoria però, le salme dei militari rimpatriati e le storie dei feriti rimasti invalidi rimarranno un taboo. Dall’inizio della guerra l’amministrazione Bush ha proibito ai media di documentare le vittime statunitensi della guerra in Iraq.
 
Mission accomplished. Come per il celebre discorso del maggio 2003 sulla portaerei Lincoln, quando Gorge Bush dichiarò “Mission accomplished”, missione compiuta, ancora una volta spetterà al presidente la scelta del momento in cui celebrare la vittoria in Iraq e Afghanistan. Il decreto approvato dal Congresso implica che Bush potrà, a sua discrezione, ”invitare la nazione a osservare quel giorno con appropriate cerimonie e attività”. Intanto però, in Iraq rimangono centoquarantamila soldati statunitensi, e altri ventimila sono impregnati sul campo in Afghanistan. Solo a settembre, le vittime tra i militari statunitensi in Iraq e Afghanistan sono state settantotto.

Naoki Tomasini

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