Oggi si conclude il vertice della Nato a Bucarest, in Romania.
Alle pressanti richieste di Bush per l’invio di più truppe in Afghanistan hanno
risposto positivamente la Francia (800 soldati), la Polonia (450), la Norvegia
(150), la Repubblica Ceca (100) e – nonostante il veto al suo ingresso nella Nato
– la Georgia (500 soldati).
L’Italia non aumenterà il numero dei soldati schierati (2.500), ma ne “rimodulerà”
la composizione e lo schieramento in modo da avere più truppe da combattimento,
tutte concentrate sul fronte di guerra sud-occidentale della provincia di Farah.
Subito un Battle Group nell’ovest. Subito dopo le elezioni, dall’aeroporto militare di Bologna partiranno per Herat
450 paracadutisti del 66° reggimento di fanteria ‘Trieste’ della brigata aeromobile
‘Friuli’: andranno a formare subito un
Battle Group che verrà impiegato per combattere i talebani nel sud-ovest afgano al posto
dell’insufficiente Forza di Reazione Rapida italo-spagnola (250 soldati)
che lo ha fatto finora.
Per mantenere inalterato il numero totale delle truppe, torneranno in Italia
450 soldati del 132° reggimento carri della brigata corazzata ‘Ariete’ finora
schierati al Prt di Herat.
Più italiani a fianco delle truppe afgane che combattono. L’Italia invierà subito nell’ovest dell’Afghanistan anche una cinquantina di
soldati per creare altri tre Team operativi di affiancamento e collegamento (Omlt)
oltre i due già presenti. Gli Omlt italiani accompagneranno sul campo di battaglia
i soldati afgani del 207° corpo d’armata impegnati a combattere i talebani nella
provincia di Farah, dove a questo scopo l’esercito afgano ha appena aperto una
nuova base avanzata (nel distretto del Gulistan) nella quale sono da poco stati
permanentemente schierati i circa 220 incursori delle forze speciali italiane
(la Task Force 45 impegnata nell’operazione ‘Sarissa’).
E a settembre un secondo Battle Group sul fronte occidentale. Ma la vera rivoluzione avverrà dopo l’estate, quando quasi tutte le truppe italiane,
oggi più o meno equamente divise tra Kabul ed Herat, verranno concentrate sul
fronte ovest. Nella capitale, dove adesso ci sono circa 1.200 soldati italiani
(solo in minima parte truppe da combattimento), rimarranno circa 500 uomini: gli
altri 700 verranno rimpatriati. Altrettanti soldati, truppe fresche, da combattimento,
partiranno dall’Italia alla volta di Herat, dove quindi il numero dei nostri militari
salirà a circa 2.000 dagli attuali 1.300. A quel punto sarà possibile creare un
secondo
Battle Group, così da poter combattere i talebani su più fronti contemporaneamente.