11/09/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



David Potorti perse il fratello l'11 settembre 2001. Ora promuove la pace e il dialogo
Le prime immagini dell'attentato alle Torri Gemelle sugli schermi della CnnDavid Potorti è uno dei direttori di Peaceful Tomorrows, l’associazione dei parenti delle vittime dell’11 settembre, che cerca di promuovere la pace e il dialogo tra i popoli. Negli attacchi al World Trade Center, Potorti ha perso un fratello, che lavorava nella Torre Nord. A tre anni da quel giorno che ha segnato la sua vita e quella di tante altre persone, gli chiediamo cosa è cambiato.
 
Subito dopo il crollo delle Torri Gemelle, si diceva che il mondo non avrebbe mai dimenticato quell’orrore. Ma negli ultimi due anni ci sono state le guerre in Afghanistan e in Iraq, nonché altri sanguinosi attentati. Il bagaglio di compassione e di solidarietà che gli Usa avevano guadagnato con l’11 settembre sembra essere stato dissipato. A volte, lei ha la sensazione che il ricordo di quel giorno stia sbiadendo, nella memoria collettiva?
 
“Penso che spesso dimentichiamo la realtà dell’11 settembre, la sofferenza e le morti di quel giorno. Quel giorno, tutti pensavano agli esseri umani che sono morti, e leggevano le loro storie sui giornali. Ma oggi quelle persone sono diventate simboli, sono state usate per scopi politici, come un pretesto per uccidere altra gente innocente. Noi di Peaceful Tomorrows cerchiamo di ricordare alla gente il fatto che quel giorno sono morti degli uomini innocenti, ognuno con la loro vita. Se si ricorda questo, credo che poi sia più difficile fare una guerra nel loro nome. Quando ti dimentichi la realtà della morte, sei capace di causare altre morti con la guerra. Noi proviamo a far ricordare che c’è gente che soffre nel mondo, in Afghanistan, in Iraq, dovunque ci sia il terrorismo, e siamo molto delusi che il nostro Paese, invece di avvalersi del sostegno del resto del mondo, lo abbia respinto con la politica del “siamo noi contro di loro, o sei con noi o sei con i terroristi”. Quella è la direzione sbagliata, noi cerchiamo di capovolgerla”.
 
Un manifesto di Peaceful Tomorrows, l'associazione dei parenti delle vittime
Recentemente il partito repubblicano ha tenuto la sua convention proprio a New York. Molti hanno visto questa mossa come un tentativo del presidente Bush di sfruttare il ricordo delle vittime dell’11 settembre in vista delle elezioni. Le ha dato fastidio questo fatto?
 
“Credo che la politica cerchi le emozioni, che sia tutta improntata ad avvantaggiarsi delle emozioni della gente. Quindi posso capire che una convention si faccia in un posto che ricorda emozioni così forti, ma certo che questo mi rattrista. Sono triste perché se questo è il nostro sistema politico, per cui noi lasciamo che siano le emozioni a controllare quello che facciamo, non mi sorprende che i politici cerchino di trarre vantaggio dalla sofferenza dei nostri cari, con lo scopo di favorire la loro carriera”.
 
Anche in base alle conclusioni della Commissione sull’11 settembre, lei personalmente ce l’ha con qualcuno in particolare per non aver fatto abbastanza per prevenire quegli attacchi?
 
“Oh sì, ce l’ho con tutti. Quel che è davvero inquietante è che nessuno si sta prendendo la responsabilità per quel fallimento. Il nostro Paese stava spendendo un miliardo di dollari al giorno per la difesa nazionale, non c’è nessuna scusa, non è che quegli attacchi sono capitati e basta. I servizi segreti avevano ricevuto avvertimenti da Paesi di tutto il mondo. E’ triste constatare come tutte queste prove dimostrino il completo fallimento della nostra intelligence, incapace di proteggere il nostro Paese, e come tutto rimanga fermo. Nessuno viene ritenuto responsabile, nessuno è in carcere, nessuno viene punito, e anche questo dice molto sulla salute del nostro sistema politico: cioè, nessuno in America è responsabile delle proprie azioni. Non so se ha visto quel recente sondaggio, da cui viene fuori che il 50 per cento dei newyorchesi non crede alla versione ufficiale di come sono andate le cose l’11 settembre”.
 
Vigili del fuoco newyorchesi alzano la bandiera statunitense a Ground ZeroLei è uno di questi?
 
“Sì. In questo caso parlo per me stesso, non per Peaceful Tomorrows. Credo anch’io che si sapeva che ci sarebbero stati gli attentati, ma che non si sia fatto niente per prevenirli, perché ci davano una giustificazione per invadere l’Iraq. Non è possibile che non sapessimo, certo che lo sapevamo, ci avevano avvertito le intelligence di un sacco di Paesi eppure non abbiamo fatto niente. Ci serviva una scusa per dichiarare guerra all’Iraq, come era stato pianificato da ben prima dell’11 settembre. E’ triste da credere, ma se guardiamo a quello che è successo negli ultimi tre anni è così: stanno utilizzando gli attentati per fini economici, per il profitto delle grandi società”.
 
Dopo varie discussioni, è stato deciso che sul sito di Ground Zero verrà eretta la “Torre della libertà”, in ricordo di quella strage. Come ha seguito Peaceful Tomorrows il dibattito su cosa costruire dove prima c’era il World Trade Center?
 
“Non l’abbiamo seguito molto, avevamo così tanto da fare… Il mio desiderio era che Ground Zero potesse diventare un “parco della pace” senza edifici, ma è rimasto un desiderio. Con un’altra torre in mezzo ai grattacieli, ho paura che dimenticheremo tutto. La mia sola speranza ora è che alcuni uffici della Torre siano dati alle associazioni che promuovono la pace. Ma non credo che questo accadrà”.
 
Se incontrasse Osama bin Laden, o qualunque terrorista disposto a morire pur di uccidere degli innocenti, cosa gli direbbe?
 
“Gli chiederei ‘perché’: è quello che non facciamo mai in America, chiedere perché vogliono ucciderci, perché ci odiano. Credo che dovremmo ascoltarli. Non significa che dobbiamo essere d’accordo con loro, ma dobbiamo capire quali sono le loro ragioni, perché sono arrabbiati a morte con noi. E se c’è qualche maniera di cambiare questo loro atteggiamento, noi dovremmo sforzarci di cambiare il nostro”.

Alessandro Ursic

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