28/11/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



28 Novembre 2003, nasce PeaceReporter

Dice un Maestro che ogni volta che un essere umano muore per volontà e ad opera di un altro essere umano ci assale lo sgomento che si prova di fronte all’assurdo.
“Questa è la guerra”, si dirà. Ed è vero.
Ma una constatazione, dice ancora il Maestro, non può essere motivo di rassegnazione.

Non è vero che la guerra è necessaria, dolorosa ma necessaria, come ci raccontano.
La guerra non può essere considerata uno strumento come tanti altri.
Perché è portatrice di lutti e disperazione, morte e devastazione. E’ uno strumento vecchio e barbaro. Sarebbe come se cercassimo di accendere il fuoco della cucina a gas con una pietra focaia.

Per questo, ogni volta che un essere umano o un gruppo di esseri umani realizza concretamente un passo verso la pace ci prende una grande emozione. PeaceReporter voleva uscire tra qualche giorno.

Avevamo bisogno ancora di un po' di tempo per rifinire il sito, rodare la macchina, aggiustare le altre lingue.
Ma le stesse ragioni che ci hanno spinto a fare questo giornale, ci hanno costretto ad uscire oggi.
L'appello “Cessate il fuoco” è talmente simile, nei suoi contenuti, a quello che PeaceReporter vuole diventare da grande che ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: usciamo. Subito. Al lavoro. Di giorno, di notte. Ma dobbiamo esserci.

Perché è davvero ora di smetterla. La morte di un essere umano non può avere come significato la vittoria: la perdita di una vita è sempre e comunque una sconfitta.

PeaceReporter avrebbe voluto nascere in un altro momento, in una situazione diversa. In un inizio di secolo più vicino alla pace che alla catastrofe. Invece siamo in uno dei peggiori momenti della storia dell'umanità.
Noi non perdiamo la speranza, perché veniamo da esperienze come il mondo missionario della Misna e quello di Emergency, abituate al fare. Abituate a risolvere i problemi e i conflitti costruendo concretamente situazioni che sottraggono motivazioni alla guerra.
Non i motivi di chi la guerra dichiara, che sono il potere e i soldi. Ma le motivazioni di chi la guerra la fa, di chi viene mandato a decidere di togliere la vita a qualcuno: sono quelle della disperazione. Di mancanza di speranza.

La guerra deve diventare un tabù.
PeaceReporter ogni giorno ci ricorderà che non ci sarà pace senza giustizia. E che non ci potrà essere giustizia fino a che i diritti umani, anche quelli più elementari, saranno privilegio di pochi.
Non ci sono alternative? Non è vero.
Non crediamo a chi ce lo racconta. La storia del mondo è piena di esempi che dicono che le alternative ci sono. La storia personale di ognuno di noi anche. PeaceReporter, ogni giorno, racconterà questo.
 
Maso Notarianni
Categoria: Pace