Nigeria
La bandiera della Nigeria
 
Nome ufficiale: 
Federal Republic of Nigeria 
Ordinamento politico: 
Repubblica federale 
Governo attuale: 
Olusegun Obasanjo, presidente eletto dal 29 mag. 1999 
Capitale: 
Abuja 
 
 
Superficie: 
923.770 Kmq 
Popolazione: 
124.000.000 abitanti 
Densità: 
130,9 ab./Kmq 
Crescita demografica annua: 
2,12% 
Lingua: 
Inglese e francese (ufficiali), haussa, yoruba, ibo, peul-fulani, edo 
Religione: 
Musulmana, cristiana 
 
 
Popolazione urbana: 
45,9% 
Alfabetizzazione: 
66,8% (74,4% maschi, 59,4% femmine) 
Mortalità infantile: 
8,7% 
Aspettativa di vita: 
47 anni 
Tasso HIV/AIDS: 
5,4% 
Indice sviluppo umano: 
0,466 – 151esimo su 177 stati
 
 
Moneta: 
Naira 
PIL: 
62.200 milioni USD 
Ripartizione PIL: 
Agricoltura 26,3%; Industria 49,5%; Terziario 24,2% 
Crescita economica (2004): 
3,9% 
Reddito nazionale lordo per ab.: 
320 USD/ab. 
Pop. sotto soglia povertà: 
60% 
Inflazione: 
13,8% 
Esportazioni:
22.214 milioni USD 
Importazioni: 
10.853 milioni USD 
Principali risorse economiche: 
Idrocarburi, legname, agricoltura 
Spese militari: 
544,6 milioni USD (0,87% del PIL) 
 
 
GEOGRAFIA

La Nigeria si trova in Africa occidentale e ha una superficie di 942000 Kmq, cioè pari a tre volte quella dell'Italia. Confina ad ovest con il Benin, a nord con il Niger, a Nord est con il Chad, a est con il Cameroon e a sud con il golfo di Guinea.
Il suo territorio è caratterizzato da coste paludose dietro le quali si estende una pianura coperta di foreste tropicali. Proseguendo verso nord si incontrano altopiani collinari coperti di boschi a sud e di savana a nord, fino ad arrivare alle zone semidesertiche del sahel in prossimità del bacino del lago Ciad. Escludendo i rilievi dell'altopiano centrale, le principali montagne si trovano a est, nella zona di confine col Camerun. I fiumi più importanti sono il Niger e il Benue, che confluiscono formando una "Y" la quale funge da separatore naturale tra le tre aree del Paese abitate dalle tre principali etnie nigeriane: gli hausa-fulani a nord, gli yoruba a sud-ovest e gli igbo a sud-est. Le città principali sono: Lagos, capitale fino al 1991, Abuja, attuale capitale, Ibadan, Kano, Ogbomosho, Oshogbo, Ilorin.
La Nigeria ha un clima tropicale con due stagioni principali: da aprile a ottobre troviamo un clima umido, mentre da novembre a marzo troviamo una stagione con un clima secco; ottobre, invece, è il mese con il clima più umido dell’anno. Sulla costa, le temperature possono superare i 32°, ma l’umidità può essere perfino del 95%. Il clima è invece più secco a nord, dove generalmente le temperature sono tra i 12°C ed i 36°C.



