La protesta a Rangoon assume i caratteri della beffa. A Mandalay raddoppiano i militari
Dal nostro inviato
Clandestina, sotterranea, furtiva, continua la protesta a Rangoon e Mandalay.
Mentre in molte case birmane, e nelle maggiori capitali asiatiche si sono succedute
veglie a lume di candela, oltre ad accese rimostranze di fronte alle ambasciate
del Myanmar di Kuala Lumpur, Singapore e Tokyo, per le strade della capitale sono
stati ancora una volta gli studenti a tenere alta la fiaccola del dissenso.
"Than Shwe è morto". La strategia mordi e fuggi sta prendendo sempre più piede tra i giovani birmani,
con rapide azioni dimostrative che in queste ore si sono addirittura arricchite
di elementi di irrisione e di beffa ai danni degli odiati militari. Fonti della
redazione di 'Democratic Voice of Burma', ormai il principale media indipendente
birmano con sede a Oslo hanno raccontato a
PeaceReporter di come la sfida degli studenti abbia assunto un carattere di vera e propria
burla. Mentre da una parte continuavano le commemorazioni dei caduti, con la deposizione
di fiori nei luoghi dell'eccidio, dall'altra decine di giovani si incontravano
nel quartiere di Tarmwee, posavano a terra una foto del generalissimo Than Shwe,
collocavano ceri attorno ad essa, vi adagiavano accanto una bara e inscenavano
una sorta di funerale, ciascuno deponendo mazzi di fiori, come a mimare un mesto
corteo funebre che rivolge l'estremo saluto al 'caro estinto'.
L'appello del Buddha. Circa 350 persone si sono assembrate intorno alla scena, applaudendo divertite,
prima che la polizia arrivasse a disperdere gli improvvisati 'parenti del morto'
e a distruggere il rudimentale tabernacolo. Altrove, gli studenti hanno affisso
ai muri di alcune scuole foto del Buddha che si rivolgeva alla popolazione, con
alcune frasi esemplari. La più divertente, riferitaci dal redattore di Dvb che
ha raccolto le testimonianze dai collaboratori della testata (che operano sotto
copertura a Rangoon), recitava più o meno così: "Sono il Buddha e mi rivolgo a
voi, figli miei. Ascoltatemi bene tutti. Purtroppo, in una situazione come questa
non posso garantire la vostra incolumità. Perché? Perchè con questa Giunta fatico
addirittura a garantire la mia". I militari strappavano i poster del Buddha in
un luogo, e nuove foto e nuove frasi comparivano altrove.
Mille dispersi. A tali siparietti, si sono alternate però notizie preoccupanti, provenienti
da Mandalay, la 'città santa' della Birmania. Sembra che qui l'esercito abbia
raddoppiato la presenza militare, convocando truppe anche dalle divisioni allocate
ai confini con India e Thailandia. Il timore è che si verifichino rastrellamenti
sulla scala di quelli effettuati a Rangoon. Dalla capitale è giunta alla redazione
di 'Dvb' la notizia che diversi monaci, di notte, circolerebbero per le strade
a bordo di auto di civili. Sarebbe la dimostrazione che con ogni mezzo, e soprattutto
sfidando il coprifuoco, la popolazione sta dando loro assistenza e riparo. Inoltre,
alcuni cittadini hanno apposto ai crocevia delle strade le liste dei residenti in
ciascun quartiere, invitando la popolazione a verificare chi manca all'appello.
Forse solo in questo modo si conoscerà l'esatto numero dei detenut, che dati ufficiali
continuano a far attestare sulle seimila persone, e dei dispersi. Questi ultimi,
in tutto il Paese, ammonterebbero secondo le fonti di 'Dvb' a circa un migliaio
di persone.