18/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il sottosegretario alla Difesa Lorenzo Forcieri smentisce le rivelazioni di PeaceReporter
 
 
Il sottosegretario Forcieri smentisce con forza le notizie che stiamo pubblicando in questi giorni. Ma il riepilogo dettagliato e preciso che abbiamo pubblicato parla chiaro sulla natura delle azioni di guerra, cui hanno partecipato i corpi scelti italiani.
Le regole di ingaggio decise dal Parlamento prevedono la possibilità di aprire il fuoco se attaccati o quando la sicurezza è messa in pericolo. Di fronte al nemico talebano- infiltrato pesantemene anche nella capitale - la sicurezza è ormai in pericolo sempre. Lo ha affermato anche lo stesso ministro degli Esteri, Massimo D'Alema. La situazione, in Afghanistan, è cambiata. E le battaglie che elenchiamo, dal 2006 a oggi, sono la prova di un diverso coinvolgimento militare e di guerra, troppo spesso censurato o nascosto. Il voto per il rifinanziamento della missione è previsto entro il 31 di gennaio. Continuiamo la nostra campagna 
                                                                                  PeaceReporter
 
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Lorenzo ForcieriLorenzo Forcieri (Ds), senatore dal 1992, è attualmente sottosegretario al ministero della Difesa.
 
Sottosegretario, cosa facciamo in Afghanistan? Combattiamo?
In Afghanistan facciamo quello che ha deciso il Parlamento. Operiamo entro i limiti e i caveat stabiliti dal governo e dal Parlamento.
 
I caveat impongono che le nostre truppe non possano muoversi dai territori loro assegnati e non possano essere impegnate in azioni offensive.
Infatti non si muovono.
 
Però abbiamo visto che gli uomini dei nostri corpi scelti affiancano quelli americani in azioni di attacco ai talebani.
Non è vero.
 
Lei smentisce quanto da noi scritto?
Assolutamente.
 
Non ci sono i Comsubin, non ci sono gli incursori della Folgore....
Sì che ci sono, ma agiscono nel settore Ovest, che è il settore del nostro mandato, agiscono a protezione dei nostri contingenti, delle infrastrutture viarie, della sicurezza dei convogli, ed eventualmente, se attaccati, rispondono al fuoco.

Solo in funzione di difesa, e non anche in raid operativi offensivi?
Solo in funzione di difesa. Siamo un Paese serio noi, nonostante quello che pensate voi. Chi si prende la responsabilità di violare un mandato del governo e del Parlamento? Mi sembra una cosa da non prendere nemmeno in considerazione.

Voci, indiscrezioni, fonti da noi contattate....
Sono voci e indiscrezioni, infatti. Io le dico come stanno le cose.
 
Noi abbiamo intervistato Gianandrea Gaiani, esperto militare di Analisi e Difesa, che lei forse conosce...
Lo conosco bene.
 
Gaiani conferma che...
Conoscendo la sua serietà, non credo possa aver mai detto che le nostre truppe siano andate al di fuori del settore ovest.
 
No, non quello, Gaiani ha confermato...
Quindi vuol dire che noi non siamo nel sud a fare operazioni di combattimento. Punto.
 
Gaiani ha confermato che i nostri incursori intervengono in azioni di ingaggio e contrasto ai talebani.
I nostri uomini anticipano i movimenti, garantiscono la sicurezza dei villaggi, se poi nel corso di queste operazioni vengono attaccati da qualcuno sono autorizzati a rispondere al fuoco.
 
Se lei dice 'anticipano' vuol dire che fanno azioni preventive, non solo difesa.
Senta, non ci prendiamo in giro. Anticipano, passano eventualmente prima sul percorso dove deve passare un nostro convoglio.
 
Preparano il terreno...
No, non preparano nessun terreno. Verificano, ove possibile, che non ci siano ordigni, che nei villaggi che devono essere attraversati non ci siano elementi ostili. Non fanno operazioni di attacco, gliel'ho già detto, né attivo, né preventivo, né anticipativo. Non svolgono operazioni al di fuori del territorio loro assegnato, né compiti al di fuori dei limiti fissati dal Parlamento e dal governo. Questa è la mia dichiarazione ufficiale.
 
Sottosegretario, cosa succederà in Afghanistan? Qual è l'impegno del nostro governo e cosa succederà al momento del voto per il rifinanziamento della missione?
Guardi, io credo che quello in Afghanistan non è un impegno che sarà facile far venir meno. Naturalmente c'è un discorso politico più ampio da fare. Ci sono da verificare bene gli obiettivi e il modo di raggiungerli, anche da parte della missione Isaf. Bisogna poi intensificare l'impegno complessivo perchè l'aspetto militare è soltanto una parte, e non la più importante. C'è una oggettivo problema relativo alla sicurezza che deve essere affrontato. Nessuno pensa di poter abbandonare quel paese nelle mani dei terroristi o delle bande di talebani. Si pensa di poter aiutare il governo legittimo di Karzai a consolidare la sua azione di ricostruzione. Credo che sarà molto importante un maggior impegno delle Nazioni Unite e un raccordo sempre più stretto tra Onu e Nato per quanto riguarda la missione Isaf, distinguendo sempre più nettamente quest'ultima dalla missione Enduring Fredom.

Luca Galassi

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