Le elezioni presidenziali si terranno il 6 ottobre, senza Benazir Bhutto. E bin Laden minaccia Musharraf sulla Rete
di gianluca Ursini
La data fissata dalla Commissione parlamentare per le elezioni presidenziali
pachistane è il 6 ottobre. L'annuncio arriva nello stesso pomeriggio in cui si
rifà vivo lo sceicco del terrore Osama Bin Laden, incitando proprio alla lotta
contro l'attuale presidente Pervez Musharraf che, con tutta probabilità, otterrà
la rielezione per mancanza di contendenti. "Urgente a tutti i nostri mujahiddin
(combattenti): lo sceicco bin Laden chiama a combattere il traditore Musharraf",
recita un appello lanciato attraverso un sito di estremisti islamici, dal quale
si può anche ascoltare l'audio dell'ultimo messaggio del saudita fondatore di
Al Qaida. Per l'architetto dell'attentato alle Torri Musharraf "ha tradito ed
è diventato un infedele dopo il
blitz alla Moschea Rossa di Islambad. Dimostra così la sua
sottomissione al piano degli Usa di distruzione del mondo musulmano. E' diventato un apostata e va rovesciato"
Presidente e generale La notizia arriva un giorno dopo che la Corte costituzionale aveva rigettato
un ricorso dei partiti d'opposizione per ottenere che un pubblico dipendente non
potesse concorrere per il posto presidenziale. Dall'opposizione era stata duramente
criticata la legge che permetteva al generale golpista di mantenere oltre il termine
stabilito del novembre 2007 le cariche congiunte di generale, a capo dell'esercito,
e di massima autorità esecutiva del Paese. Il 18 settembre, prima della sentenza,
l'Avvocato di Stato Sharifuddin Pizada (in pratica un dipendente della presidenza
della repubblica) ha annunciato che il generale Musharraf non potrebbe diventare
presidente rimanendo a capo dei militari, ragione per la quale in caso di rielezione
Musharraf presenterà le sue dimissioni da capo dell'esercito prima del giuramento.
Secondo l'avvocatura di Stato all'attuale premier non può però essere impedita
la candidatura per il fatto che ancora indossa la divisa. Smettere la divisa militare
era anche il punto principale
delle richieste dell'ex premier e presidente del partito Nazionale pachistano
Benazir Bhutto (prima donna a guidare un Paese islamico, negli anni '90) per trovare un accordo
con il generale in vista delle elezioni e di una 'de-AlQaidizzazione' del Paese;
oramai le
province della Frontiera del Nord Ovest sono
per intero fuori il controllo di Islambad e in mano ai Talebani. Musharraf è riuscito a schivare queste richieste e sbarazzarsi
in contemporanea dei suoi due maggiori avversari per la corsa alla poltrona presidenziale
Mi Bhutto anch'io Domenica 16 settembre la ex premier Benazir Bhutto aveva annunciato la data
del suo rientro nel Paese dopo otto anni di esilio volontario a Dubai: il 18 ottobre.
Ma adesso la data fissata dalla commissione elettorale del 27 settembre come termine
ultimo per presentare la candidatura, fa sì che la figlia del primo presidente
pachistano non possa concorrere a queste consultazioni presidenziali nelle quali
il Parlamento probabilmente finirà per far succedere Musharraf a se stesso. Un
altro pericoloso contendente del generale,
l'ex premier Navaz Sharif da lui cacciato con un golpe nel 1999, era rientrato in patria dal suo esilio volontario londinese il 10 settembre.
Ma
non appena sbarcato a Lahore, il suo immediato arresto e la visita in aeroporto di alcuni emissari del Governo
lo hanno convinto a lasciarsi caricare sul primo volo per l'Arabia Saudita, dove
è stato istradato dall'esercito di Musharraf.
Ahmed Rashid, autore dei bestseller 'Talebani' e 'Jihad: ascesa degli estremisti
in Asia centrale', giornalista e maggior esperto pachistano d'estremismo islamico,
parlando con PeaceReporter si è detto molto deluso da questa decisione sulla data delle elezioni, perchè
"prova la volontà di Musharraf di non cercare un accordo con i suoi avversari.
La Casa Bianca, gli Usa e lo stesso Musharraf dovrebbero capire che abbiamo un
quarto del nostro territorio in mano ai talebani e che ce ne potremo liberare
solo grazie ad un coordinamento tra le nostre 4 province e ad un pieno accordo
tra i vari attori politici liberali. Una iniezione di democrazia è necessaria
in Pakistan perché si possa debellare l'estremismo. E Musharraf ha dimostrato
di non volere nessun accordo, ha dimostrato di avere poco spirito democratico.
La sua stella politica è oramai in calo, ma a Washington non se ne sono ancora
resi conto".