"Qui non si lapidano donne". In Canada, un paesino pubblica una guida per spiegare lo stile di vita locale agli aspiranti cittadini
A Herouxville le donne possono votare, ballare, guidare, lavorare e vestirsi
come vogliono. Al contrario, non è usanza locale lapidarle, costringerle all’infibulazione,
bruciarle vive né sfigurarle con l’acido. Meglio dirlo subito, per far capire
a eventuali aspiranti cittadini che “il modello di vita che hanno abbandonato
lasciando i loro Paesi di origine non può essere ricreato qui”. Così almeno hanno
pensato il sindaco e i consiglieri comunali di questo villaggio canadese a 160
km da Montreal, 1.300 persone che vivono tra le foreste del Quebec. Ma la loro
guida sugli “standard” di vita a Herouxville (attuali famiglie immigrate: una),
ha scatenato un dibattito sull’integrazione e il multiculturalismo nel Canada.
La guida. Il
testo, pubblicato anche online sul sito dell’amministrazione locale, tocca vari aspetti
della vita comunitaria. Per le festività, si informa che a Herouxville si ascolta
musica, si bevono alcolici e sì, a Natale si decorano gli abeti con luci e palle
colorate; a proposito, ogni tanto ci si può imbattere in una croce, fa parte delle
usanze religiose locali. In ospedale, può capitare che un uomo venga curato da
un’infermiera, e i padri sono ammessi in sala parto. A scuola, è normale che ci
siano delle maestre. Nello sport, uomini e donne possono trovarsi insieme su una
pista da sci, su un campo da hockey e persino in piscina. In famiglia e sul lavoro,
uomini e donne hanno gli stessi diritti. Ma ci sono anche dei divieti da rispettare:
in pubblico, ci si può coprire il volto solo ad Halloween.
Le reazioni. In sostanza, è un manuale per l’integrazione rivolto ad aspiranti immigrati
integralisti, in particolare musulmani. Una specie finora sconosciuta a Herouxville,
ma che gli amministratori locali non escludono evidentemente di accogliere in
futuro. La caratterizzazione data nella guida ha provocato da una parte accuse
di razzismo, dall’altra applausi di chi non vede di buon occhio l’immigrazione.
Il quotidiano Montreal Gazette, l’unico in lingua inglese della città a maggioranza francofona, ha ribattezzato
il villaggio “Heroville”, ossia la città degli eroi, per aver parlato chiaro.
Per André Drouin, il consigliere di Herouxville che ha avuto l’idea della contestata
guida, le accuse di razzismo sono infondate. “Noi invitiamo gente di ogni nazionalità,
lingua, orientamento sessuale, a vivere con noi, ma vogliamo che sappiamo in anticipo
come viviamo”, ha detto.
La canzone. Il caso è scoppiato in concomitanza con un altro episodio che ha fatto discutere
a Montreal, quello di una canzone composta da un poliziotto favorevole all’assimilazione
culturale. “Vogliamo accettare diverse etnie, ma non a qualsiasi prezzo. Se non
sei felice nel posto dove sei capitato, c’è un posto che si chiama aeroporto”,
recita il testo. La polizia di Montreal, precisando che le forze dell’ordine non
fanno propri i valori proposti dalla canzone, sta considerando la possibilità
di prendere azioni disciplinari contro l’autore, un agente di 37 anni. Ma la canzone
ha spopolato su Internet, mentre un recente sondaggio ha rivelato che il 59 percento
degli abitanti del Quebec confessa di provare qualche sentimento razzista.
Altri casi difficili. Per il Canada i problemi legati alla convivenza tra comunità diverse sono iniziati
già da qualche anno, e il Paese si chiede ancora come affrontare la questione.
Nel 2005, lo stato dell’Ontario negò ai musulmani l’applicazione della legge islamica
nelle dispute domestiche. Altre frizioni si sono registrate più di recente: a
Toronto, un giudice ha ordinato la rimozione di un albero di Natale dall’aula,
in modo da non offendere chi cristiano non è. A Montreal, invece, una palestra
è stata costretta a installare finestre con i vetri oscurati, dopo che una sinagoga
adiacente si era lamentata per la vista delle persone che facevano esercizi. Per
gli aspiranti immigrati confusi, non è dato sapere se si trattava di una palestra
mista o solamente maschile.