Conferma ufficiale dell'avvio di negoziati tra Israele e Siria, con la mediazione della Turchia
Quasi non ci si crede. Si è alzato, nel giro di poche ore, un venticello fresco
che ha portato un po’ di refrigerio sull’infuocato Medio Oriente. In Libano, dopo
mesi di paralisi politica, è stato trovato l’accordo per l’elezione del presidente
della Repubblica. A Gaza, dove un milione e mezzo di persone è rinchiuso in una
prigione a cielo aperto, sembra tutto pronto per l’entrata in vigore di un cessate
il fuoco. E infine, all’improvviso, è giunta una schiarita nelle relazioni, sempre
più tese, tra Israele e Siria.
Diretto e indiretto. ‘’Le due parti hanno proclamato la loro intenzione di condurre i colloqui in
buona fede e con apertura, e di mantenere un dialogo serio e continuato allo scopo
di giungere a una pace generale, secondo quanto prefigurato dalla Conferenza di
Madrid (1991)’’. Questo il testo di un comunicato emesso ieri dall’ufficio del
primo ministro israeliano Ehud Olmert.
Poche righe, ma di importanza vitale. ‘’Siria e Israele hanno lanciato negoziati
di pace indiretti sotto gli auspici del governo turco’’, ha confermato con una
nota il ministero degli Esteri turco, mediatore dell’iniziativa. Poco dopo anche
il ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem ha confermato che ‘’colloqui
di pace indiretti con Israele sono iniziati sotto gli auspici della Turchia’’.
I governi di Siria, Israele e Turchia avevano deciso, nei giorni scorsi, di diffondere
simultaneamente la notizia. Delegati di Siria e Israele si trovano a Istanbul,
ma la sede dei colloqui dovrebbe essere Ankara. Se questo dialogo ‘indiretto’
non dovesse dare frutti (la Turchia farà da navetta tra le due delegazioni che
non si parleranno direttamente), secondo quanto hanno fatto sapere fonti diplomatiche
turche alla Cnn, si tenterà il dialogo diretto.
Secondo la stampa israeliana, è probabile che stasera il premier Olmert parli
alla radio e alla tv del Paese per dare l’annuncio dell’apertura del tavolo negoziale
con Damasco.
Israele s’interroga. Le reazioni in Israele non sono state entusiaste. ‘’La Siria è ancora la base
dell’asse del male’’, ha commentato il vicepremier israeliano, Eli Yishai, ‘’non
è chiaro cosa sia cambiato ora. Non vedo spazio per trattative e certamente non
per mettere la nostra sicurezza nelle mani di Hezbollah’’.
Anche l’opposizione laburista, secondo quanto dichiarato dal deputato Shelley
Yachimovich, non esulta. Per la Yachimovich ‘’la notizia dei colloqui tra Israele
e Siria è un circolo vizioso, attraverso il quale Olmert sta provando a dirottare
l’attenzione dell’opinione pubblica dalle indagini che lo coinvolgono’’. Il riferimento
è all’inchiesta per i fondi neri che Olmert avrebbe ricevuto in campagna elettorale,
sui quali indaga la magistratura israeliana. Mark Regev, portavoce di Olmert,
ha smentito il ministro siriano al-Muallem, secondo cui lo Stato ebraico avrebbe
dato assicurazioni sulla disponibilità a un ritiro totale dalle Alture del Golan.
‘’Israele comprende pienamente quali siano le aspettative della Siria per quanto
riguarda il processo negoziale e la Siria comprende pienamente quali siano le
aspettative israeliane’’, ha frenato Regev.
Lievi speranze. La buone notizia resta, quali che siano le motivazioni di Olmert e le reali
possibilità che il dialogo si concretizzi in un accordo di pace. I temi caldi
del negoziato ruoteranno attorno a un possibile ritiro israeliano dalle Alture
del Golan., al confine tra i due stati, occupate nel giugno del 1967 dall’esercito
d’Israele e annesse nel 1981. Nonostante la condanna della comunità internazionale
e delle Nazioni Unite, Israele ha sempre sostenuto che il Golan è strategico per
proteggere il Paese da attacchi nemici. Negli ultimi anni, dopo un periodo di
stasi, la tensione era tornata a salire al confine. Dall’invasione dell’Iraq,
nel 2003, gli Stati Uniti non hanno mai fatto mistero di ritenere Damasco una
retrovia sicura per i guerriglieri che tenevano in scacco le truppe Usa. Almeno
per tre volte, negli ultimi mesi, Siria e Israele hanno svolto possenti manovre
militari al confine e, a settembre 2007, l’aviazione israeliana ha compiuto un
raid in territorio siriano distruggendo un’installazione dove (secondo l’intelligence
di Tel Aviv) Damasco sviluppava il suo programma nucleare. La tensione era alle
stelle e il clima è stato avvelenato ancor di più dall’omicidio, da parte d’Israele,
del leader di Hezbollah Imad al-Mughniyeh, il 12 febbraio 2008 a Damasco.
La frizione principale tra Israele e Siria è rappresentata da Hezbollah, che
minaccia la frontiera nord d’Israele e che gode dell’appoggio di Damasco. Un nuovo
conflitto era alle porte, ma c’è da sperare che il dialogo tra i due paesi possa
continuare.