ECONOMIA

La Nigeria paga il prezzo di una totale assenza di diversificazione produttiva. Il Paese basa la sua economia esclusivamente sullo sfruttamento del petrolio di cui è il sesto produttore mondiale e il primo produttore africano. I proventi dell'estrazione di greggio (destinato prevalentemente al mercato statunitense) non hanno però portato vantaggi alla popolazione a causa dell'inadeguata distribuzione della ricchezza frutto dell'oro nero, che rimane esclusivamente nelle mani dei funzionari governativi. I nigeriani non hanno nemmeno benzina a basso costo, dato che il Paese, seppur esportatore di greggio, dipende dall'estero per gli approvvigionamenti di carburante. L'oro nero è stato alla base della secessione armata del Biafra (1967-1970) sponsorizzata dalla Francia (desiderosa di sfruttarne i giacimenti), della guerra di confine col Camerun per il controllo della penisola petrolifera di Bakassi (1993-'94) e degli scontri tra le etnie del bacino petrolifero del delta del Niger che si contendono la spartizione dei proventi.
Ingentissime anche le riserve di gas naturale, ancora non sfruttate. L'agricoltura, un tempo florida con grossi surplus che venivano esportati, oggi è ridotta a livelli di pura sussistenza e non riesce a far fronte ai bisogni alimentari della popolazione, risolti con importazioni dall'estero. Questo aggrava un debito estero già pesante (30 miliardi di euro), per ripagare il quale il governo ha accettato nel 2000 ulteriori debiti dal Fondo Monetario Internazionale, vincolati a riforme economiche (privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica) incompatibili con le esigenze sociali del Paese. Scarsi risultati ha dato finora l'accordo di cooperazione economica, il Nepad (Nuovo Partenariato per lo Sviluppo dell'Africa) lanciato nel 2001 dal presidente Obasanjo assieme ad Algeria, Sudafrica e Senegal.



STORIA

Già molto prima della dominazione coloniale, le varie popolazioni della Nigeria avevano stabilito delle forme di governo proprie, e ogni distinta etnia possedeva un modello di organizzazione distinto. In particolare, gli Hausa- Fulani, gli Yoruba e gli Igbo, possedevano dei veri e propri sistemi politici, che li differenziavano profondamente tra di loro.
L’entità che oggi conosciamo come “Nigeria” fu costituita nel 1914, quando, protettorato britannico, fu divisa, per ragioni amministrative, in 4 unità principali. Da quel momento in poi, la storia della nazione è, in un certo senso, caratterizzata da una lotta per la conquista dell’indipendenza, o comunque di maggiori libertà nei confronti del dominio britannico.
Soltanto nel 1960 riesce ad ottenere l’indipendenza dal governo britannico ed a costituirsi come Stato; nel 1963, invece, si costituisce in Repubblica. Dal 1960, dopo ben sei anni di governi resi instabili da continui scontri etnici, conosce dal 1966 in poi una lunga serie di dittature militari.
Nel 1967 scoppia una guerra civile in seguito alla secessione della regione sud-orientale del Biafra, promossa dall’etnia igbo e sostenuta dalla Francia, interessata allo sfruttamento del petrolio di quell’area. La guerra civile si conclude solo 3 anni dopo, con la sconfitta dei secessionisti e con un bilancio pesantissimo: oltre un milione di morti dovuti agli scontri armati ma soprattutto alle carestie causate dal conflitto.
