scheda conflitti: Colombia
PARTI IN CONFLITTO
1964-OGGI: Da una parte troviamo il governo con 200.000 soldati regolari, 120.000 poliziotti e diversi gruppi paramilitari tra cui l’Unione per la difesa del paese (Auc) comandata da Carlos Castano e composta da 10.000 uomini. Dall’altra parte combattono gruppi di ispirazione marxista e socialista tra cui le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (Farc) che contano 20.000 uomini e l’Esercito di Liberazione Nazionale (Eln) con 3.500 unità. E’ importante ricordare come alla fine del 2003 il governo degli Stati Uniti abbia stanziato 2 miliardi di dollari in armamenti per la lotta ai ribelli delle Farc e inviato un contingente di 400 uomini per addestrare l’esercito governativo e le forze paramilitari.

VITTIME

Si calcola che siano oltre 300mila i morti dal 1964. Il bilancio, comunque, sale ogni giorno.

RISORSE CONTESE
E' il governo del paese l'obbiettivo delle parti in lotta.
 
FORNITURA ARMAMENTI
L’esercito governativo e i gruppi paramilitari ricevono armi e uomini principalmente dagli Stati Uniti d’America. Per quanto riguarda le fazioni ribelli si riforniscono con i proventi del narcotraffico sul mercato nero o assaltano le armerie governative.
 
SITUAZIONE ATTUALE
La situazione in cui versa il popolo colombiano è drammatica. La metà della popolazione vive in condizioni precarie, i più elementari diritti umani sono soppressi, la criminalità e la corruzione sono dilaganti. Tra il giugno del 2000 e l’aprile 2001 è stata segnalata una media di 20 morti al giorno (molti dei quali dispersi per ragioni politiche), l’80 per cento causate dai gruppi paramilitari ed il 20 per cento dalla guerriglia. Nel 2001 oltre 300 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa della violenza militare, soprattutto donne e bambini ‘campesinos’, indigeni e afrocolombiani. Nello stesso anno sono stati uccisi 14 difensori dei diritti umani e 164 sindacalisti. Nel 2002 la situazione è peggiorata a causa della rottura del processo di pace tra governo e le Farc. Il rischio di una guerra totale contro la guerriglia ha gettato nel panico l’intera popolazione e continuano ad essere denunciate sparizioni forzate di attivisti politici e di operatori sociali per i diritti umani. Nel 2003 l’Auc ed il governo hanno iniziato a negoziare per il disarmo di 1000 unità, primo passo verso la completa smilitarizzazione dei gruppi paramilitari. Nel frattempo le Farc e Eln hanno annunciato l’intenzione di unirsi per combattere più efficacemente il governo del presidente Uribe. L’entrata in vigore del Plan Colombia, voluto fortemente dagli Stati Uniti, ovvero il finanziamento da parte degli americani di progetti per “ la lotta alla guerriglia e al narcotraffico”, sembra sempre più essere una misura per il controllo da parte di diverse aziende statunitensi dei ricchi giacimenti minerari presenti nel sottosuolo colombiano.
Il governo Uribe ha inoltre lanciato la campagna di smobilitazione dei gruppi armati. Hanno risposto in massa i paramilitari, che attraverso cerimonie in grande stile hanno dichiarato di lasciare la clandestinità e reinserirsi nella normalità, nella legge. Il problema grave è che si tratta spesso di uomini che si sono macchiati di veri e propri crimini contro l'umanità, massacrando civili inermi  e derubando in ogni dove. Così facendo possono lavarsi la fedina penale e rientrare dalla porta principale, magari arruolandosi nell'esercito e continuando così con gli stessi eccidi, le esecuzioni di massa, gli sfollamenti forzati di gente innocente, che non ha altra colpa che quella di vivere in zone troppo ricche e appetibili per gli interessi economici internazionali.