Gli Usa accusano l'Iran di armare i miliziani sciiti, ma poi le prove non vengono esibite
Fin
da prima del suo inizio, la guerra in Iraq si è combattuta
anche sui grandi media occidentali che, più o meno
colpevolmente, hanno dato risalto alle notizie confortanti per la
Coalizione a guida Usa e omesso tanti dettagli scomodi. Da qualche
anno, inoltre, la guerra in Iraq si combatte anche pensando all'Iran,
contro il quale sono già stati preparati diversi piani di
attacco. Sul fronte dell'informazione si è tentato di
preparare il terreno per un nuovo ipotetico conflitto, martellando
l'opinione pubblica con le accuse al regime di Teheran. La principale
imputazione, lanciata a più riprese dagli ufficiali delle
forze armate Usa, è stata quella secondo cui i miliziani
sciiti ricevono armi, finanziamenti e formazione dal regime degli
ayatollah, allo scopo di destabilizzare il paese. Recentemente, però,
la campagna di accuse all'Iran ha subito due duri colpi.

Alla
fine di aprile, il generale David Petraeus, al comando delle truppe
Usa in Iraq, annunciava la prossima divulgazione di un dossier
sull'ingerenza iraniana nel paese. Secondo le indiscrezioni filtrate
più o meno intenzionalmente, il rapporto conteneva fotografie
delle armi made in Iran, mortai, razzi ed esplosivi, tra cui si
diceva ve ne fossero alcuni con data di fabbricazione 2008. Inoltre
il documento conteneva verbali di interrogatori a miliziani sciiti
che ammettevano di avere ricevuto addestramento in una base non
lontana da Teheran, gestita dall'Hezbollah. Sembrava insomma che
l'amministrazione Bush stesse per fornire elementi di prova
inequivocabili, a dimostrazione delle proprie teorie che, è
bene ricordarlo, puntano a fare accettare al Congresso Usa l'idea che
un conflitto con l'Iran sia inevitabile. Il documento è stato
consegnato alle autorità irachene le quali, dopo averlo
analizzato, avrebbero dovuto renderlo pubblico. Pochi giorni dopo, il
3 maggio, il generale Raied Shaker, un comandante dell'esercito
iracheno della zona di Kerbala, annunciava la scoperta di un grosso
arsenale di armi di provenienza iraniana nella città santa
sciita. Petraeus non si lasciò scappare quello che pareva un
assist per ricarare la dose contro Teheran, e annunciò lo
scoop ai media: verranno mostrate le armi che l'Iran manda ai
miliziani sciiti iracheni e poi verranno distrutte.

Le
cose però non sono andate come Petraeus si aspettava. Il 4
maggio, la delegazione mandata in Iran dal premier iracheno Al Maliki
tornava a Baghdad e, poco dopo, il portavoce del premier Ali al
Dabbagh dichiarava alla stampa la formazione di una commissione di
indagine per verificare le accuse statunitensi. Un altro consigliere
di Al Maliki, Haider Abadi, spiegava che il governo iraniano aveva
mostrato delle prove a discarico, e che pertanto l'inchiesta era
necessaria: “Vogliamo informazioni tangibili, non basate su
speculazioni” concludeva Dabbagh. Da allora la pubblicazione del
rapporto di Petraeus è stata più volte rimandata. Altre
fonti militari, sostengono che il dossier non viene pubblicato perché
il governo iracheno ne starebbe facendo un uso diplomatico, per
spingere Teheran a fermare il flusso di armi verso i miliziani
sciiti. Rimaneva aperto il caso delle armi made in Iran scoperte a
Kerbala, ma anche qui gli ufficiali statunitensi hanno dovuto fare
marcia indietro. Pare infatti che una delegazione di esperti si sia
recata a Kerbala per prendere visione delle armi sequestrate e non
abbia trovato nulla che potesse essere collegato all'Iran. Nel corso
dell'ultimo anno, Kerbala è stata teatro di grandi scontri tra
gli eserciti Usa e iracheno, contro i miliziani sciiti dell'esercito
del Mahdi, quelli che secondo le accuse statunitensi sarebbero armati
dall'Iran. Le armi scoperte appartenevano quasi certamente a
loro.

Nell'arsenale scoperto gli esperti Usa hanno trovato 800
razzi Rpg e 570 ordigni esplosivi, di quelli che vengono fatti
esplodere a margine delle strade. Lo stesso tipo di armi trovate
anche negli arsenali delle milizie sunnite di Al Qaeda. Non solo,
secondo le dichiarazioni del generale iracheno Shaker, tra le armi
scoperte c'erano anche 150 delle cosiddette Efp (Explosively formed
penterators), bombe capaci di perforare le armature dei tank, che da
oltre un anno gli Usa sostengono essere di fabbricazione iraniana.
Anche quelle, però, dopo le analisi degli esperti Usa, si sono
rivelate di costruzione irachena. Queste scoperte lasciano pensare
che i miliziani attivi in Iraq, sia gli sciiti che i sunniti, si
riforniscano di armi sullo stesso mercato nero, e che le armi di
provenienza iraniana ci siano, ma siano solo una minima parte di
quelle a disposizione dell'esercito del Mahdi. Il 7 maggio, il
generale Kevin Bergner avrebbe dovuto mostrare alla stampa gli
armamenti sequestrati a Karbala, ma l'esibizione è stata
annullata. Al suo posto una conferenza stampa in cui, stando al
resoconto di Tina Susman per il blog del Los Angeles Times -l'unico
grande quotidiano a riportare la notizia, o meglio, la mancata
notizia- “c'è stata una interessante assenza in tutto il
discorso di Bergner: non ha pronunciato nemmeno una volta la parola
Iran”.