14/03/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'alcool è un problema crescente tra i soldati Usa impiegati in Iraq e in Afghanistan
Un esercito di asini, di ex criminali e di immigrati non ancora cittadini naturalizzati. Con il rilassamento degli standard di reclutamento, dovuti al bisogno continuo di mandare forze fresche al fronte e al diminuito fascino della carriera militare tra i giovani, l'esercito statunitense è stato definito a turno in uno di questi modi. Ora, con la scoperta di alcuni dati del Pentagono da parte del New York Times, si potrebbe anche chiamarlo un esercito di ubriaconi. Perché l'alcool è uno svago, o un vizio, che coinvolge sempre più soldati statunitensi in Iraq e in Afghanistan.

I dati. Su 665 casi di crimini commessi al fronte e puniti, 240 sono relativi a episodi in cui il militare condannato era sotto l'effetto dell'alcool. L'episodio più noto è quello della strage di Mahmudiya nel marzo del 2006, quando un gruppo di soldati stuprò una 14enne e uccise lei con tutta la sua famiglia. Le indagini sul caso, che finora hanno portato a due condanne, hanno scoperto che i soldati erano sbronzi di un whisky fornito da colleghi dell'esercito iracheno. In altri episodi di violenza le vittime sono gli stessi soldati statunitensi, uccisi o feriti da colpi sparati da commilitoni ubriachi.

Alcool in quantità. Teoricamente, mettere le mani su bottiglie di liquori in Iraq e in Afghanistan dovrebbe essere impossibile. L'esercito statunitense vieta di bere mentre si è in servizio, e il dipartimento della Difesa investe milioni di dollari in campagne pubblicitarie come la creazione del sito Thatguy.com, per rendere i soldati consapevoli dei pericoli dell'alcool. Ma lo stress dei combattimenti e di giornate in cui un attacco degli insorti potrebbe arrivare da qualunque parte, porta evidentemente molti soldati a cercare lo stordimento procurato dai superalcolici. Che abbondano anche in Iraq e in Afghanistan, Paesi musulmani dove l'alcool dovrebbe essere una rarità, e invece i liquori arrivano: di contrabbando, magari spediti da casa all'interno di contenitori per i medicinali, o prodotti direttamente in Iraq per i soldati, vista la domanda in costante aumento.

Tendenza in aumento. Secondo un recente studio del Pentagono, il numero di soldati che ammettono di ubriacarsi sistematicamente è aumentato del 30 percento dal 2002 al 2005, un risultato che “potrebbe segnalare un crescente uso pesante di alcol nell'esercito”. Per la prima volta dal 1985, le ricerche del dipartimento della Difesa hanno scoperto che oltre un quarto dei soldati sostiene di bere molto su base regolare, dove “bere molto” significa mandar giù almeno cinque bicchieri in una sera. Ed è salito anche l'uso di droghe sotto le armi: lo fanno il cinque percento dei soldati. Ma nonostante una tendenza ben delineata per lo stesso Pentagono, il dipartimento della Difesa – costretto a trovare continuamente fondi per finanziare le due guerre – ha tagliato del 39 percento le spese per prevenire gli abusi di alcool e tabacco, scendendo da 12,6 a 7,74 milioni di dollari (5,9 milioni di euro) nell'ultimo anno.
 

Alessandro Ursic

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