Si conclude il summit della Sco, che riunisce Russia, Cina e repubbliche dell'Asia centrale
Si sono concluse di venerdì 17 le esercitazioni militari congiunte più importanti
nella breve storia della Sco,
Organizzazione di Cooperazione di Shangai, alleanza tra Cina, Russia, Uzbekistan, Kazakhstan, Tagikistan e Kirghizistan.
Data
infausta per i superstiziosi, ma di buon auspicio per un network che ha superato
i confini della cooperazione militare. I presidenti dei 6 Paesi (ai fondatori
del ‘95 si aggiunse l’Uzbekistan nel 2001) hanno assistito con orgoglio alle esercitazioni
dei loro soldati, come si vede dalle loro espressioni soddisfatte nelle foto di
circostanza, che contribuiscono involontariamente a creare un’atmosfera da adolescenti
di fronte a un plastico del ‘Risiko’.
Ad Maiora Semper. A questi ‘wargames’, iniziati il 9 agosto scorso ad Urumqi, nella regione autonoma
Uighura
dello Xinjiang cinese, hanno partecipato per la prima volta tutti i membri della
Sco. Conclusione
in grande stile venerdì scorso, a Celiabirsk, negli Urali: per la prima volta
nella
loro storia una esercitazione congiunta militare tra russi e cinesi su suolo russo.
Ben 6.500 soldati, di cui duemila russi e 1.600 cinesi. Il gran finale dopo il
summit di giovedì 16 tra i sei leader a Bishkek, in Kirghizistan, per stringere nodi sempre più stretti in questa alleanza.
Per i cinesi
è evidente come si tratti ormai della loro alternativa alla Nato, utile a trovare
sponde all’estero che riconoscano il loro diritto a non essere disturbati nel
trattare questioni interne spinose come la forzosa riunificazione di Taiwan. Il
quotidiano ufficiale ‘
China Daily’ ha scritto in un editoriale come ormai “l’ambito della Sco per la sicurezza
va oltre il disarmo regionale e dei confini, per estendersi alla gestione di minacce
non tradizionali come terrorismo, forze secessioniste e gruppi religiosi estremisti”.
I nomi ‘Cecenia’ e ‘separatisti Uighuri’ vi vengono per caso in mente? L’organizzazione
era nata nel 1995 per risparmiare risorse allentando il confronto sui rispettivi
confini asiatici.
Yankee Out dalla Via della Seta. Ma i margini di sviluppo della Sco aumentano: il presidente kazako Nursultan
Nazarbaiev annuncia
dal Summit l’imminente creazione di un network per sfruttare le fonti energetiche
in comune. La Sco vede insieme due dei maggiori fornitori di gas al mondo (Russia
e Kazakihstan) con le due potenze industriali che più ne richiederanno in futuro,
Cina e India. E se la loro influenza in Asia aumenta, gli Stati uniti invece vedono
sempre più precario l’equilibrio in cui volevano inserirsi. Non ultimo va registrato
il ritiro Usa dalla
base strategica di Kharshi-Khanabad in territorio uzbeko nell’aprile 2006, snodo fondamentale per le operazioni in Aghanistan e per esercitare pressione
ai confini di Russia e Cina. E vacilla la loro postazione di Manas, Kirghizistan,
dove il nuovo presidente Kurmanbek Dumaiev, ex alleato degli Stati Uniti, ha chiesto
l’anno scorso un affitto 100 volte più consistente per tenere i jet Usa sul proprio territorio, a pochi giorni da un summit Sco.
E quest’anno va peggio: il 17 luglio da Dushambe hanno detto di essersi accordati
con Mosca per schierare nella base aerea di Ayni velivoli militari russi. L’Armata
Rossa invierà jet Sukhoj 25 ed elicotteri Mi-24 e Mi-28. Così Mosca esclude del
tutto le speranze Usa di accattivarsi l’alleanza militare tagika.
Ritorna la stagione ‘Fredda’. Intanto Vladimir Putin può bellamente dire in giugno che il Trattato sulle
Forze Convenzionali, firmato con la Nato per il disarmo post-Guerra Fredda dai
suoi predecessori, è ormai carta straccia. Tanto il 14 luglio annuncia nuovi legami
a Est, con un Protocollo di cooperazione tra la Otsc, erede del Patto di Varsavia
tra Paesi ex-Urss (Armenia e Bielorussia oltre ai già citati) e la Sco. La Otsc
ha gli stessi membri del patto di Shangai, tranne la Cina. Segno che tra le due
ex potenze comuniste ormai è alleanza stabile. “Si passa ad una seria fase di
ristrutturazione della sicurezza Russa dopo il riarmo dei Paesi alla frontiera
europea” secondo l’analista Gleb Pavlovskij sulla ‘Asia Review’. Un rialzo dei
toni confermato dall’annuncio di Vladimir Putin di voler riprendere i voli dei
bombardieri strategici a lungo raggio, attitudine dissuasiva verso gli avversari
scomparsa con la
perestroijka.
Vengo Anch’io! No tu no. E soprattutto il club attira in continuo nuovi membri. Già India, Pakistan
e
Mongolia inviavano negli anni scorsi rappresentanze diplomatiche ‘in osservazione’.
A cui quest’anno si aggiungono i leader di Turkmenistan e Afghanistan, desiderosi
di non perdere il treno di un’alleanza che come numero di abitanti e potenziale
energetico surclassa di parecchio Nato e Unione Europea. Ma è soprattutto Mahmud
Ahmadinejad, presidente iraniano, ad attirare i fotografi presenti al summit nella
capitale Kirghiza. Per il secondo anno consecutivo,
dopo l’incontro del 15 luglio 2006 a Shangai, il leader iraniano si è proposto come settimo membro dell’organizzazione, che
diventerebbe così sempre più una ‘Anti Nato’. Se un comunicato ufficiale del ministero
degli Esteri di Mosca riportava venerdì che “di fronte a una richiesta ufficiale,
la Russia considererebbe seriamente la candidatura, anche se al momento non è
prevista una espansione della nostra organizzazione”. Per adesso però, nemmeno
quest’anno AhmadiNejad ha incassato il risultato sperato.
Ma la ‘Nato dell’Est’, come molti commentatori hanno ribattezzato la Sco, ha conquistato i cuori e
le menti di tutti coloro che si oppongono alla supremazia militare Usa.