12/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Afgana.Org: una piattaforma per la pace elaborata dalla società civile italiana e afgana
E’ stata presentata oggi alla sala stampa del Senato, alla presenza del viceministro degli Esteri, Patrizia Sentinelli, la piattaforma per la pace in Afghanistan approvata lo scorso gennaio a Kabul da rappresentati della società civile afgana e italiana aderenti alla rete Afgana.Org: un documento in 19 punti, sostenuto anche dal ministro Massimo D’Alema, che delinea una strategia alternativa a quella – fallimentare – fin qui seguita per la pacificazione e la democratizzazione del paese asiatico.
 
Caschi BluCaschi blu al posto delle truppe Usa e Nato. Una delle principali proposte della piattaforma è la cessazione delle missioni militari statunitense (Enduring Freedom) e Nato (Isaf), alle quali si dovrebbe sostituire una missione di caschi blu dell’Onu, ridefinendo il mandato della già esistente – ma praticamente invisibile – missione Unama (Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan). Quindi, non più soldati Usa e Nato a dare la caccia ai talebani ma truppe Onu che proteggano la popolazione civile, in collaborazione con l’esercito e la polizia afgana. A questo proposito, il documento auspica un maggiore impegno internazionale nell’addestramento delle forze armate afgane e il potenziamento della missione di polizia civile internazionale dell’Unione Europea (Eupol Afghanistan).
 
Riconciliazione nazionale e conferenza di pace. L’altra questione fondamentale affrontata dalla piattaforma è il coinvolgimento della società civile afgana – attraverso attori tradizionali come le jirghe tribali, gli ulema e i malik – in un processo di riconciliazione nazionale che preveda il rilancio delle trattative con tutte le parti in conflitto, talebani compresi, e che sfoci entro la fine del 2008 in una conferenza di pace internazionale che coinvolga anche i Paesi confinanti (Pakistan, Iran, repubbliche ex sovietiche) e l’India.
 
La conferenza di KabulPiù soldi a ricostruzione e cooperazione, ma civile. Il documento chiede poi un forte incremento delle risorse finanziarie internazionali destinate alla ricostruzione e alla cooperazione, che oggi sono solo un decimo di quelle destinate alle operazioni militari, e auspica che non siano più i militari a gestire i progetti ma solo i civili (ong e agenzie Onu) così da evitare pericolose confusioni agli occhi della popolazione locale. Finora queste attività sono state gestite da strutture miste – team provinciali di ricostruzione (Prt) – di cui si chiede la revisione. Tra le principali urgenze individuate da Afgana.Org c’è la garanzia dei diritti primari delle comunità locali (acqua, cibo, salute, educazione), la riconversione agricola per combattere la coltivazione dell’oppio, lo sviluppo di programmi di microcredito per favorire lo sviluppo economico, una seria riforma del sistema giudiziario incentrata sul rispetto dei diritti umani e la promozione del ruolo e dei diritti della donna.

Enrico Piovesana

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità