29/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il presidente Rahmon si è visto ritorcere una causa contro una company inglese: smascherati i suoi loschi affari con l'alluminio di Stato
 
Ecco Imomali Rahmon: un satrapo post sovietico che immaginava di avere impunità totale - e la aveva - nel suo piccolo canato dell'Asia centrale, dove disponeva della maggiore azienda del Paese: valeva da sola metà dell'export tagico. Un satrapo che cambiava le alleanze commerciali dell'azienda di Stato, trattata come affare privato, a seconda delle sue fortune politiche internazionali. Che chiamò in patria capitali stranieri per risanare la sua azienda in perdita. Per poi cacciarli quando bussarono alla sua porta gli amici russi. Che si ritrovò una condanna a pagare 145 milioni di dollari nella causa da lui stesso intentata contro i vecchi manager. Che capì di poterne uscire solo richiamandoli a dirigere l'azienda. E per cacciare i russi, come si fa? Ma si intenta un bel processo per corruzione, via! Il caso di Khodorkovskij in Russia non insegna nulla?
 
 
I. Rahmon taglia il nastro di un nuovo impianto con il sindaco di DushanbeImomali forever. Fosse per lui, non lascerebbe mai il potere. Ha d'altronde lottato per cinque anni di guerra civile (1992-1997) contro indipendentisti islamici che volevano costituire un Canato asservito al Corano, è giusto che si sia preso con percentuali bulgare due mandati da presidente (1994-1999), con elezioni definite "fraudolente" dalle istituzioni internazionali. Ci sta anche che si sia lasciato la possibilità di rimanere in carica a vita (con terze elezioni vinte nel 2006); e che sia il presidente della più grande azienda del Paese, la ex TadAzCo, che ha occidentalizzato in Talco (Alluminium of Tajikistan) come ha occidentalizzato il suo ex cognome Rahmonov. La Talco, un gigante che da solo vale il 48 percento dell'export tagico, il 36 percento del consumo elettrico, maggior datore di lavoro nel Paese e produttore di metà del reddito tassato dal governo di Dushanbe.
 
visite illustri a Dushanbe: quando Rahmon provava ad allearsi con Rumsfeld, ministro della Guerra di G.W. BUshUn'azienda in perdita, risanata. Però questo colosso che produce 400 milioni di tonnellate d'alluminio annue (un miliardo di dollari al valore del metallo al Brent di Londra), dopo lo smembramento dell'Urss e la perdita delle quantità di bauxite in arrivo da Kazakhstan e Russia, non processava abbastanza materiale grezzo (la bauxite da cui si ricava l'alluminio) per tenere il passo della propria produzione. L'azienda perdeva 40 milioni di dollari l'anno ed era arrivata a produrre 200 milioni di tonnellate dai 560 dei tempi sovietici. Finchè non arrivò un manager tagico-moscovita alleato di un'azienda norvegese quotata alla Borsa di Londra, la Hydropower. Nei fatti, la 'divisione metalli' della potentissima Hydro, concessionaria statale del petrolio norvegese, che avrebbe garantito l'acquisto di tutto il metallo prodotto a Dushanbe. Dal 1996 Avaz Nazarov aveva reso la Talco una gallina dalle uova d'oro, da un miliardo di dollari annui.. Però solo 200 milioni sul totale della produzione venivano segnati come in uscita dal Paese, e da tassare. Com'era possibile? lo vedremo dopo..
 
questo è quel che i tagichi chiamano aeroporto di Dushanbe"Il più grande boomerang giudiziario della storia" Ma al Presidente non andava bene. Con gli alleati russi aveva parecchi affari in corso, dal transito delle truppe di Mosca in una base vicino Dushanbe, all'installazione d'una base spaziale nella steppa tagica, dopo anni di tira e molla con il Pentagono per far installare una base aerea Usa su territorio tagico. Così a rilanciare nello spazio ex-sovietico la Talco arriva la Rusal. Nazarov e il suo entourage, nel gennaio 2004 vengono accusati di corruzione dalla magistratura designata dal presidente Rahmon, e si rifugiano in massa a Londra. I russi s'insediano a febbraio e promettono un investimento da due miliardi di dollari annui e ancora più affari per il presidente-imprenditore. Ma nell'aprile 2005 da Londra arriva una chiamata dall'Alta corte degli arbitrati internazionali. Hydro ha un contratto con il quale Talco s'impegna a fornire 80mila tonnellate almeno d'alluminio ogni anno, e pretende che venga rispettato.
 
i bei vecchi tempi: l'esx presidente cinese Wen Jiabao in visitaUh, oh.. e ora che faccio? Imomali deve sentirsi intoccabile. E che architetta? Controrilancia nel maggio 2005 chiamando in causa Nazarov e tutto il suo management per malversazione e frode fiscale presso l'Alta corte civile britannica. Ma Rahmon ex-Rahmonov non ha esperienza dell'indipendenza dei giudici occidentali. Che infatti indagano su quelle strane rimanenze di alluminio non esportato per oltre 500 milioni di dollari: scoprono che Rahmon e i suoi accoliti nascondono alle tasse, cioè a se stesso come Presidente del Paese, ma anche agli altri 7 milioni di tagichi in qualità di contribuente, qualcosa come quasi 200 milioni di dollari l'anno. E la maggior parte degli abitanti della più povera Repubblica ex sovietica vive sotto il livello di sussistenza.
 Un disastro giudiziario su tutta la linea ("il più grande boomerang finanziario mai visto" titola il Financial Times di Londra) che si aggiunge alla expertise indipendente della Corte di Arbitrato: la Hydro norvegese ha diritto a 145 milioni di dollari di danni dalla Talco. Brutta faccenda per il presidente. Che richiama per trattative i donatori internazionali, Banca mondiale e banca Europea degli Investimenti, il 24 giugno 2006 a Dushanbe, insieme con la controparte norvegese.
 

territorio tagico Contrordine compagni! Adesso a venire accusati di malversazione e frode fiscale sono il management russo della Rusal, e Hydro può tornare trionfalmente alla testa della Talco con i vecchi russo-tagichi con residenza londinese. Rahmon chiede solo tempo: nel novembre 2006 ci sono le elezioni, e se gli danno il tempo di riconfermarsi, provvederà lui a aggiustare i contratti negli anni perché Hydro riesca  a compensate le sue richieste, purché ufficialmente non pretenda di essere ripagata dei 145 milioni di danni. Ovviamente il buon Imomali viene riconfermato con percentuali bulgare che non vale la pena riportare. Ovviamente i russi vengono allontanati dal Paese. Ovviamente i norvegesi adesso sono i salvatori della patria. Ovviamente i report 2006 di World Bank e Banca Europea degli investimenti sul regime di Dushanbe sono positivi: d'altronde Bruxelles ha prestato solo 56 milioni di euro ai tagichi, e Washington dei 440 milioni di dollari prestati nel 1996 ne ha visti tornare indietro ben 337. Di trasparenza nella governance, affidabilità fiscale, Stato di diritto, meglio non parlare se fate business in Tagikistan. Imomali è un gran simpaticone: si farebbe una risata fragorosa e vi assesterebbe un pacca sulla spalla da lussarvi le articolazioni.

Gianluca Ursini

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità