Ordinamento politico: monarchia costituzionale
Capitale: al-Kuwait
Superficie: 17818 kmq
Popolazione: 2 283 000 di persone (30% kuwaitiani, 17%
palestinesi, 10% curdi, 10 % giordani)
Lingue: arabo
Religione: musulmani sunniti 45 %, musulmani sciiti 30,3 %,
altri (cristiani e indù) 24,6%
Alfabetizzazione: 82,9 % della popolazione
Mortalità infantile: 9 per mille
Speranza di vita: 76 anni per gli uomini e 77 anni per le donne
Popolazione sotto la soglia di povertà: dato non disponibile
Prodotti esportati: petrolio, pesce, gas naturale
Debito estero: 15 miliardi di dollari Usa
Spese militari: 5,3 del Prodotto Interno Lordo
GEOGRAFIA
Il Kuwait confina a sud e a sud ovest con l’Arabia
Saudita, a nord e a nord ovest con l’Iraq e si affaccia a est sul Golfo Persico.
Sotto la sovranità kuwaitiana ci sono anche una moltitudine di isole, tra le
quali le maggiori sono quelle di Warbah e Bubiyan. Il territorio del Kuwait è
in massima parte sabbioso. Da anni procede un contenzioso internazionale per la
definizione dei confini con l’Arabia Saudita e l’Iraq.
SOCIETA'
La metà circa della popolazione residente è formata
da stranieri, in particolare da migranti che giungono nel regno dai paesi
dell’Estremo Oriente come manodopera sfruttata nei giacimenti e nelle raffinerie
di petrolio. La tensione nata all’interno della famiglia reale al momento della
morte del sovrano il 15 gennaio scorso, ha messo in evidenza l’insofferenza di
una parte della società kuwaitiana per il criterio nepotista di gestione del
potere nel Paese. Una ristretta oligarchia gestisce in modo autoreferenziale
gli esorbitanti proventi della vendita del petrolio. Inoltre ora che il vecchio
sovrano è morto, bisogna vedere come il nuovo re riuscirà a gestire i rapporti
con i Fratelli Musulmani (controllano 16 deputati su 50 dell’Assemblea), ben
radicati nel Paese, e come riusciranno a resistere le riforme in senso
modernista attuate dal defunto monarca. In particolare pesa sulle spalle del
nuovo re la riforma della burocrazia che rischia di far perdere il lavoro a
molte persone e di far cessare quel sistema per il quale i pochi kuwaitiani
‘doc’ avevano un posto di lavoro assicurato nella pubblica amministrazione. In
Kuwait è in vigore la pena di morte.
ECONOMIA
La risorsa fondamentale del Paese è il petrolio,
che contribuisce al 50 percento del Prodotto Nazionale Lordo e al 90 percento
delle esportazioni. L’estrazione del greggio avviene, a ritmi serrati, da circa
700 pozzi sparsi in tutto il Paese e nelle isolette dominate dal Kuwait. Tutti
i pozzi sono collegati, attraverso oleodotti, al porto di Mena al-Ahmadi dove
partono le navi che forniscono i clienti in giro per il mondo e dove si trovano
gli impianti di raffinazione del regno. Grazie ai prezzi elevati del petrolio,
l’economia del Kuwait è in una fase di forte espansione, anche grazie
all’incentivo della domanda interna portato dalle compagnie straniere che, nel
quadro della ricostruzione irachena, hannoo base in Kuwait. Altre installazioni
industriali, nella zona di Shuwayk, producono prodotti chimici, fertilizzanti
in particolare, e materiale edile. Un impianto fondamentale per la
sopravvivenza del Kuwait, povero di risorse idriche, è lo stabilimento di
dissalazione delle acque di mare nel porto di Shuaiba. Sempre più però, gli
ambienti imprenditoriali del Kuwait premono sulla casa reale per un programma
di riforme economiche che permetta di diversificare gli investimenti dei
proventi del petrolio, lo snellimento della burocrazia e una maggiore
regolamentazione del sistema bancario e finanziario.
POLITICA
Nel regno è in vigore la Costituzione concessa dalla
famiglia reale nel 1962. Questa prevede un’Assemblea nazionale, formata da 50
membri eletti e da quelli di nomina regia, che resta in carica per 4 anni.
Tutti i candidati si possono presentare agli elettori come indipendenti, in
quanto i partiti politici sono banditi. Il suffragio è limitato ai cittadini
uomini che possano dimostrare di avere origini kuwaitiane almeno dal 1920.
L’Assemblea Nazionale ha un peso determinante nel controbilanciare le proposte
del governo di nomina regia. Tra i temi più dibattuti dell’ultimo periodo c’è
sicuramente il cosiddetto ‘progetto Kuwait’, che consiste nel pacchetto di
riforme per l’ottimizzazione della produzione del greggio, nella quale le
opposizioni (rappresentate dai Fratelli Musulmani e dagli sciiti) vogliono vederci
chiaro, temendo un’eccessiva privatizzazione delle risorse petrolifere del
Paese. Altra riforma in bilico è quella del voto alle donne. Approvata dopo un
difficile iter parlamentare, la riforma è prevista per il prossimo turno
elettorale, ma bisogna vedere cosa accadrà con il nuovo sceicco.
MASS MEDIA
Il Kuwait è uno dei paesi del mondo arabo e
islamico più ‘informatizzato’, con un accesso alle tecnologie informatiche e
radiotelevisive molto diffuse nel Paese. STORIA
Il regno del Kuwait ottiene la propria indipendenza
il 19 giugno 1961. Fino a quel giorno, dal 1899, era stato un protettorato
britannico. La monarchia ereditaria al potere, quella degli al-Sabah, controlla
da sempre il Paese.
Il Kuwait, il 2 agosto 1990, venne invaso dalle truppe dell’Iraq. Il regime di
Saddam in Iraq, prostrato economicamente dalla guerra con l’Iran, accampando
delle rivendicazioni territoriali rispetto ai confini tra Iraq e Kuwait, attacca
il regno devastandolo e macchiandosi di crimini di guerra e contro l’umanità.
Il Kuwait venne liberato a febbraio del 1991 da una coalizione internazionale
guidata dagli Stati Uniti d’America e incaricata dal Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite di ricostruire lo stato di diritto internazionale violato
dall’aggressione delle truppe di Saddam Hussein. Il 15 gennaio 2005 è morto lo
sceicco Jaber al-Ahmad al-Sabah aprendo, per la prima volta nella storia del
Kuwait, una crisi istituzionale. Il principe erede al trono, Saad al-Abdullah
al-Sabah ha assunto le funzioni di capo di Stato, ma l’età avanzata e le
cattive condizioni di salute hanno posto il problema della nomina dell’erede
che, in pochi mesi, sarebbe a sua volta diventato re. Le funzioni governative
erano svolte da tempo da Sabah al-Ahmad al-Sabah, primo ministro e fratello del
defunto monarca. La sua appariva come la candidatura naturale, ma per la prima
volta sono emerse delle spaccature all’interno della casa regnante. Alla fine,
per quieto vivere, Saad al-Abudllah al-Sabah, ha chiesto al
Parlamento una sessione speciale per destituirlo. Dietro
l’abdicazione c'è la lotta tra due rami della famiglia regnante al-Sabah,
incarnati da una parte dagli ultraconservatori del Parlamento e dall'altra dai
pragmatici del governo, guidati dal primo ministro Sabah al-Ahmad al-Sabah.
L’ha spuntata alla fine quest’ultimo che però adesso si trova a doversi
confrontare con un’Assemblea piuttosto ostile.