07/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Paura e indifferenza regnano sovrane nell'isola caraibica. Le elezioni territoriali sono state un flop
Ogni volta che a Haiti si svolgono elezioni (siano esse presidenziali o territoriali) la tensione e la violenza prendono il sopravvento sulla necessità di cambiamento.
 
Tafferugli nella capitaleI fatti. Domenica 3 dicembre è accaduto qualcosa di simile allorché la popolazione haitiana è stata chiamata  per andare alle urne e eleggere sindaci, giudici di pace, delegati regionali.
Una votazione molto importante dal punto di vista istituzionale perché rientrava nell’ottica del programma di decentralizzazione del potere iniziato il 7 febbraio scorso, allorché il presidente, Renè Preval ha vinto le elezioni del dopo-Aristide.
La popolazione, però,  non ha dimostrato alcun interesse per questo suffragio e i giornalisti presenti ai seggi per seguire l’andamento della tornata elettorale, hanno potuto constatare che l’adesione della cittadinanza  non è arrivata al 10 per cento.
E per ora (sempre che a qualcuno interessi) non è arrivato nessun dato ufficiale sui potenziali vincitori e vinti e, comunque, nemmeno i dati sull’affluenza alle urne.
 
Gli uomini della MinustahLo svolgimento. “Le elezioni si sono svolte in una clima di piena confusione” racconta dalla capitale Port au Prince il giornalista Francesco Fantoli, “molti sono stati gli incidenti, le prepotenze e addirittura i morti”.
Le cifre parlano di 4 morti, tra loro sicuramente un poliziotto e diversi attivisti impegnati nelle elezioni, fra la capitale e la provincia. Nonostante questo (forse perché in Haiti si sono vissuti periodi molto più duri)  e nonostante la voce del presidente Preval non si senta da molte settimane, le autorità haitiane si dichiarano soddisfatte.
“La situazione del paese e' incomprensibile”, dice Fantoli che aggiunge “ come se non bastasse il gran caos che c’è in questo paese ieri notte quaranta detenuti sono fuggiti dal penitenziario di Port au Prince”. Ma questo è nulla in confronto alle quotidiane violenze che devastano questo paese martoriato da decenni di dittature, ribellioni, sfruttamenti.
E i rapimenti sono all’ordine del giorno. Continuando di questo passo, prima o poi, tutti i cittadini dell’isola saranno stati rapiti almeno una volta, anche i più indigenti.
“L’ondata tragica dei rapimenti bagna ogni giorno il Paese senza risparmiare quartieri, senza ritegno, in qualsiasi ora. Gli haitiani sono traumatizzati. E, come dicevamo, non sono solo i ricchi ad avere paura.
 
Scene ordinarie dalla capitaleI sequestri. I rapimenti colpiscono trasversalmente tutti i livelli della società. E’ tragico l’esempio della 19enne
Farah Kerby Dessources, rapita a nord della capitale il 15 novembre e fatta ritrovare morta il giorno dopo essere stata atrocemente seviziata fino all'orrore.
“Questa storia - racconta Fantoli con l’amaro in bocca - ha sconvolto tutti, perchè la giovane e' per ironia della sorte il frutto di uno stupro avvenuto 19 anni fa in un hotel di Port au Prince ad opera di un militare statunitense, subito scomparso, ai danni di una cameriera, appunto la madre di Farah”.
Essendo Farah di carnagione chiara, come il padre, ai rapitori è sembrato piuttosto facile recuperare denaro e chiedere ai genitori della ragazza 30.000 dollari americani.
Fantoli racconta la vicenda: “La madre della ragazza con molta fatica, coinvolgendo la parrocchia, gli amici e i risparmi di una vita di lavoro (un guadagno di 10 dollari al giorno) è riuscita a mettere insieme 300 dollari americani. Secondo i rapitori una volta pagato il riscatto, la ragazza sarebbe stata consegnata. Purtroppo non era stato precisato in quali condizioni”.
Ai funerali della ragazza (ai quali ha partecipato anche il ministro dell’Educazione, M. Gabriel Bien Aimè) migliaia di persone sconfortate dalla morte della giovane e dalla consapevolezza della totale assenza di una via di uscita da questa situazione sociale, hanno dovuto assistere ad una nuova telefonata dei rapitori che minacciavano di  rapire anche il figlio 16enne.
Fantoli è laconico nel suo ultimo commento: “Qui sono davvero tutti sotto choc. Non funziona nulla e le montagne di soldi che sono arrivate finora sembrano solo acuire le lotte di spartizione, ma mai creano lavoro e benessere”

Alessandro Grandi

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