Paradossi
dell'economia globalizzata: la principale fonte di esportazione non
ufficiale del Sudafrica è il rame, nonostante il Paese non
abbia giacimenti rilevanti. Esportandolo, principalmente verso la
Cina, la sola Città del Capo guadagna ogni anno sette milioni
e mezzo di euro. Merito delle “gang del rame” che, approfittando
dell'alto valore dei metalli non ferrosi sul mercato mondiale, fanno
affari d'oro. Tanto che il furto di cavi ferroviari, telefonici, ed
elettrici sta mettendo in ginocchio l'economia del Paese.
Richiesta. “Il problema del
furto di metalli è emerso nel 2000 – dichiara a
PeaceReporter Lorinda Nel,
project manager del comitato
sudafricano
Business Against Crime – ma è solo nel
2006 che ha assunto dimensioni veramente preoccupanti”. I furti
sono diventati una piaga, tanto da spingere il governo, la polizia e
le aziende vittime del traffico ad associarsi in comitati
ad hoc
per tentare di arginare il problema. Speranza vana, visto che,
secondo le cifre del
Non Ferrous Theft Combating Committee,
solo nel 2001 il Sudafrica ha perso circa un miliardo di rand (più
di 100 milioni di euro) in furti di materiale, interruzione di
servizi e costi di riparazione. A dedicarsi al lucroso traffico,
alimentato dalla richiesta di rame proveniente dalle economie in
espansione di Cina, India e Brasile, sono sia piccoli criminali che
grandi organizzazioni, tanto che la lunghezza dei cavi rubati va da
pochi metri fino a 40 chilometri di materiale. Tra le vittime
preferite vi sono i cantieri di costruzioni, assaltati durante la
notte dalle gang del rame. In alcuni i casi, le imprese sono state
costrette ad abbandonare i lavori perché le spese per la
sicurezza erano diventate maggiori del valore dei contratti di
appalto.
Disservizi. “Il materiale
rubato è immesso sul mercato sotto varie forme – continua
la Nel –. In parte viene venduto a ricettatori che lo esportano, ma
circa il 75 percento rimane nel Paese e viene acquistato da aziende
impegnate nel riciclo di metalli”. In alcuni casi, rame e alluminio
finiscono nei Paesi confinanti, dove sono imballati e rivenduti
allo stesso Sudafrica.
A farne le spese
sono soprattutto le aziende telefoniche ed elettriche, oltre alle
ferrovie sudafricane. Secondo i dati forniti dal comune di Città
del Capo, il furto di cavi ferroviari tra gennaio e aprile ha portato
al ritardo o alla cancellazione di 200 treni e alla perdita di
200.000 ore di lavoro. Ancora più gravi i disservizi nel
settore elettrico, con interi quartieri che, ogni mese, rimangono
senza luce per giorni a causa dei lavori di riparazione (nel 2000,
gli abbonati colpiti sono stati più di 44.000). Secondo la
Nel, nel 2006 solo i costi per la sostituzione dei cavi hanno
superato i 10 milioni di euro.
Reazione. Arginare il
problema non è facile, anche perché l'unica legge che
colpisce tali furti è il
Second-hand Goods Act del
1955, troppo datata per risultare efficace.
Così, le aziende hanno aumentato a dismisura le spese per la
sicurezza: a Johannesburg, la compagnia elettrica
City Power
spende ogni anno 5 milioni di dollari, mentre
l'azienda telefonica
Telkom destina alla protezione degli
impianti una somma pari alla bolletta annuale pagata dall'intera
Città del Capo.
Il Parlamento
dovrebbe varare a breve una nuova legge, ma per il momento le
autorità si devono arrangiare con quel che hanno. L'inizio del
2007 ha portato qualche successo, come la condanna di 24 membri di
varie gang a 420 anni complessivi di carcere emessa recentemente dal
tribunale di Bloemfontein. Paradossalmente, proprio la diffusione a
macchia d'olio del traffico ha creato problemi alla polizia, che non
riesce ad avere collaborazione dalla popolazione. Se infatti da una
parte i disservizi colpiscono proprio i cittadini comuni,
dall'altra molte famiglie hanno almeno un membro che, a differenti
livelli, partecipa al commercio dei metalli non ferrosi. Da qui la riluttanza
a fornire informazioni alle forze dell'ordine.