02/04/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Africa ha bisogno della terapia più efficace

MalariaCento-duecento milioni di dollari l'anno per salvare la vita a più di 3.000 bambini uccisi ogni giorno dalla malaria. Ogni giorno, non ogni anno. La risposta dovrebbe essere scontata: si fa, si deve fare, si deve mettere a disposizione dei Paesi che ne hanno bisogno la terapia antimalarica ritenuta più efficace in base alle resistenze sviluppate nei confronti dei trattamenti impiegati normalmente. E forse qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta, ma come purtroppo spesso accade, i tempi sono lunghi e l'organizzazione difficile. Risale al 1998 il proposito dell'Organizzazione mondiale della sanità, con la campagna Roll Back Malaria, di dimezzare il numero di morti per quest'infezione parassitaria entro il 2010, e nel 2000 una conferenza di capi di Stato africani aveva posto precisi obiettivi per il 2005: cure accessibili per il 60% dei pazienti con malaria entro 24 ore, zanzariere trattate con insetticidi per il 60% dei bambini e delle donne in gravidanza e accesso ai trattamenti preventivi per il 60% sempre delle donne in attesa di un figlio. Ma le politiche di finanziamento, con motivazioni non unanimemente condivise, sembravano all’inizio spingere verso strade solo parzialmente efficaci, come quella preventiva della distribuzione di zanzariere imbevute di insetticida o quella terapeutica con la meno costosa clorochina, anche associata a sulfadossina-pirimetamina, ormai inutili in diverse parti dell'Africa per la presenza di infezioni resistenti a questi farmaci.

Di sicuro la strada della prevenzione (cioè quella di impedire la trasmissione dell'infezione e quindi il passaggio del parassita dalla zanzara all'uomo) non va trascurata, e viene percorsa anche dalla ricerca in laboratorio, per esempio nel campo delle modificazioni genetiche. Un maggiore utilizzo di zanzariere adeguatamente trattate ridurrebbe la trasmissione della malattia: basti pensare che sotto i cinque anni, solo un bambino su sette dorme sotto una zanzariera e addirittura uno su trenta ha il privilegio di averne una trattata con insetticida. Ma non per questo bisogna trascurare chi è già stato infettato, sprecando denaro con farmaci dimostratisi inutili invece di privilegiare quelli efficaci, seppur molto più cari come l'artemisina, usata da più di dieci anni in Asia, con un'azione rapida e ben tollerata. Una svolta potrebbe però esserci, dato che all'inizio di dicembre dello scorso anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha raccomandato di utilizzare solo le combinazioni terapeutiche basate sull’artemisina in caso di epidemia di malaria, indipendentemente dalle politiche nazionali del Paese coinvolto. E rispetto a una copertura annuale di 10-20.000 trattamenti con derivati dell'artemisina del 2001, il Global Fund ha finanziato programmi per acquistare 19 milioni di tali trattamenti in Africa, tanto che alla fine di quest'anno dovrebbero essere 16 i Paesi africani che utilizzano l’artemisina come trattamento di scelta. Sicuramente, la questione del costo della terapia rappresenta un ostacolo. Spiega Gianfranco De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere (Italia): «I fondi stanziati sono già regolarmente "spesi" dal Global Fund, il problema è che non ce ne sono abbastanza e quindi c'è il rischio che siano insufficienti all'impresa.

La terapia combinata con artemisina costa in media 15 volte più delle vecchie terapie (1,5 $ contro 0,1 $, per cui un obiettivo della Campagna MSF è il ribasso del prezzo a 0,5 $ perché la terapia sia accessibile)». In ogni caso, anche dopo la presa di posizione di dicembre dell'OMS, le acque non si sono calmate e si continua a discutere su riviste mediche (The Lancet: www.thelancet.com) e non (The New York Times, The Wall Street Journal) sul timore di uno spreco di finanziamenti che, non essendo sufficienti a pagare il trattamento più adeguato, vengono usati per strategie terapeutiche in molte aree ormai inefficaci se non addirittura pericolose, che non bloccheranno le epidemie di malaria e i morti, soprattutto fra i bambini.

Si calcola che circa 500 milioni di persone vengono infettate ogni anno, con la maggior parte dei decessi fra i più piccoli nell’Africa Sub Sahariana. Fra gli anni ottanta e gli anni novanta la mortalità fra i bambini è raddoppiata in molte parti dell’Africa e la malaria è responsabile di un quinto della mortalità durante l’infanzia. Per il momento comunque, la presa di posizione dell'OMS viene letta come una raccomandazione, con ampi margini di scelta: Le indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità circa l'uso preferenziale della ACT (terapia combinata con derivati dell'artemisina) non sono leggi, quindi debbono essere "liberamente" recepite dai Governi dei Paesi interessati, cioè afflitti dalla malattia. Di questi, a parte Zambia, Sud Africa (Kwazulu Natal), Burundi, Zanzibar, Cambogia, Myanmar, Tailandia e Vietnam, nessun altro ha modificato i protocolli in favore dell'ACT. Intanto il Madagascar a gennaio ha lanciato un piano nazionale di "eradicazione" della malaria fondato sulla distribuzione di zanzariere impregnate di insetticida. E l'autorità sanitaria della Sierra Leone ha vietato ai primi di marzo alle ONG di importare ACT...» dice De Maio, responsabile medico di Medici Senza Frontiere.

Valeria Confalonieri


 

Categoria: Salute
Luogo: africa