Dopo la manifestazione di domenica a Bruxelles, i giovani belgi superano la crisi con un po' di affetto reciproco
scritto per noi da
Ilaria Addeo
"Kiss kiss Belgium" è l’iniziativa lanciata dalle università cattoliche di Louvain
(Kul) e di Louvain-la-Neuve (Ucl) per rilanciare la solidarietà tra fiamminghi
e francofoni, i due maggiori gruppi linguistici del Paese. Circa cinquecento studenti
francofoni e fiamminghi mercoledì pomeriggio si sono scambiati abbracci e bacini
in una piazza del centro di Louvain per colmare, almeno simbolicamente, il fossato
creatosi tra le due comunità negli ultimi cinque mesi di crisi politica. Il Paese,
infatti, è da 163 giorni senza governo.

Già domenica scorsa, 18 novembre, 35.000 persone di tutte e tre le regioni belghe
hanno marciato nella capitale in nome dell’unità del Belgio, al grido “tre lingue,
una sola anima, un solo Belgio” (la terza lingua, dopo il fiammingo e il francese,
è il tedesco parlato da una piccola minoranza nell'est, ndr). La marcia “nero-giallo-rossa”,
completamente apolitica e contro ogni estremismo, è stata una risposta spontanea
alla petizione lanciata su Internet qualche mese fa da Marie-Claire Houard. Una
cittadina qualunque, che nella sua petizione ha chiesto che “gli uomini politici
rispettino il paese e la sua unità” e che si occupino “di problemi veri, quali
il lavoro, la sicurezza, la salute, il benessere, l’ambiente … senza sciupare
il loro tempo ed il nostro denaro nelle liti che riguardano solamente una piccola
minoranza." La petizione di Marie-Claire Houard ha raccolto in pochissimo tempo
circa 140.000 firme. "La scommessa è vinta!" ha detto l’organizzatrice, rallegrandosi
del grande successo della marcia conclusasi al Parco del Cinquantenario, il grande
spazio verde di Bruxelles fatto costruire dal re Leopoldo II in occasione del
cinquantenario dell’indipendenza, alla fine del XIX secolo. La petizione è stata
poi consegnata al Senato.
Tuttavia i negoziati per la formazione di un governo belga procedono ancora a
fatica. Come riporta il quotidiano francofono Le Soir, il fiammingo Yves Leterme ha fallito nel tentativo di riunire mercoledì sera
i capi di delegazione dell'ipotetica coalizione “blu-arancio” (composta dai partiti
di centro-destra fiamminghi e valloni) in vista di riprendere i negoziati relativi
alla formazione del governo, fermi da due settimane.

Sono soprattutto i francofoni a spingere contro una divisione del Paese. Fino
agli anni Settanta le Fiandre erano una regione povera. In Vallonia invece c’erano
tante industrie metallurgiche e la regione era il motore trainante del Paese.
Ma oggi le parti si sono invertite e le Fiandre rappresentano la regione più ricca,
ragion per cui i francofoni non vogliono una scissione dalla parte fiamminga.
Tuttavia, come mi spiega Marianne, una partecipante alla manifestazione di Bruxelles,
“nelle Fiandre gran parte della popolazione è vecchia, per cui prima o poi verranno
da noi a chiedere manodopera giovane”. Quella di Marianne è sicuramente una posizione
non troppo imparziale. Suo figlio bilingue, francese e fiammingo, lavora nelle
Fiandre, e per poter ottenere il permesso di lavoro ha dovuto ricorrere ad una
estenuante burocrazia prima di essere accettato. Nella capitale Bruxelles, tuttavia,
sono in molti a volere che il Paese resti unito. Molte famiglie tengono appese
alle finestre le bandiere nere gialle e rosse ormai da mesi.