Il Congresso Usa stanzia i fondi per la "Festa della vittoria" in Iraq e Afghanistan
Ormai anche i generali dell’esercito statunitense in Iraq
ammettono che la situazione della sicurezza nel Paese è al limite della guerra
civile. Gli attacchi sono più frequenti che mai, così come in costante crescita
è il numero delle vittime civili. Al pentagono già si dichiara che le truppe
Usa dovranno rimanere in Iraq, perlomeno fino alla prossima primavera. In
guerra però, tutto può succedere, così per essere pronti a qualsiasi evenienza,
anche la più ottimistica, il Congresso ha deciso di prepararsi a celebrare “la
festa della vittoria”. Uno scherzo? Niente affatto. La notizia è stata
pubblicata dal New York Times, che riferisce che per quegli ipotetici
festeggiamenti sono stati già stanziati venti milioni di dollari.
Mid-term. Il fondo per commemorare le vittorie
statunitensi nelle guerre in Iraq e in Afghanistan è un’eredità del bilancio
dello scorso anno, quando già si prevedeva la conclusione dei due conflitti.
Quei fondi, mai spesi, sono rientrati nella finanziaria del 2007. Inizialmente
il progetto festaiolo era stato votato anche dal partito dei democratici, ma
ora, con le elezioni di Mid-term alle porte, potrebbe diventare un asso nella
manica per entrambi gli schieramenti. I democratici accusano già il governo di
aver smarrito il senso della realtà, i repubblicani replicano accusando
l’opposizione di rinnegare un provvedimento votato anche da loro e di voler
disonorare le truppe. “I repubblicani sono convinti –ha dichiarato Carolyn
Weyforth, portavoce della maggioranza al Senato – che risulteranno vincitori
nella guerra al terrore. Non vedono l’ora di usare quel denaro per onorare gli
uomini e le donne che hanno rischiato e sacrificato le proprie vite”. Fino alla
vittoria però, le salme dei militari rimpatriati e le storie dei feriti rimasti
invalidi rimarranno un taboo. Dall’inizio della guerra l’amministrazione Bush
ha proibito ai media di documentare le vittime statunitensi della guerra in
Iraq.
Mission accomplished. Come per il celebre discorso
del maggio 2003 sulla portaerei Lincoln, quando Gorge Bush dichiarò “Mission
accomplished”, missione compiuta, ancora una volta spetterà al presidente la
scelta del momento in cui celebrare la vittoria in Iraq e Afghanistan. Il
decreto approvato dal Congresso implica che Bush potrà, a sua discrezione,
”invitare la nazione a osservare quel giorno con appropriate cerimonie e
attività”. Intanto però, in Iraq rimangono centoquarantamila soldati
statunitensi, e altri ventimila sono impregnati sul campo in Afghanistan. Solo
a
settembre, le vittime tra i militari statunitensi in Iraq e Afghanistan sono
state settantotto.