Cost of the War in Iraq
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PARTI IN CONFLITTO
Il regime di Saddam Hussein, che
prende il controllo assoluto del potere in Iraq nel 1979, dopo una
serie di colpi di stato, è sempre stato caratterizzato da un
atteggiamento aggressivo in politica estera e interna. Nel 1980 le
truppe di Saddam, dopo la rivoluzione khomeinista in Iran, attaccano il
Paese vicino, finanziate e sostenute dagli Stati Uniti. Il pretesto è
una contesa sui confini tra i due paesi, ma in realtà Saddam vuole
contrastare l’ascesa di una potenza sciita ai confini dell’Iraq, dove
una minoranza sunnita governa una maggioranza sciita.Il conflitto si
conclude con la ritirata delle truppe irachene e con un nulla di fatto
politico. Dopo il conflitto, le casse del regime iracheno sono
disastrate e Saddam, ancora sfruttando un pretesto, ordina l’invasione
del Kuwait, nell’agosto del 1990. Nel gennaio 1991, una coalizione
militare di 40 Paesi, guidata dagli Stati Uniti, è intervenuta, nel
quadro di un’operazione chiamata “Desert Storm’, costringendo al ritiro
l’esercito iracheno. Dopo il ritiro delle truppe della Coalizione
internazionale, che non rovescia il regime di Saddam nel timore di
creare un’instabilità regionale, della quale avrebbe beneficiato
l’Iran, il regime si macchia di violente persecuzioni ai danni degli
sciiti che si sono rivoltati contro Saddam, fomentati dalla
Coalizione che aveva promesso di aiutarli. L’Iraq viene condannato a un
regime di sanzioni che non spodesta Saddam, ma fa strage tra la
popolazione civile. Nel 1998, anche se non erano mai cessati, diventano
massicci i bombardamenti anglo-americani su tutto il Paese (operazione
"Desert Fox") per l’ingresso non concesso da Saddam agli ispettori
dell’Onu. Nel 2001, i combattenti dell’Unione patriottica del
Kurdistan (PUK), che combattono per l’indipendenza del Kurdistan
iracheno, affrontano gruppi islamici fondamentalisti tra cui il
Movimento Islamico Unito per il Kurdistan (IUMK) e Ansar al-Islam,
conposto da circa 5000 combattenti, che si richiamano a una versione
wahabita dell’islam e volgiono fare del Kurdistan un califfato.
Nel marzo del 2003, dopo una battaglia diplomatica che spacca le
Nazioni Unite, gli Stati Uniti invadono l’Iraq (sostenuti dalla Gran
Bretagna, dall’Italia e da pochi altri paesi) giustificando l’attacco
con la necessità di spodestare Saddam prima che possa utilizzare le
armi di distruzione di massa che, secondo Washington, possiede. E’
l’operazione Iraqi Freedom . Il regime crolla in pochi mesi e il
presidente Usa dichiara finita la guerra nel maggio 2003. Ma una
guerriglia variegata si oppone alle forze della Coalizione, in uno
stillicidio continuo di attentati e rappresaglie dei militari. Le
diverse anime della guerriglia è composta da una sorta di ‘jihad
internazionalista’, organizzata attorno al nucleo di Ansar al-Islam,
che si professa affiliata ad al-Qaeda ed è composta in massima parte di
miliziani non iracheni, dagli ex fedelissimi di Saddam, di origine
sunnita, e infine dalle milizie sciite: quella del Badr, fedele al
partito Sciri filo – iraniano e quella del Mahdi, fedele all’ayatollah
Moqtada al-Sadr. Il 15 dicembre 2005 gli iracheni tornano alle
urne per la terza volta in un anno ed eleggono il nuovo Parlamento,
dominato dagli sciiti. Fino a oggi non si è giunti all’accordo per la
formazione del governo e la guerriglia continua.
VITTIME
Il bilancio delle vittime del conflitto tra Iran e Iraq è controverso, ma le
cifre più attendibili calcolano in circa un milione
i morti causati dalla guerra, finita nel 1988. Tra questi, oltre gli
iracheni e gli iraniani, sono compresi i circa 100mila curdi iracheni
che Saddam riteneva collaborazionisti di Teheran. Nel conflitto tra
l’Iraq e la Coalizione nel 1991 si calcola che siano morti circa 35mila civili e 100mila militari iracheni, oltre a 250 militari della Coalizione, mentre sono circa 5mila
i kuwaitiani sterminati dall’esercito iracheno. L’embargo seguito alla
guerra ha causato la morte di circa un milione e mezzo di civili per
mancanza di medicine, cibo e cure mediche adeguate. Circa 2 mila iracheni (in maggioranza curdi) sono morti in seguito ai bombardamenti del 1998. Seconde
le stime aggiornate al 22 giugno 2007, le
vittime civili della guerra in Iraq
sono 72165 e quelle militari sono 3826. Secondo una ricerca medica inglese, le
vittime irachene del conflitto sarebbero 655mila.
RISORSE CONTESE
Il petrolio è la maggior risorsa del paese. Il controllo delle riserve petrolifere
irachene è strategico per il controllo del mercato mondiale del greggio.
FORNITURE ARMAMENTI
Il governo iracheno (un tempo armato dagli stessi Stati Uniti) ha ricevuto armi
- in violazione all'embargo - da Russia, Bielorussia, Ucraina, Repubblica Serba
di Bosnia, Siria, Cina, Germania e Francia.
SITUAZIONE ATTUALE
Nonostante il Presidente statunitense George W. Bush abbia
dichiarato formalmente
la fine della guerra (1 maggio 2003), continuano i combattimenti tra le
truppe
d'occupazione guidate dagli Stati Uniti e l'insurrezione irachena.
Nell'ultima settimana:
Questa settimana sono morte almeno 668 persone (645 iracheni e 21 militari della Coalizione).
Dall’inizio dell’anno i morti sono almeno 15.845