Ogni volta che a Haiti si svolgono elezioni (siano esse presidenziali o territoriali)
la tensione e la violenza prendono il sopravvento sulla necessità di cambiamento.
I fatti. Domenica 3 dicembre è accaduto qualcosa di simile allorché la popolazione haitiana
è stata chiamata per andare alle urne e eleggere sindaci, giudici di pace, delegati
regionali.
Una votazione molto importante dal punto di vista istituzionale perché rientrava
nell’ottica del programma di decentralizzazione del potere iniziato il 7 febbraio
scorso, allorché il presidente, Renè Preval ha vinto le elezioni del dopo-Aristide.
La popolazione, però, non ha dimostrato alcun interesse per questo suffragio
e i giornalisti presenti ai seggi per seguire l’andamento della tornata elettorale,
hanno potuto constatare che l’adesione della cittadinanza non è arrivata al 10
per cento.
E per ora (sempre che a qualcuno interessi) non è arrivato nessun dato ufficiale
sui potenziali vincitori e vinti e, comunque, nemmeno i dati sull’affluenza alle
urne.
Lo svolgimento. “Le elezioni si sono svolte in una clima di piena confusione” racconta dalla
capitale Port au Prince il giornalista Francesco Fantoli, “molti sono stati gli
incidenti, le prepotenze e addirittura i morti”.
Le cifre parlano di 4 morti, tra loro sicuramente un poliziotto e diversi attivisti
impegnati nelle elezioni, fra la capitale e la provincia. Nonostante questo (forse
perché in Haiti si sono vissuti periodi molto più duri) e nonostante la voce
del presidente Preval non si senta da molte settimane, le autorità haitiane si
dichiarano soddisfatte.
“La situazione del paese e' incomprensibile”, dice Fantoli che aggiunge “ come
se non bastasse il gran caos che c’è in questo paese ieri notte quaranta detenuti
sono fuggiti dal penitenziario di Port au Prince”. Ma questo è nulla in confronto
alle quotidiane violenze che devastano questo paese martoriato da decenni di dittature,
ribellioni, sfruttamenti.
E i rapimenti sono all’ordine del giorno. Continuando di questo passo, prima
o poi, tutti i cittadini dell’isola saranno stati rapiti almeno una volta, anche
i più indigenti.
“L’ondata tragica dei rapimenti bagna ogni giorno il Paese senza risparmiare
quartieri, senza ritegno, in qualsiasi ora. Gli haitiani sono traumatizzati. E,
come dicevamo, non sono solo i ricchi ad avere paura.
I sequestri. I rapimenti colpiscono trasversalmente tutti i livelli della società. E’ tragico
l’esempio della 19enne
Farah Kerby Dessources, rapita a nord della capitale il 15 novembre e fatta ritrovare
morta il giorno dopo essere stata atrocemente seviziata fino all'orrore.
“Questa storia - racconta Fantoli con l’amaro in bocca - ha sconvolto tutti,
perchè la giovane e' per ironia della sorte il frutto di uno stupro avvenuto 19
anni fa in un hotel di Port au Prince ad opera di un militare statunitense, subito
scomparso, ai danni di una cameriera, appunto la madre di Farah”.
Essendo Farah di carnagione chiara, come il padre, ai rapitori è sembrato piuttosto
facile recuperare denaro e chiedere ai genitori della ragazza 30.000 dollari americani.
Fantoli racconta la vicenda: “La madre della ragazza con molta fatica, coinvolgendo
la parrocchia, gli amici e i risparmi di una vita di lavoro (un guadagno di 10
dollari al giorno) è riuscita a mettere insieme 300 dollari americani. Secondo
i rapitori una volta pagato il riscatto, la ragazza sarebbe stata consegnata.
Purtroppo non era stato precisato in quali condizioni”.
Ai funerali della ragazza (ai quali ha partecipato anche il ministro dell’Educazione,
M. Gabriel Bien Aimè) migliaia di persone sconfortate dalla morte della giovane
e dalla consapevolezza della totale assenza di una via di uscita da questa situazione
sociale, hanno dovuto assistere ad una nuova telefonata dei rapitori che minacciavano
di rapire anche il figlio 16enne.
Fantoli è laconico nel suo ultimo commento: “Qui sono davvero tutti sotto choc.
Non funziona nulla e le montagne di soldi che sono arrivate finora sembrano solo
acuire le lotte di spartizione, ma mai creano lavoro e benessere”