Cento-duecento milioni di dollari l'anno per salvare la vita a più di
3.000 bambini uccisi ogni giorno dalla malaria. Ogni giorno, non ogni
anno. La risposta dovrebbe essere scontata: si fa, si deve fare, si
deve mettere a disposizione dei Paesi che ne hanno bisogno la terapia
antimalarica ritenuta più efficace in base alle resistenze sviluppate
nei confronti dei trattamenti impiegati normalmente. E forse qualcosa
si sta muovendo nella direzione giusta, ma come purtroppo spesso
accade, i tempi sono lunghi e l'organizzazione difficile. Risale al
1998 il proposito dell'Organizzazione mondiale della sanità, con la
campagna Roll Back Malaria, di dimezzare il numero di morti per
quest'infezione parassitaria entro il 2010, e nel 2000 una conferenza
di capi di Stato africani aveva posto precisi obiettivi per il 2005:
cure accessibili per il 60% dei pazienti con malaria entro 24 ore,
zanzariere trattate con insetticidi per il 60% dei bambini e delle
donne in gravidanza e accesso ai trattamenti preventivi per il 60%
sempre delle donne in attesa di un figlio. Ma le politiche di
finanziamento, con motivazioni non unanimemente condivise, sembravano
all’inizio spingere verso strade solo parzialmente efficaci, come
quella preventiva della distribuzione di zanzariere imbevute di
insetticida o quella terapeutica con la meno costosa clorochina, anche
associata a sulfadossina-pirimetamina, ormai inutili in diverse parti
dell'Africa per la presenza di infezioni resistenti a questi farmaci.
Di sicuro la strada della prevenzione (cioè quella di impedire la
trasmissione dell'infezione e quindi il passaggio del parassita dalla
zanzara all'uomo) non va trascurata, e viene percorsa anche dalla
ricerca in laboratorio, per esempio nel campo delle modificazioni
genetiche. Un maggiore utilizzo di zanzariere adeguatamente trattate
ridurrebbe la trasmissione della malattia: basti pensare che sotto i
cinque anni, solo un bambino su sette dorme sotto una zanzariera e
addirittura uno su trenta ha il privilegio di averne una trattata con
insetticida. Ma non per questo bisogna trascurare chi è già stato
infettato, sprecando denaro con farmaci dimostratisi inutili invece di
privilegiare quelli efficaci, seppur molto più cari come l'artemisina,
usata da più di dieci anni in Asia, con un'azione rapida e ben
tollerata. Una svolta potrebbe però esserci, dato che all'inizio di
dicembre dello scorso anno l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha
raccomandato di utilizzare solo le combinazioni terapeutiche basate
sull’artemisina in caso di epidemia di malaria, indipendentemente dalle
politiche nazionali del Paese coinvolto. E rispetto a una copertura
annuale di 10-20.000 trattamenti con derivati dell'artemisina del 2001,
il Global Fund ha finanziato programmi per acquistare 19 milioni di
tali trattamenti in Africa, tanto che alla fine di quest'anno
dovrebbero essere 16 i Paesi africani che utilizzano l’artemisina come
trattamento di scelta. Sicuramente, la questione del costo della
terapia rappresenta un ostacolo. Spiega Gianfranco De Maio,
responsabile medico di Medici Senza Frontiere (Italia): «I fondi
stanziati sono già regolarmente "spesi" dal Global Fund, il problema è
che non ce ne sono abbastanza e quindi c'è il rischio che siano
insufficienti all'impresa.
La terapia combinata con artemisina costa in media 15 volte più delle
vecchie terapie (1,5 $ contro 0,1 $, per cui un obiettivo della
Campagna MSF è il ribasso del prezzo a 0,5 $ perché la terapia sia
accessibile)». In ogni caso, anche dopo la presa di posizione di
dicembre dell'OMS, le acque non si sono calmate e si continua a
discutere su riviste mediche (The Lancet: www.thelancet.com) e non (The
New York Times, The Wall Street Journal) sul timore di uno spreco di
finanziamenti che, non essendo sufficienti a pagare il trattamento più
adeguato, vengono usati per strategie terapeutiche in molte aree ormai
inefficaci se non addirittura pericolose, che non bloccheranno le
epidemie di malaria e i morti, soprattutto fra i bambini.
Si calcola che circa 500 milioni di persone vengono infettate ogni
anno, con la maggior parte dei decessi fra i più piccoli nell’Africa
Sub Sahariana. Fra gli anni ottanta e gli anni novanta la mortalità fra
i bambini è raddoppiata in molte parti dell’Africa e la malaria è
responsabile di un quinto della mortalità durante l’infanzia. Per il
momento comunque, la presa di posizione dell'OMS viene letta come una
raccomandazione, con ampi margini di scelta: Le indicazioni
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità circa l'uso preferenziale
della ACT (terapia combinata con derivati dell'artemisina) non sono
leggi, quindi debbono essere "liberamente" recepite dai Governi dei
Paesi interessati, cioè afflitti dalla malattia. Di questi, a parte
Zambia, Sud Africa (Kwazulu Natal), Burundi, Zanzibar, Cambogia,
Myanmar, Tailandia e Vietnam, nessun altro ha modificato i protocolli
in favore dell'ACT. Intanto il Madagascar a gennaio ha lanciato un
piano nazionale di "eradicazione" della malaria fondato sulla
distribuzione di zanzariere impregnate di insetticida. E l'autorità
sanitaria della Sierra Leone ha vietato ai primi di marzo alle ONG di
importare ACT...» dice De Maio, responsabile medico di Medici Senza
Frontiere.