31/08/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Ascolta il racconto dell'inviato di PeaceReporter nella capitale somala
 Mogadiscio, Somalia. Una città che vive da 17 anni in guerra e dove il crepitio delle armi automatiche e i boati degli attentati hanno cadenza quasi quotidiana.
La cronaca parla chiaro. Le armi non hanno mai smesso di tacere anche durante la Conferenza di pace che è stata voluta nella capitale somala. Il 26agosto, le agenzie battevano la notizia di nuovi attentati nella città, con due bambini uccisi da una bomba, colpi di granata contro l'albergo che ospitava i delegati della conferenza di riconciliazione somala, boicottata dalla ribellione fondamentalista islamica. Il 29 agosto due civili morivano nel quartiere di Medina, nella zona meridionale di Mogadiscio. Una testimone ha raccontato di aver visto un uomo sparare e di aver sentito rumori di scontri durante tutta la notte. Il giorno dopo, sempre a Mogadiscio, sono morte sette persone in un'altra sparatoria, in cui erano coinvolti soldati etiopi arrivati nella capitale somala per sostenere l'esercito governativo.

L'inviato di PeaceReporter, Matteo Fagotto, si trova in queste ore nel cuore della capitale somala. Nella sua corrispondenza le ultime notizie, mentre colpi di armi leggere si sentono fuori dalla finestra dell'albergo.

 
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