05/10/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La protesta a Rangoon assume i caratteri della beffa. A Mandalay raddoppiano i militari
Dal nostro inviato
 
Clandestina, sotterranea, furtiva, continua la protesta a Rangoon e Mandalay. Mentre in molte case birmane, e nelle maggiori capitali asiatiche si sono succedute veglie a lume di candela, oltre ad accese rimostranze di fronte alle ambasciate del Myanmar di Kuala Lumpur, Singapore e Tokyo, per le strade della capitale sono stati ancora una volta gli studenti a tenere alta la fiaccola del dissenso.
 
Candele per San Suu Kyi"Than Shwe è morto". La strategia mordi e fuggi sta prendendo sempre più piede tra i giovani birmani, con rapide azioni dimostrative che in queste ore si sono addirittura arricchite di elementi di irrisione e di beffa ai danni degli odiati militari. Fonti della redazione di 'Democratic Voice of Burma', ormai il principale media indipendente birmano con sede a Oslo hanno raccontato a PeaceReporter di come la sfida degli studenti abbia assunto un carattere di vera e propria burla. Mentre da una parte continuavano le commemorazioni dei caduti, con la deposizione di fiori nei luoghi dell'eccidio, dall'altra decine di giovani si incontravano nel quartiere di Tarmwee, posavano a terra una foto del generalissimo Than Shwe, collocavano ceri attorno ad essa, vi adagiavano accanto una bara e inscenavano una sorta di funerale, ciascuno deponendo mazzi di fiori, come a mimare un mesto corteo funebre che rivolge l'estremo saluto al 'caro estinto'.
 
Il BuddhaL'appello del Buddha. Circa 350 persone si sono assembrate intorno alla scena, applaudendo divertite, prima che la polizia arrivasse a disperdere gli improvvisati 'parenti del morto' e a distruggere il rudimentale tabernacolo. Altrove, gli studenti hanno affisso ai muri di alcune scuole foto del Buddha che si rivolgeva alla popolazione, con alcune frasi esemplari. La più divertente, riferitaci dal redattore di Dvb che ha raccolto le testimonianze dai collaboratori della testata (che operano sotto copertura a Rangoon), recitava più o meno così: "Sono il Buddha e mi rivolgo a voi, figli miei. Ascoltatemi bene tutti. Purtroppo, in una situazione come questa non posso garantire la vostra incolumità. Perché? Perchè con questa Giunta fatico addirittura a garantire la mia". I militari strappavano i poster del Buddha in un luogo, e nuove foto e nuove frasi comparivano altrove.

Monaci per le strade di Rangoon durante la protestaMille dispersi. A tali siparietti, si sono alternate però notizie preoccupanti, provenienti da Mandalay, la 'città santa' della Birmania. Sembra che qui l'esercito abbia raddoppiato la presenza militare, convocando truppe anche dalle divisioni allocate ai confini con India e Thailandia. Il timore è che si verifichino rastrellamenti sulla scala di quelli effettuati a Rangoon. Dalla capitale è giunta alla redazione di 'Dvb' la notizia che diversi monaci, di notte, circolerebbero per le strade a bordo di auto di civili. Sarebbe la dimostrazione che con ogni mezzo, e soprattutto sfidando il coprifuoco, la popolazione sta dando loro assistenza e riparo. Inoltre, alcuni cittadini hanno apposto ai crocevia delle strade le liste dei residenti in ciascun quartiere, invitando la popolazione a verificare chi manca all'appello. Forse solo in questo modo si conoscerà l'esatto numero dei detenut, che dati ufficiali continuano a far attestare sulle seimila persone, e dei dispersi. Questi ultimi, in tutto il Paese, ammonterebbero secondo le fonti di 'Dvb' a circa un migliaio di persone.

Luca Galassi

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità