''Qui è un inferno, non si
capisce più niente. L'Onu sembra avere paura dei dimostranti,
come se non volessero davvero fermale le violenze. Non so che
pensare...''. E' confuso e preoccupato, al telefono con
PeaceReporter, Dragan, serbo
di Mitrovica, funzionario di una delle tante agenzie di quella
comunità internazionale che da questa mattina è il
bersaglio della rabbia popolare della zona settentrionale, e serba,
della città del Kosovo.
L'Onu arretra. La
polizia dell'Onu, sotto attacco, ha ricevuto l'ordine di ritirarsi
non essendo più in grado di controllare la situazione.
''Attorno al palazzo occupato venerdì c'è un gran
disordine, si sono sentiti anche colpi di arma da fuoco'',
racconta Dragan. Fonti della Kfor, il contingente Nato in Kosovo, e
della polizia Onu hanno confermato l'uso, da parte dei dimostranti,
di armi leggere e di granate. I fatti: il ritiro arriva dopo una
mattinata iniziata all'alba con l'irruzione delle forze
internazionali nella sede, occupata da venerdì scorso da
manifestanti serbi, di una corte distrettuale gestita dall'Onu.
L'operazione ha portato all'arresto di 53 manifestanti all'interno
dell'edificio, ma una folla di dimostranti ha tentato di impedire
l'arresto. Negli scontri seguiti all'arresto di 53 serbi sarebbero
rimasti feriti 13 agenti e 20 manifestanti, di cui due in gravi
condizioni. ''La rabbia è nata perché i manifestanti
sono ex dipendenti rimasti senza lavoro, ma altre persone dicono che
in realtà avessero occupato la corte per protestare contro la
dichiarazione di indipendenza del Kosovo'', racconta Dragan. L'Onu ha
fatto sapere che i caschi blu si limiteranno a controllare gli
accessi a Mitrovica e il ponte sul fiume Ibar che divide la zona
serba da quella albanese.
Alta tensione. Il presidente della
Serbia Boris Tadic, ha invitato la polizia dell'Unmik e la Kfor in
Kosovo ad astenersi dall'uso della forza contro i manifestanti serbi
per ''non provocare un'escalation di violenza in tutto il Kosovo''.
Ai serbi kosovari Tadic ha chiesto di non provocare le forze
internazionali, invitando i leader serbo-kosovari a fare di tutto per
calmare la situazione.
Il ministro serbo
per il Kosovo, Slobodan Samardzic, in visita nel nord del Kosovo, ha
dichiarato che perché si calmi la situzione a Mitrovica devono
essere ''immediatamente rilasciati i serbi kosovari arrestati
dall'Unmik''. Samardzic ha detto alla stapa serba di ritenere
inaccettabile ''questo modo di reagire da parte dell'Unmik,
soprattutto perché era stato concordato che non si facesse
nulla prima del mio arrivo a Mitrovica''. La tensione resta alta e
dimostra ancora una volta come la frustrazione dei serbi del Kosovo,
anche nel momento in cui a Belgrado dovessero accettare di ingoiare
il rospo, non è placata.