Albania
 
 
Ordinamento politico: repubblica parlamentare
Capitale: Tirana
Superficie:  28748 kmq
Popolazione: 3.581.655 persone [albanesi 95 percento, greci 3 percento, altri 2 percento (valacchi, rom, serbi, macedoni, bulgari)]
Lingue: albanese (ufficiale), greco, valacco, romeno, dialetti slavi
Religione:. musulmani 70 percento, ortodossi 20 percento, cattolici 10 percento
Alfabetizzazione: 86.5 percento della popolazione ( 93.3 percento degli uomini e 79.5 percento delle donne)
Mortalità infantile: 5.22 bimbi morti 1000 nati
Speranza di vita: 77.43 anni ( 74.78 anni per gli uomini e 80.34 anni per le donne)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 25 percento della popolazione
Prodotti esportati: legname, tabacco, semilavorati nel settore dell’abbigliamento, del pellame e delle calzature
Debito estero: 1.25 miliardi di euro
Spese militari: 1.49 percento del prodotto interno lordo
 
 
GEOGRAFIA
 Confina a nord con la Serbia e il Montenegro, a sud est con la Grecia, a ovest si affaccia sul Mar Adriatico e sul Canale d’Otranto. Il territorio è in gran parte montuoso con l’eccezione del litorale che è pianeggiante.

SOCIETA
La percentuale di popolazione urbana è tra le più basse in Europa. I flussi migratori verso l’Europa continuano a essere intensi, anche se le cifre degli anni Novanta non sono mai più state raggiunte. La società albanese resta in mezzo al guado, divisa tra una comunità rurale che ancora oggi si rifà al codice tradizionale del Kanun (la vendetta) per risolvere le controversie, e dall’altro, in realtà come Tirana, è già sul livello delle grandi capitali europee. 

ECONOMIA
La situazione economica del Paese è in miglioramento da qualche anno, ma l’economia albanese resta legata  agli aiuti internazionali e alle rimesse degli emigrati. Restano ancora molto diffuse le attività economiche informali e illegali, legate in particolare al contrabbando, al racket delle prostituzione e dell’emigrazione clandestina e al traffico internazionale di armi e droga. Permangono gravi le carenze infrastrutturali nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’energia, dei servizi sociali e finanziari. In compenso, la transizione lenta e dolorosa all’economia di mercato comincia a dare i suoi frutti, e quasi tutti i terreni coltivabili sono in mano a privati. Molto diffuso l’allevamento di bovini e ovini. In alcune zone del Paese, come Valona, resta l’attiva la pesca e la lavorazione del pesce. La sicurezza per gli investitori stranieri è in aumento. 

POLITICA
Il ritorno al potere di Sali Berisha, l’uomo ritenuto responsabile del collasso economico del Paese negli anni Novanta, è stato percepito dalla comunità internazionale con preoccupazione. La vita politica del Paese resta legata alle stese personalità e manca un ricambio generazionale. Per quanto riguarda la politica estera, restano sempre vive le tensioni scatentate dalla cosiddetta Grande Albania, nel senso delle minoranze albanesi in Serbia, in Grecia e in Macedonia, che finiscono per coinvolgere anche Tirana. 

MASS MEDIA
Sono molti i network dell’informazione nati dopo il crollo del regime comunista. Giornali, radio e televisioni abbondano, anche se resta scarsa la diffusione capillare dei mezzi d’informazione. L’accesso a internet resta limitato a circa 10 abitanti su 1000, ma quasi in ogni casa c’è un’antenna parabolica. 

STORIA
L’Albania ha ottenuto l’indipendenza dall’Impero Ottomano nel 1912, dopo la cosiddetta Prima Guerra dei Balcani. Diversi governi si succedettero nel tentativo di sviluppare uno stato laico, indipendente e democratico. Tali tentativi furono appoggiati dalle élite intellettuali, da parte della piccola e media borghesia nazionalista urbana, da parte della nobiltà e dei rappresentanti dei ceti elevati delle famiglie albanesi nazionaliste e dalla comunità legata alla diaspora albanese in Europae negli Stati Uniti d'America, con il supporto della Società delle Nazioni. Il processo di riforma democratica e laica fu interrotto dal colpo di stato politico-militare guidato da Ahmet Zogu, autonominatosi Re col nome di Zog I. Ma la monarchia nel ‘Paese delle Aquile’ dura poco e, nel 1939, l’Albania viene annessa dall’Italia. Nel 1943, subito dopo la firma dell'armistizio con gli Alleati da parte del Governo italiano, l'Albania venne invasa dall'esercito nazista. Si formò così un movimento dei gruppi nazionalisti e di resistenza partigiana (formata principalmente dal partito nazional-comunista guidato da Enver Hoxha), che riuscì a prendere il controllo del paese fino alla cosiddetta ‘vittoria popolare di liberazione nazionale antifascista’, nel 1944. Nel 1946 Hoxha accentra tutto il potere nelle sue mani. Il modello di comunismo applicato dal dittatore Enver Hoxha, al potere ininterrottamente dal 1946 al 1985, era isolazionista e paranoie, tanto da relegare il Paese in decenni d’isolamento internazionale. Alla morte di Hoxha segue un periodo di transizione che finisce nel 1990, quando la catastrofica situazione economica del Paese e la rabbia popolare portano al collasso del regime che cede il potere. L’Albania viene rivoluzionata e viene introdotta il modello della Repubblica parlamentare. La situazione generale pare migliorare, ma nel 1997 il Paese si trova sull’orlo di una guerra civile. Il fallimento a catena di una serie di finanziarie (le cosiddette ‘piramidi finanziarie’), che avevano rastrellato i risparmi della gente, riduce la popolazione civile sul lastrico. I disordini e la rabbia popolare portano a scontri armati che dilagano in tutto il Paese, provocando circa 1500 morti e un esodo di albanesi in fuga dalle violenze e dalla povertà verso la Grecia, l’Italia e il nord Europa. La comunità internazionale cerca di tendere una mano alla popolazione albanese e le Nazioni Unite organizzano una missione umanitaria guidata dall’Italia per riportare l’ordine in Albania, fermare il flusso di emigranti e rimettere in piedi le istituzioni del Paese. Nel 1998, questo processo porta all’approvazione di una nuova Costituzione che garantisce il ripristino della sicurezza e una lenta ripresa economica, complicata nel 1999 dalla grande ondata di profughi in fuga dal conflitto del Kosovo. La rottura con la Serbia cancella quel minimo di politica filorientale dell’Albania, che si rivolge a tutti gli effetti a Occidente. Nel 2003, dopo la Croazia e la Macedonia, aderisce alla Carta Adriatica, sooto la supervisione Usa, primo passo per l’adesione alla Nato. Nel 2006 l’Albania ha siglato l’Accordo di Stabilizzazione e Associazione (Asa) con l’Unione europea, diventando così il terzo Paese dei Balcani occidentali ad impegnarsi con Bruxelles in profonde riforme, dopo la Croazia (attualmente Paese candidato all’adesione) e la Macedonia. La possibilità di una futura adesione all’Unione resta, per il momento, il faro della politica albanese.