Sono partite in ventisette, ma alla
fine nessuna ce l'ha fatta. Le elezioni parlamentari in Kuwait si
sono tenute, durante il fine settimana, senza sorprese, neanche per
le donne (appunto ventisette) candidate. Nessuna di loro è
stata eletta e la presenza degli esponenti integralisti in Parlamento
è aumentata.

Le elezioni anticipate, dopo
quelle del 2006, chiudevano una stagione di aspre polemiche politiche
in Kuwait. Tempo fa, dopo che
scandali per corruzione e le polemiche per la gestione della rappresentanza
politica degli sciiti (messa al bando per un periodo dopo la
solidarietà espressa per l'omicidio mirato avvenuto a Damasco
di Imad Mughniyeh, leader di Hezbollah), i ministri si erano dimessi in blocco.
Adesso si guarda al nuovo
Parlamento, dove gli islamisti si rafforzano. L'Alleanza Islamica
Salafista, il blocco dei duri e puri, sostenitori di un Islam
ortodosso, ha ottenuto quindici seggi su cinquanta, toccando
quota ventuno seggi considerando i suoi alleati. Raddoppiando il
risultato delle precedenti elezioni. Molto bene anche il blocco
sunnita, che ottiene ventuno rappresentanti, mentre segnano una
battuta d'arresto i Fratelli musulmani, che scendono da sei a tre
deputati. Sette seggi ai liberali, quattro ai nazionalisti, entrambi
in calo. Gli sciiti, minoranza turbolenta nel ricco regno del Golfo
Persico, saranno rappresentati da cinque deputati, tutti radicali.
Due di loro sono ancora sotto inchiesta, perché ritenuti
vicini a Hezbollah Kuwait, organizzazione clandestina che s'ispira al
movimento sciita libanese.

Come nel 2006, quando le donne hanno
potuto votare per la prima volta, nessuna donna è stata eletta
nonostante più della metà degli aventi diritto al voto
fossero donne. Lo stesso primo ministro del Kuwait,
Nasser al-Ahmad al-Sabah, aveva esortato a votare le donne, puntando
all'elezione di almeno una di loro come simbolo di progresso per
tutto il Paese. Niente da fare, anche se la candidata
Asil al-Awadi ha sfiorato l'impresa, restando fuori dal Parlamento
solo per un pugno di voti.
Donne e Islam, tema trattato spesso a
sproposito. Non a caso, proprio in Kuwait, secondo una ricerca del
Sole 24 Ore, c'è una presenza femminile nei consigli
d'amministrazione delle aziende quotate in Borsa superiore a quella che si registra
in paesi
come l'Italia e il Giappone, dove nessuno si sogna di denunciare la
discriminazione delle donne. In Kuwait, appunto, le donne
rappresentano il 2,7 percento degli amministratori di grosse imprese,
in Italia solo il 2 percento e in Giappone lo 0,4 percento.
La ricerca sottolinea come il Kuwait,
assieme all'Oman, sia un'eccezione per la regione. Ma il dato è
significativo di come le società islamiche, a volte, si
evolvano più in fretta dei pregiudizi.