Tante brutte conferme e qualche buona nuova nell'indice di Rsf sulla libertà di stampa nel mondo
L'Eritrea ce l'ha
fatta. Dopo una discesa costante negli anni, il piccolo Paese
africano è riuscito, per la prima volta, a occupare l'ultimo
posto (il 169esimo) nell'indice sulla libertà di stampa nel
mondo compilato da Reporters Senza Frontiere, superando un mostro
sacro come la Corea del Nord.
Ma se ad Asmara i
giornalisti piangono, in molti dei Paesi ritenuti più “civili”
non ridono: tra gli stati del G8, solo due (Canada e Germania) sono
nei primi venti posti. L'Italia ferma la sua discesa ma si attesta al
35esimo posto, gli Usa stagnano (48) mentre Russia (144) e Cina (163)
si confermano le pecore nere tra le potenze mondiali.
Nel solo 2007, in
tutto il mondo 77 giornalisti sono stati uccisi e 128 imprigionati,
mentre aumenta il giro di vite nei confronti dei cyber-dissidenti, 64
dei quali sono finiti in galera.
Paradiso scandinavo. Ancora
una volta, il nord Europa si conferma il paradiso della stampa: il
primo posto se lo contendono Islanda e Norvegia, e la Finlandia è
quinta assieme alla Svezia. L'Olanda, l'anno scorso prima, scivola al
12esimo posto per aver tenuto in custodia due giornalisti del
Telegraaf che si erano rifiutati di rivelare le loro fonti
alle autorità giudiziarie. I primi venti posti del ranking
sarebbero un affare tutto europeo se non fosse per Nuova Zelanda
(15), Canada (18) e Trinidad e Tobago (19). Questi ultimi guidano una
rappresentanza di stati centroamericani al vertice, assieme a
Costarica (21) e Giamaica (27). I primi Paesi africani sono le
Mauritius e la Namibia (25esimo posto
ex-aequo), mentre ad
aggiudicarsi la leadership asiatica è Taiwan (32).
Il G8. Se
non altro, i Paesi del G8 riescono a frenare la pesante caduta degli
ultimi anni. Oltre al già citato Canada, solo la Germania
(20esima) figura tra i primi venti. La Francia, in leggera risalita,
si attesta al 31esimo posto, l'Italia è poco dientro, il
Giappone recupera 14 posti ed è 37esimo. Nessun progresso di
rilievo per gli Usa, che pagano la detenzione a Guantanamo, dal 2002,
del cameraman sudanese di al-Jazeera Sami al-Haj, così come
per la Russia, desolatamente in fondo alla classifica, visti gli
scarsi miglioramenti registrati dopo l'assassinio di Anna
Politkovskaja.
Buone nuove. Buone
notizie arrivano da alcuni stati non europei: il Togo e la Mauritania
entrano nei primi 50 posti, con quest'ultima che, negli ultimi due
anni, ha recuperato ben 88 posizioni, dopo la caduta del presidente
Ould Taya. Il Nepal, seppur ancora al 137esimo posto, recupera ben 20
posizioni grazie alla fine della guerra e al conseguente allentamento
delle restrizioni nei confronti della stampa.
Per il motivo
opposto, lo Sri Lanka si piazza al 156esimo posto e i Territori
Palestinesi due posizioni più in giù, immediatamente
seguiti dalla Somalia, che nel 2007 ha visto la morte di ben sette
giornalisti e la fuga di un'altra decina a séguito di minacce.
Pesi massimi. Assassini
di giornalisti e (new entry) persecuzioni nei confronti dei
bloggers costano cari alla Turchia (101esima) e all'Egitto,
precipitato in 146esima posizione. In fondo alla classifica, poco
cambia: l'Iraq è ancora in discesa (157esimo posto), mentre le
ultime sette posizioni sono occupate dai soliti noti: Cina (in cui le
prossime olimpiadi non sembrano aver portato un gran beneficio)
Myanmar, Cuba, Iran, Turkmenistan, Corea del Nord e, come detto,
Eritrea che, grazie alla morte in detenzione di quattro giornalisti e
la completa cancellazione della stampa indipendente, strappa la palma
che Pyongyang deteneva da anni.
red