Governi militari e colpi di Stato si susseguono fino al 1979, quando il generale cristiano yoruba Olusegun Obasanjo (attualmente presidente) cede il potere ai civili indicendo elezioni presidenziali, vinte da Alhaji Shehu Shagari. Questa parentesi, comunque segnata da pesanti ombre, viene chiusa dai militari, che riprendono il potere nel 1983 con un golpe guidato dal generale musulmano hausa Muhammadu Buhari (attualmente leader dell'opposizione).
L'esercito rimane alla guida della Nigeria con una successione di dittature e colpi di Stato incruenti per tutti gli anni '80 e '90, in una cornice economica - dominata dalle compagnie petrolifere statunitensi - che diventa sempre più drammatica, con l'effetto di acuire le tensioni sociali e soprattutto quelle etniche che sfociano in continue rivolte, sempre violentemente represse dal regime. Una delle più sanguinose si registra nello Stato settentrionale di Kano nel 1992, durante la quale rimangono uccise oltre 3000 persone in scontri tra cristiani e musulmani.
Nel 1995, l'esecuzione di alcuni leader dell'opposizione democratica e del Movimento per la Sopravvivenza del Popolo Ogoni (Mosop), che protesta contro le compagnie petrolifere straniere per i danni sociali e ambientali da esse prodotti nella regione del delta del Niger, suscita una dura condanna internazionale del regime militare nigeriano, all'epoca guidato dal generale Sani Abacha. Ma la situazione non si sblocca fino al 1999, quando il successore di Abacha (morto nel '89), generale Abdulsalam Abubakar, legalizza il multipartitismo e indice libere elezioni presidenziali, che vengono vinte con largo margine dall'ex generale Olusegun Obasanjo, rappresentante cristiano dell'etnia yoruba, fino ad allora estromessa dal potere.
Il governo civile di Obasanjo, sostenuto dagli Stati Uniti, promulga una costituzione democratica e cerca di risollevare le sorti economiche del paese. Ma ogni cambiamento viene ostacolato dallo strapotere dei due principali attori della scena Nigeriana: le gerarchie militari, che continuano ad esercitare un incontrastato dominio sulla vita politica del paese, e le società petrolifere straniere occidentali, che gestiscono le proprie aree d'azione come territori propri, senza vincoli e controlli governativi (come dimostrano i ricorrenti incidenti ambientali nel delta del Niger).
A questo si aggiunge la "reazione" del nord musulmano alla perdita del potere governativo centrale. Nel 2000 dodici Stati settentrionali sfidano il veto costituzionale introducendo la sharìa, la legge islamica. Ne seguono violenti scontri religiosi con le minoranze cristiane locali. I disordini contagiano rapidamente tutta la Nigeria settentrionale causando migliaia di morti. Inoltre, ciò ha innescato una spirale di violenti scontri religiosi in tutto il Paese, costati la vita a migliaia di persone. Tra gli scontri più recenti, quello del novembre del 2002 quando, a Kaduna, in occasione del concorso Miss Mondo, la rabbia dei Musulmani scatena scontri che provocano centinaia di morti.
Il sud del Paese non rimane immune dal dilagare della violenza, che qui assume anche carattere di scontro tra vari gruppi e sottogruppi etnici (senza alcuna contrapposizione religiosa).
Nelle elezioni dell’aprile del 2003 viene rieletto il presidente cristiano di etnia Yoruba Obasanjo, in consultazioni caratterizzate da violenze, irregolarità e brogli, aggravando le tensioni tra il ricco sud cristiano-animista e il povero nord musulmano.



