Bogotá, dopo la morte del capo
storico delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Manuel
Marulanda Veléz, sta prendendo le misure alla nuova cupola di
comando rivoluzionaria e tenta di rinnovare la sua faccia
conciliatrice e non-violenta, inoltrando un invito a un accordo di
pace. Ma la situazione resta complessa e fino a che Alvaro Uribe
resterà a capo del governo, le Farc rimarranno scettiche e
diffidenti.
Da parte del governo. Il ministro dell'Interno, Carlos
Holguín Sardi, ha inviato al nuovo leader
fariano, Alfonso
Cano, un messaggio da parte dell'Esecutivo: Cano ha la porta aperta
se deciderà di seguire l'opzione della pace, ma se il suo
atteggiamento sarà lo stesso del suo predecessore, le
autorità resteranno sul piede di guerra. In dichiarazioni
rilasciate ai vari mass media, Holguín ha voluto essere
prudente nel dirsi speranzoso, riservandosi il tempo per vedere la
nuova direzione che prenderanno le Farc. Per ora infatti le
informazioni sul nuovo leader sono abbastanza contraddittorie.
Alcuni lo descrivono con attitudini filosofiche e politiche, altri
come un uomo dal pugno di ferro, con il quale è difficile
negoziare per le sue idee radicali. Nel frattempo, è certo che
Uribe proseguirà nel suo piano di sicurezza democratica, che
consiste in un paese militarizzato e in guerra aperta.
Da parte delle Farc. Intanto,
il nuovo Segretariato partirà, senza dubbio, dalle ultime
volontà di Tirofijo, il quale, secondo i documenti ritrovati
nel computer del numero due delle Farc, Raul Reyes, si sarebbe
espresso in una lettera indirizzata ai suoi fedelissimi. In
particolare, sembra si riferisca all'incontro avvenuto a Caracas tra
Ivan Marquez e Hugo Chavez, sotto la supervisione della senatrice
liberale Piedad Cordoba. L'invito è infatti a coltivare le
relazioni di buon vicinato. Quel summit si verificò in
occasione della mediazione che il capo di Stato venezuelano portò
avanti con le Farc, su mandato del governo colombiano, riportando a
casa ben sei ostaggi politici. E per Tirofijo è stata
un'occasione fondamentale per il gruppo guerrigliero, al fine di
ottenere il tanto agognato status di belligeranza, ossia la
cancellazione dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche e
l'assunzione a uno status di parte in guerra.
Ultimi consigli. Lo
scambio umanitario per Marulanda, dunque, serviva per riconquistare
credito politico a livello internazionale, che “per colpa del
governo Patrana”, il quale intavolò trattative di pace poi
miseramente franate, “è andato perduto”. E giocare la
carta della mediazione di Chavez per screditare il governo Uribe era
per il grande leader indispensabile. Le prove in vita, che la
guerriglia ha fatto avere di buona parte degli ostaggi nelle sue
mani, erano pedina fondamentale in questo gioco strategico. Un piano
che prevedeva anche il solleticare l'interesse dei cosiddetti paesi
amici dello scambio (Francia, Spagna e Svizzera) e dei familiari, in
modo che “se anche non raggiungiamo l'obiettivo con questo governo,
gli creeremo seri problemi con l'opinione pubblica”. Dimostrare
dunque tutta la buona volontà delle Farc allo scambio
umanitario, in modo da smascherare la falsa predisposizione di un
governo Uribe, che non ha mai materialmente fatto nulla per arrivare
alla felice conclusione dell'accordo. Anzi, per tutta risposta alle
aperture concretamente dimostrate dalle Farc, pochissimi giorni dopo
il rilascio degli ultimi quattro dei sei liberati, ha ordinato l'uccisione
del numero due della guerriglia, nonché portavoce e braccio
destro di Marulanda, Raul Reyes, contatto privilegiato di Parigi
nelle trattative per Ingrid Betancourt.
Nella lettera, infine,
un appello di Tirofijo a continuare in azioni di disturbo su scala
nazionale, per rendere il paese ingovernabile, e un monito a mantenere
attivo il lavoro degli infiltrati nella società civile e nei
fronti militari.