Afgana.Org: una piattaforma per la pace elaborata dalla società civile italiana e afgana
E’ stata presentata oggi alla sala stampa del Senato, alla presenza del viceministro
degli Esteri, Patrizia Sentinelli, la piattaforma per la pace in Afghanistan approvata
lo scorso gennaio a Kabul da rappresentati della società civile afgana e italiana
aderenti alla rete
Afgana.Org: un documento in 19 punti, sostenuto anche dal ministro Massimo D’Alema, che
delinea una strategia alternativa a quella – fallimentare – fin qui seguita per
la pacificazione e la democratizzazione del paese asiatico.
Caschi blu al posto delle truppe Usa e Nato. Una delle principali proposte della piattaforma è la cessazione delle missioni
militari statunitense (Enduring Freedom) e Nato (Isaf), alle quali si dovrebbe
sostituire una missione di caschi blu dell’Onu, ridefinendo il mandato della già
esistente – ma praticamente invisibile – missione
Unama (Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan). Quindi, non più
soldati Usa e Nato a dare la caccia ai talebani ma truppe Onu che proteggano la
popolazione civile, in collaborazione con l’esercito e la polizia afgana. A questo
proposito, il documento auspica un maggiore impegno internazionale nell’addestramento
delle forze armate afgane e il potenziamento della missione di polizia civile
internazionale dell’Unione Europea (
Eupol Afghanistan).
Riconciliazione nazionale e conferenza di pace. L’altra questione fondamentale affrontata dalla piattaforma è il coinvolgimento
della società civile afgana – attraverso attori tradizionali come le jirghe tribali, gli ulema e i malik – in un processo di riconciliazione nazionale che preveda il rilancio delle
trattative con tutte le parti in conflitto, talebani compresi, e che sfoci entro
la fine del 2008 in una conferenza di pace internazionale che coinvolga anche
i Paesi confinanti (Pakistan, Iran, repubbliche ex sovietiche) e l’India.
Più soldi a ricostruzione e cooperazione, ma civile. Il documento chiede poi un forte incremento delle risorse finanziarie internazionali
destinate alla ricostruzione e alla cooperazione, che oggi sono solo un decimo
di quelle destinate alle operazioni militari, e auspica che non siano più i militari
a gestire i progetti ma solo i civili (ong e agenzie Onu) così da evitare pericolose
confusioni agli occhi della popolazione locale. Finora queste attività sono state
gestite da strutture miste – team provinciali di ricostruzione (Prt) – di cui
si chiede la revisione. Tra le principali urgenze individuate da Afgana.Org c’è
la garanzia dei diritti primari delle comunità locali (acqua, cibo, salute, educazione),
la riconversione agricola per combattere la coltivazione dell’oppio, lo sviluppo
di programmi di microcredito per favorire lo sviluppo economico, una seria riforma
del sistema giudiziario incentrata sul rispetto dei diritti umani e la promozione
del ruolo e dei diritti della donna.