SOCIETA'

La Nigeria è un paese dilaniato da vari contrasti di tipo religioso, politico, ma anche causati da fattori economici.
La ferrea applicazione del diritto penale islamico da parte dei tribunali del nord del paese ha provocato un forte peggioramento della situazione dei diritti umani in generale e, in particolare, della situazione femminile. Le corti penali della sharìa hanno infatti condannato molte persone a punizioni corporali crudeli e inumane, come l’amputazione delle mani per furto o la fustigazione per il reato di fornicazione e per il consumo di alcool. Abbastanza grave la situazione dei diritti delle donne, come dimostrano i due famosi casi di Amina Lawal e di Safya Yakubu Hussaini, condannate alla lapidazione ma salvate grazie alle pressioni dell’opinione pubblica internazionale.
Inoltre, la popolazione della Nigeria continua a pagare un caro prezzo per lo sfruttamento delle risorse petrolifere. Infatti, nella regione del delta del fiume Niger prosegue la repressione governativa contro i militanti indigeni delle popolazioni locali che da anni protestano contro le compagnie petrolifere straniere (in particolare Chevron-Texaco, Shell e Total-Elf-Fina) per i danni sociali e ambientali prodotti dall'attività estrattiva nella regione. Nel 2002 l'esercito e la polizia hanno brutalmente represso una pacifica protesta di donne locali che manifestavano per le precarie condizioni di lavoro dei loro mariti negli impianti estrattivi. I leader di questi movimenti sono perseguitati e spesso uccisi dalle forze governative e dai paramilitari al soldo delle compagnie petrolifere. A ciò si aggiungono i violenti scontri armati tra le etnie locali ijaw e itsekiri (questi ultimi appoggiati dal governo) che si contendono il controllo politico-economico di questa ricca regione petrolifera (le violenze hanno costretto le compagnie a ridurre le attività estrattive del 40%) e il dramma delle ricorrenti stragi causate dall'esplosione delle malridotte condutture petrolifere che attraversano il sud del Paese. Gli abitanti dei villaggi della zona prelevano infatti petrolio dagli oleodotti (per venderlo di contrabbando) con tecniche rudimentali che spesso provocano esplosioni accidentali, causando la morte di centinaia di persone. L'ultima risale al giugno 2003, quando oltre cento furono i morti per lo scoppio di un oleodotto nello Stato sud-orientale di Abia.
Oltre alla contrapposizione etnico-religiosa tra cristiani e musulmani, negli Stati meridionali della Nigeria si verificano ricorrenti scontri tra le etnie minori, dovuti a dispute sul controllo delle terre coltivabili e dei pascoli, senza alcun carattere di contrapposizione religiosa. Per far fronte a questo dilagare della violenza il governo ha dato mano libera all'esercito, istituzione ancora molto potente in Nigeria dopo oltre trent'anni di dittature. Ciò ha comportato gravissimi abusi e violenze da parte di militari nei confronti della popolazione civile. Ad esempio nell'ottobre del 2001 nello Stato sud-orientale di Benue (dov'erano in corso scontri tribali) duecento civili sono stati massacrati dall'esercito in rappresaglia all'assassinio di alcuni soldati durante precedenti scontri. Tutti questi fatti rimangono regolarmente impuniti, così come le esecuzioni extragiudiziali e le torture commesse dalla polizia e da gruppi paramilitari contro gli oppositori politici, le minoranze etniche e gli indigeni che lottano nel delta del Niger contro le compagnie petrolifere straniere.



POLITICA

Il multipartitismo, introdotto nel 1999, ha esacerbato la tradizionale conflittualità tra il sud cristiano e il nord musulmano. Con l'elezione, in quello stesso anno, del presidente Olusegun Obasanjo, cristiano del sud di etnia yoruba, i musulmani del nord di etnia hausa-fulani, estromessi dal potere dopo trent'anni di dittature militari da loro gestite, hanno sfidato nel 2000 il governo centrale imponendo la sharìa, la legge islamica, in 12 stati settentrionali. Questo ha dato luogo a scontri che fino ad oggi hanno provocato la morte di migliaia di persone. La rielezione di Obasanjo, leader del Partito Democratico del Popolo (Pdp), nell'aprile del 2003 ha aggravato ulteriormente questa spaccatura. L'opposizione conservatrice del Partito di Tutto il Popolo della Nigeria (Anpp), guidata dall'ex dittatore musulmano di etnia fulani, Muhammadu Buhari, ha rigettato i risultati delle urne definendo le elezioni come "le più truccate dall'indipendenza del Paese". Gli stessi osservatori internazionali hanno condannato la campagna elettorale di Obasanjo considerandola "intimidatoria" e hanno denunciato la violenza governativa contro esponenti dell'opposizione dell'Anpp, gravi irregolarità e brogli.



MASS MEDIA

La situazione dei mass media in Nigeria è una delle migliori dell’Africa. La radio e la tv raggiungono ogni parte dello Stato sia a livello federale che regionale. Ognuno dei 36 stati ha le proprie stazioni radio, e alcuni hanno anche delle reti televisive. La radio rimane comunque la principale fonte di informazione per molti nigeriani, e sono anche molto ascoltate le radio internazionali, tra cui la BBC. Esistono più di 100 publicazioni periodiche, sia nazionali che locali, e molte di esse appartengono allo stato. La libertà di informazione è migliorata sostanzialmente durante la presidenza di Obasanjo, anche se rimangono in vigore alcuni decreti restrittivi.