28/02/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Ventiquattro civili palestinesi sono morti nella rappresaglia di Tel Aviv alla morte di un israeliano ucciso dai razzi Qassam. Dieci a uno, anni fa, faceva ancora orrore
"Il bilancio finora è di 17 palestinesi uccisi (fra cui quattro bambini) e un israeliano ferito, numeri che si sommano a quelli del tragico bollettino di ieri quando sono rimasti uccisi 13 palestinesi (compreso un miliziano in Cisgiordania) e un civile israeliano (colpito da un razzo Qassam a Sderot)".
 
Secco, laconico, in quattro righe questo dispaccio fornisce delle cifre, eppure non è fatto per rendere l'idea di quel che sta accadendo.
Si legge in fretta, di solito, e si passano via, queste quattro righe, per poi andare  a leggere d'altro. Magari di Sanremo, e di Pippo Baudo che si lascia scappare (?) che il nostro è un Paese di merda.
 
Lo è davvero, se non è capace di fermarsi a leggere meglio quelle quattro righe (che insieme a tanti altri piccoli dispacci) ci dicono lo stato del mondo. In quello che dovrebbe essere il faro della democrazia in Medioriente nelle ultime quarantotto ore ci sono stati 25 morti civili.
Quattro, erano bambini.
Uno dei bambini era un neonato. Un altro aveva sei mesi
Ognuno di questi morti, l'unico israeliano e i ventiquattro palestinesi, non aveva fatto nulla di nulla che ne giustificasse nemmeno un arresto, figuriamoci la morte. Colpevoli di essere.
Di essere israeliano, uno. E di essere palestinesi. Gli altri.
 
Ventiquattro civili palestinesi sono morti nella rezione israleiana al lancio di un razzo dei miliziani palestinesi. Dieci a uno. Anni fa, faceva ancora orrore.
Adesso la rappresaglia è diventata un'altra delle abnormi normalità di questi anni.

Maso Notarianni

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