18/09/2007
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Viene presentato oggi il Dossier 'Allarme salute' sulla situazione degli aiuti allo sviluppo
Una rete europea di 15 Organizzazioni non governative (Azione per la salute globale),
che ha come referenti italiani Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo)
e Cestas (Centro di educazione sanitaria e tecnologie appropriate sanitarie),
presenta il 18 settembre a Roma il Dossier ‘Allarme salute’, sulla situazione
della cooperazione e degli aiuti, in particolare in ambito sanitario, ai Paesi
poveri. PeaceReporter ha intervistato Raffaele Salinari*, coordinatore scientifico della ricerca in
Italia.
In cosa consiste il Dossier ‘Allarme salute’?
Si tratta della prima ricerca che Organizzazioni non governative (Ong) indipendenti
hanno svolto rispetto al ruolo che si sta giocando nella implementazione dei tre
Obiettivi del millennio che riguardano direttamente la salute (gli obiettivi 4, 5 e 6 sulla mortalità
infantile, la salute materna e il controllo di Hiv/Aids, malaria, tubercolosi
e altre malattie, ndr).L’idea è dare una visione globale a livello europeo, quindi il rapporto italiano
in estrema sintesi convergerà in un rapporto molto più complessivo, che scaturirà
dall’insieme dei rapporti.
Perché è stato portato avanti questo studio?
Prima di tutto per fornire alla società civile una informazione precisa rispetto
alle azioni dell’Italia in un campo importante quale la salute a livello internazionale.
Il secondo obiettivo è fornire agli operatori, quindi alle Ong, alle organizzazioni
internazionali, dati precisi: ci siamo accorti che spesso mancano ,o mancavano,
i dati di riferimento e quindi non si poteva neanche programmare o valutare l’impegno
italiano. Terzo, offrire al nostro governo, in vista anche di scadenze importanti
come la prossima legge finanziaria, che dovrà speriamo ricostruire la cooperazione
in maniera qualitativa e quantitativa, strumenti appropriati per poter portare
avanti le sue politiche.
Quanto è durato il lavoro di ricerca e quali conclusione ne avete tratto?
L’analisi è durata quasi un anno ed è stata svolta attraverso tutti i ministeri
che in qualche modo hanno anche a che fare con i tre obiettivi del millennio.
Le conclusioni sono a due livelli. A livello macro si è visto che la cooperazione
sanitaria dell’Italia riflette più in generale l’andamento della cooperazione
pubblica italiana degli ultimi anni. C’è stato un progressivo indebolimento anche
in campo sanitario negli ultimi 4-6 anni, dal punto di vista quantitativo e qualitativo,
ma negli ultimi due anni dobbiamo riconoscere un minimo di inversione di tendenza
che, ripeto, è l’interfaccia di quello che sta succedendo con tutte le altre politiche
di cooperazione. A livello micro però, vediamo ancora che l’Italia non ha neanche
sfiorato la realizzazione degli impegni che ha preso in campo sanitario, siamo
a percentuali minime: dello 0,2 per cento che l’Italia dedica all’Aiuto pubblico
allo sviluppo, la percentuale per la sanità è il 2 percento. Stiamo parlando veramente
di pochi spiccioli, e quindi di una azione particolarmente debole, poco significativa.
Detto questo però, abbiamo anche messo in evidenza l’inversione di tendenza negli
ultimi due anni, l’attenzione maggiore sia dal punto di vista generale delle risorse
sia dal punto di vista di quelle dedicate ai tre obiettivi di salute. Finalmente
si comincia a parlare di programmazione, di priorità, di politiche di sviluppo
sanitario e quindi a delineare una serie di interventi coerenti, e non più a pioggia,
non più dettati dalle convenienze e dalle contingenze, come invece si è avuto
negli anni scorsi. Questo vuol dire che l’Italia ha cominciato a porsi il problema
del sostegno attivo ai sistemi di salute dei paesi poveri, sia dal punto di vista
centrale, di sostegno ai ministeri della sanità, sia a livello periferico, procedendo
con progetti che sostengono la salute di base, quindi a livello preventivo e così
via.
Sta dunque emergendo l’importanza di un intervento non più verticale, mirato
alla singola malattia, ma che aiuti a costruire un sistema sanitario di base funzionante?
Esatto. Infatti abbiamo definito questa nuova politica di ‘orizzontalizzazione’
dell’intervento contro un approccio verticale.
Come bilancio dunque riportate segnali quanto meno apprezzabili. Con il Dossier
fornite anche suggerimenti operativi?
Abbiamo dato molte raccomandazioni sugli snodi critici. Il primo è sicuramente
la necessità di dotare l’Italia di una nuova legge per la cooperazione internazionale
allo sviluppo. La legge attuale (la 49 del 1987) è ingestibile, non si può usare,
è uno strumento ormai logoro e questo spiega anche i ritardi, le sovrapposiuzioni,
gli sprechi. Quindi il primo punto di partenza è una nuova legge. La seconda raccomandazione
è quella di aumentare le risorse secondo gli impegni che l’Italia ha preso, quindi
lo 0,3, poi lo 0,5, fino allo 0,7 percento del Pil nel 2015. La terza raccomandazione,
più nello specifico, è continuare questo approccio di tipo orizzontale: il sostegno
sia agli strumenti di programmazione sanitaria nei Paesi in via di sviluppo, sia
a progetti sanitari di base, prevenzione, informazione della popolazione.
Valeria Confalonieri