22/05/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Conferma ufficiale dell'avvio di negoziati tra Israele e Siria, con la mediazione della Turchia
Quasi non ci si crede. Si è alzato, nel giro di poche ore, un venticello fresco che ha portato un po’ di refrigerio sull’infuocato Medio Oriente. In Libano, dopo mesi di paralisi politica, è stato trovato l’accordo per l’elezione del presidente della Repubblica. A Gaza, dove un milione e mezzo di persone è rinchiuso in una prigione a cielo aperto, sembra tutto pronto per l’entrata in vigore di un cessate il fuoco. E infine, all’improvviso, è giunta una schiarita nelle relazioni, sempre più tese, tra Israele e Siria.

Diretto e indiretto. ‘’Le due parti hanno proclamato la loro intenzione di condurre i colloqui in buona fede e con apertura, e di mantenere un dialogo serio e continuato allo scopo di giungere a una pace generale, secondo quanto prefigurato dalla Conferenza di Madrid (1991)’’. Questo il testo di un comunicato emesso ieri dall’ufficio del primo ministro israeliano Ehud Olmert.
Poche righe, ma di importanza vitale. ‘’Siria e Israele hanno lanciato negoziati di pace indiretti sotto gli auspici del governo turco’’, ha confermato con una nota il ministero degli Esteri turco, mediatore dell’iniziativa. Poco dopo anche il ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem ha confermato che ‘’colloqui di pace indiretti con Israele sono iniziati sotto gli auspici della Turchia’’.
I governi di Siria, Israele e Turchia avevano deciso, nei giorni scorsi, di diffondere simultaneamente la notizia. Delegati di Siria e Israele si trovano a Istanbul, ma la sede dei colloqui dovrebbe essere Ankara. Se questo dialogo ‘indiretto’ non dovesse dare frutti (la Turchia farà da navetta tra le due delegazioni che non si parleranno direttamente), secondo quanto hanno fatto sapere fonti diplomatiche turche alla Cnn,  si tenterà il dialogo diretto.
Secondo la stampa israeliana, è probabile che stasera il premier Olmert parli alla radio e alla tv del Paese per dare l’annuncio dell’apertura del tavolo negoziale con Damasco.

Israele s’interroga. Le reazioni in Israele non sono state entusiaste. ‘’La Siria è ancora la base dell’asse del male’’, ha commentato il vicepremier israeliano, Eli Yishai, ‘’non è chiaro cosa sia cambiato ora. Non vedo spazio per trattative e certamente non per mettere la nostra sicurezza nelle mani di Hezbollah’’.
Anche l’opposizione laburista, secondo quanto dichiarato dal deputato Shelley Yachimovich, non esulta. Per la Yachimovich ‘’la notizia dei colloqui tra Israele e Siria è un circolo vizioso, attraverso il quale Olmert sta provando a dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle indagini che lo coinvolgono’’. Il riferimento è all’inchiesta per i fondi neri che Olmert avrebbe ricevuto in campagna elettorale, sui quali indaga la magistratura israeliana. Mark Regev, portavoce di Olmert, ha smentito il ministro siriano al-Muallem, secondo cui lo Stato ebraico avrebbe dato assicurazioni sulla disponibilità a un ritiro totale dalle Alture del Golan. ‘’Israele comprende pienamente quali siano le aspettative della Siria per quanto riguarda il processo negoziale e la Siria comprende pienamente quali siano le aspettative israeliane’’, ha frenato Regev.   

Lievi speranze. La buone notizia resta, quali che siano le motivazioni di Olmert e le reali possibilità che il dialogo si concretizzi in un accordo di pace. I temi caldi del negoziato ruoteranno attorno a un possibile ritiro israeliano dalle Alture del Golan., al confine tra i due stati, occupate nel giugno del 1967 dall’esercito d’Israele e annesse nel 1981. Nonostante la condanna della comunità internazionale e delle Nazioni Unite, Israele ha sempre sostenuto che il Golan è strategico per proteggere il Paese da attacchi nemici. Negli ultimi anni, dopo un periodo di stasi, la tensione era tornata a salire al confine. Dall’invasione dell’Iraq, nel 2003, gli Stati Uniti non hanno mai fatto mistero di ritenere Damasco una retrovia sicura per i guerriglieri che tenevano in scacco le truppe Usa. Almeno per tre volte, negli ultimi mesi, Siria e Israele hanno svolto possenti manovre militari al confine e, a settembre 2007, l’aviazione israeliana ha compiuto un raid in territorio siriano distruggendo un’installazione dove (secondo l’intelligence di Tel Aviv) Damasco sviluppava il suo programma nucleare. La tensione era alle stelle e il clima è stato avvelenato ancor di più dall’omicidio, da parte d’Israele, del leader di Hezbollah Imad al-Mughniyeh, il 12 febbraio 2008 a Damasco.
La frizione principale tra Israele e Siria è rappresentata da Hezbollah, che minaccia la frontiera nord d’Israele e che gode dell’appoggio di Damasco. Un nuovo conflitto era alle porte, ma c’è da sperare che il dialogo tra i due paesi possa continuare.

Christian Elia

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