La visita della presidente della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi,
mercoledì 4 aprile
a Damasco, ha suscitato diverse polemiche. Gli Stati Uniti hanno rotto le relazioni
diplomatiche con la Siria al tempo dell'uccisione di Rafiq Hariri, nel 2005, e
la missione della Pelosi è stata considerata da diversi repubblicani Usa, come
Gordon Johndroe, portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale: “Un viaggio
unilaterale e controproducente”.
La via per la pace. Washington accusa la Siria di sostenere le organizzazioni terroriste Hamas e
Hezbollah, oltreché di consentire il passaggio dei miliziani jihadisti dal suo
territorio verso quello iracheno. In un recente rapporto dei servizi segreti israeliani
si sostiene che la rete dei centri di comando delle milizie sciite vicine all'Iran
abbia come perno proprio l'aeroporto di Damasco. Lo scopo della missione diplomatica
statunitense era riaprire il dialogo con una nazione che, pur restando nella lista
nera di Washington, è imprescindibile per stabilizzare il quadro politico mediorientale.
Lo scorso anno il gruppo di studio Usa sull'Iraq, la commissione Baker-Hamilton,
raccomandava l'apertura di canali di dialogo con Iran e Siria per stabilizzare
la regione. “L'amministrazione Bush ha rifiutato le raccomandazioni bipartisan
della commissione e continua ad attaccare verbalmente i repubblicani e i democratici
su questo argomento” ha dichiarato la portavoce di Nancy Pelosi. Probabilmente,
però, più che un conflitto tra democratici e repubblicani, la visita della presidente
della Camera dei Rappresentanti in Siria rappresenta una via alternativa che gli
Stati Uniti vogliono
percorrere in parallelo, rispetto alla linea militare ad oltranza dell'amministrazione
Bush. A conferma di ciò, Nancy Pelosi ha dichiarato che nonostante le polemiche,
“non c'è assolutamente alcuna divisione tra questa delegazione e il presidente
Bush sui temi in agenda”. La Pelosi ha infatti ottenuto rassicurazioni da parte
di Damasco: il presidente siriano, Bashar Assad, ha promesso di usare la sua influenza
per sbloccare sia la crisi irachena che quelle in Libano e Palestina. “La via
per Damasco è la via per la pace”, ha dichiarato la Pelosi dopo l'incontro.
Israele. Al suo arrivo a Damasco, la Pelosi aveva dichiarato di portare un messaggio
per Assad da parte del primo ministro israeliano Olmert, che si sarebbe detto
disposto a riaprire colloqui di pace con la Siria in merito alle alture del Golan,
occupate da Israele nel 1967. Ieri però l'ufficio di Olmert ha smentito fermamente,
sostenendo che “Pelosi ha tenuto parte delle cose dette durante l'incontro e ha
usato solo quelle che le convenivano. Israele continua a considerare la Siria
come parte dell'asse del male che incoraggia il terrorismo in Medio Oriente”.
Una chiusura, questa, che stride soprattutto a fronte della disponibilità alla
trattativa espressa dal presidente siriano. La Pelosi è però riuscita ad accreditarsi
nel ruolo di mediatrice tra i due paesi per cercare di concludere la prigionia
dei militari israeliani catturati l'anno scorso da Hamas a Gaza e da Hezbollah
al confine con il Libano.
Fratelli Musulmani. Nella sua più recente inchiesta, il noto giornalista statunitense Seymour Hersh
ha spiegato che, pur di minare l'asse Iran-Siria, gli Stati Uniti hanno cambiato
la rotta della loro politica in Medi Oriente, puntando su un'alleanza con Israele
e Arabia Saudita che li porta a sostenere i gruppi armati sunniti in Libano, Siria
e Iran. I sauditi hanno in comune con Israele il timore di uno strapotere sciita
nella regione e, insieme, sono attivamente impegnati a sostenere il governo anti-siriano
in Libano, mentre gli Usa starebbero, già da tempo, conducendo operazioni segrete
in Siria e in Iran. A fine 2006 il politico druso libanese Walid Jumblatt, alleato
del governo di Beirut, ha incontrato il vice presidente Usa, Dick Cheney, per
discutere dei modi per destabilizzare Assad e i rapporti tra Damasco e Teheran.
Jumblatt disse allora che: “se gli Usa vogliono davvero osteggiare la Siria, i
Fratelli Musulmani sono le persone con cui parlare”. Dopo l'incontro con Olmert
e Assad, Nancy Pelosi ha proseguito il suo viaggio diplomatico dirigendosi a Riyad,
dove incontrerà il re saudita Abdullah.